giovedì 30 luglio 2015

Recensione: Il miniaturista, di Jessie Burton - Edizioni Bompiani




Questo acclamato romanzo d'esordio di Jessie Burton è stata una lettura affascinante ed estremamente coinvolgente, a dispetto di quello che pensavo. E' stato un autentico viaggio nel tempo, dalla poltrona di casa mia fin lungo i canali della città di Amsterdam del XVII secolo, cuore pulsante dell'attività mercantile di tutta l'Europa. Amsterdam è la sede dalla potente VOC, la Compagnia Olandese delle Indie Orientali, che all'epoca deteneva il monopolio delle attività commerciali con il continente asiatico. Grazie alla coalizione dei governi delle più importanti città olandesi e al loro appoggio incondizionato la VOC riuscì ad impossessarsi di luoghi strategici come l'arcipelago delle Molucche (sfruttando fino al midollo la sua straordinaria ricchezza),e fondò nel conteso mare di Giava la città di Batavia, estromettendo di fatto Francesi e Inglesi dal commercio delle spezie. In questo contesto storico di grande fervore e benessere economico l'autrice ci racconta la storia di Petronella Oortman, una ragazzina di appena diciassette anni costretta a sposare uno dei più influenti mercanti della VOS per fuggire dalla situazione di indigenza in cui versa la sua famiglia. Nella, come la chiamano tutti, ha sempre vissuto nella campagna olandese e non sa nulla della vita né degli uomini; l'unico consiglio che la madre le ha dato, cercando di confortarla di fronte alla prospettiva di unirsi in matrimonio con un uomo di cui non conosce nemmeno il viso, è questo: “la chiave è il tuo corpo, tesoro mio.” Una situazione che Nella comprende perfettamente, certa che saprà sfruttarla come meglio potrà. Questo è il suo ruolo di donna, e lei nonostante la giovane età si sente pronta.
Nell'autunno del 1686 Petronella si presenta davanti al portone di casa dello sconosciuto che ha sposato, nel quartiere benestante di Amsterdam. Con sé ha un piccolo pappagallo verde di nome Peebo, unico legame con l'infanzia che sta abbandonando per sempre. Viene accolta in modo molto diverso da come se l'era immaginato, con freddezza e senza nessun tipo di benvenuto da parte del marito Johannes Brandt, assente per lavoro. Nella è una ragazza intelligente e sveglia, e comprende fin da subito che quella casa custodisce segreti sfuggenti ed inconfessabili. Sono le stranezze che nota a metterla in allarme: la vera padrona di casa sembra essere sua cognata Marin, una donna forte, di polso, esperta contabile e abile negli affari tanto quanto il fratello. Nonostante la sua indiscutibile bellezza Marin non si è mai sposata, ma la cosa che stupisce di più Nella è che nemmeno ambisce a farlo, cosa assai inusuale per quell'epoca. La servitù, costituita dalla domestica Cornelia, donna dal cuore grande come i suoi occhi azzurri, e da Otto, servitore di colore arrivato in Olanda con una delle navi del padrone, è fin troppo libera di esprimersi con atteggiamenti e parole. Anche questo per Nella costituisce una novità, o meglio, è uno dei tanti misteri che non si spiega. La vita nella città di Amsterdam all'epoca era governata dai Borgomastri, che dettavano le regole di comportamento generali e mettevano al bando tutto quello che poteva rappresentare un pericolo per la struttura del loro potere. Inoltre la società era estremamente oligarchica e la ricchezza delle singole persone, più che la loro nascita, stabiliva la classe di appartenenza. In un contesto simile era impensabile che la servitù potesse prendere iniziative di qualsiasi genere, o instaurare rapporti di amicizia con i loro padroni. Per le stesse ragioni, anche le donne non sposate erano guardate con sospetto, situazione che anche la Chiesa con i suoi dettami fortemente ancorati al concetto di colpa e di punizione appoggiava in pieno. Marin era tollerata nel suo status di donna sola perché esponente di una famiglia molto in vista della città e come tale poteva concedersi il lusso di scegliere cosa fare della propria esistenza. Per tutte le altre ragazze nubili il matrimonio era un laccio legato stretto, quasi sempre privo di amore, e rappresentava l'unica strada percorribile per poter godere di una vita quanto meno