mercoledì 1 luglio 2015

Recensione: Il Giardino delle bestie, di Erik Larson - Edizioni Neri Pozza


Questo libro è stato decisamente una delle mie migliori letture. Bello perchè è un riuscitissimo amalgama tra cronaca e romanzo storico, anche se non ha la pesantezza e la freddezza di questi generi. Tutto si svolge nell’anno 1934, periodo cruciale che cambiò per sempre il volto di Berlino e della Germania intera: è l’anno della rivoluzione dei giovani nazisti e dell’ascesa al potere di Hitler. L’originalità del romanzo è il punto di vista con cui questo enorme cambiamento viene raccontato, che è quello di uno straniero: l’ambasciatore americano Dodds, che con la sua famiglia si trasferisce a Berlino per intraprendere la carriera diplomatica.Dodds Arriva a Berlino con l’entusiasmo di chi, come lui, conobbe la Germania agli albori del 1900, quando studiò a Lipsia e tutto era un brulicare di vita, di cultura, di benessere. Uomo integerrimo, con una mentalità molto distante da quelli che sono i giochi di potere della politica e della diplomazia, fermamente convinto che il suo dovere più importante fosse portare come esempio i suoi principi “Jeffersoniani” di democrazia, ben presto verrà giudicato un inetto dai suoi connazionali e diventerà una facile pedina degli uomini di Hitler. Lui e la sua famiglia scivoleranno giorno dopo giorno in un terribile incubo da cui ne usciranno tutti irrimediabilmente distrutti. Dodds con la sua ingenuità e la figlia Martha con la sua spudoratezza sentimentale vivono a loro modo l’orrore nazista, di cui si renderanno pienamente conto solo alla fine, quando saranno costretti ad aprire gli occhi di fronte al primo tremendo atto di follia: la Grande Purga compiuta da Hitler contro i presunti oppositori del regime.

Titolo: Il Giardino delle bestie
Autore: Erik Larson
Casa Editrice: Neri Pozza
Pagine: 559
Traduttore: Vitangeli R.

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