dignitosa. Nella si sente ospite in casa sua e non comprende il rifiuto del marito che non la guarda e non la tocca come un uomo dovrebbe fare con la sua giovane sposa: l'unico gesto di benvenuto che Johannes le riserva è un regalo molto particolare, uno stipetto che rappresenta una casa in miniatura, splendidamente rifinito. Ma Nella non sa cosa farsene di un mobile che riproduce una casa da riempire di minuscoli oggetti: vorrebbe calore umano, vorrebbe essere una moglie devota ed amata. Johannes è gentile e premuroso, la porta con sé nelle occasioni pubbliche, non le fa mancare nulla... ma per il resto è come se lei non esistesse. Dorme da sola ogni notte, ed ogni notte sente la casa pulsare di vita. Un fermento che non le appartiene, ma che la incuriosisce. Prigioniera in un mondo che non comprende, comincia a perlustrare le pareti della sua gabbia dorata scoprendo un po' alla volta cosa si cela dietro l'assenza del marito, la freddezza della cognata e la libertà di cui gode la servitù. Alcune rivelazioni saranno scioccanti ed apriranno a Nella orizzonti completamente nuovi e spaventosi: dovrà affrontare situazioni difficili che la faranno diventare una donna adulta e responsabile, consapevole dalla propria forza e del proprio posto nel mondo. Complice di questa sua evoluzione interiore sarà anche l'ambiguo personaggio del miniaturista. In seguito al dono dello stipetto Nella comincerà a ricevere strani pacchetti: sono straordinarie miniature di oggetti e di persone, perfettamente riprodotti, ricchi di particolari che la sconcertano perché riguardano la sua casa e la sua famiglia. Questo artigiano che nessuno conosce sembra vedere quello che solo Nella può sapere, addirittura certe riproduzioni sono in grado di svelarle cose che i suoi occhi prima non riuscivano a vedere. E' come se la spiasse, come se spiasse tutti gli abitanti della sua casa, con la loro vita apparente e la loro intimità celata.
L'autrice non sembra affatto al suo esordio narrativo, è troppo brava, troppo abile, ha una tecnica consumata: dosa sapientemente il ritmo incalzante quando la situazione lo richiede e sa riempire di pathos le pagine in cui Nella, Johannes e Marin provano dolore e tormento, ma senza annoiare . Alcune volte la lettura è un po' statica, ma penso sia dovuto soprattutto alla storia in sè che punta molto sul vissuto interiore dei personaggi e meno sulle vicende, raccontate stemperando sempre i fatti nudi e crudi. Anche se il romanzo è incentrato sul personaggio di Petronella, tutti i protagonisti sono ben delineati, così veri ed umani nella loro imperfezione. In particolare mi è piaciuto molto il personaggio di Marin, donna anticonformista e fiera, vero pilastro della famiglia, che nasconde dietro un'algida apparenza una sorprendente tenerezza. Non accetta il destino che la società le ha già riservato alla nascita in quanto donna, non vuole sposarsi annullando se stessa, il suo spirito ribelle ha bisogno di nutrirsi di sogni e avventure che nessuna ragazza ai tempi avrebbe mai potuto anche solo immaginare, figuriamoci realizzarli. Il messaggio di fondo penso sia proprio questo: tutte le donne devono poter essere artefici del proprio destino, devono osare, hanno il diritto di lottare per cambiare le cose anche quando il prezzo da pagare è molto alto.
Un romanzo affascinante e coinvolgente, senza dubbio un' ottima lettura. La cosa curiosa che ho scoperto leggendo è che tale Petronella Oortman, moglie del ricco mercante Johannes Brandt è realmente esistita: la sua casa per le bambole è conservata al museo “Rijksmuseum " di Amsterdam ed è considerata una vera e propria opera d'arte. Pare proprio che la signora Petronella non badò a spese per la sua realizzazione, coinvolgendo i migliori artigiani di Amnsterdam: tutti gli oggetti sono perfettamente funzionanti e le scene di vita quotidiana riprodotte in tutti i loro più piccoli dettagli.




Titolo: Il Miniaturista
Autore: Jessie Burton
Casa Editrice: Bompiani
Pagine: 439
Traduttore: Malanga E.

1 commento:

  1. Concordo con il tuo giudizio e ho un motivo in più per desiderare di fare un viaggio ad Amsterdam! ;-)
    Un saluto da Lea

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