lunedì 6 luglio 2015

Recensioni spot: Kafka sulla spiaggia, di Haruki Murakami - Edizioni Einaudi


Murakami è un autore che non lascia spazio a mezze misure:o si ama incondizionatamente, o si odia. Non esistono romanzi che possono piacere con riserva, o lasciare indifferenti. Io appartengo alla prima categoria, quindi per me leggere un suo libro è come compiere ogni volta un viaggio affascinante che mi sorprende continuamente. Non ci sono trame lineari ma percorsi contorti, onirici, spesso di difficile comprensione. In questo viaggio (definirlo romanzo è fuori luogo) i protagonisti sono due: un ragazzino troppo maturo per la sua età in fuga da tutto ed un vecchio con poteri paranormali che parla con i gatti. E non pensate che andando avanti con la lettura l’autore vi spiegherà, ad esempio, perché il signore parla con i felini. E’ così e basta, prendere o lasciare. Una spiegazione razionale a determinati accadimenti farebbe perdere molto fascino al racconto, anche perché francamente sarebbe impossibile riuscire a trovare un senso logico. E una spiegazione irrazionale lo renderebbe ridicolo e lo ridurrebbe al livello di un romanzetto di fantascienza. Per cui il lettore fa il suo dovere: legge, prova gusto nel farlo, e non gli importa del resto.
Basterebbero questi pochi dettagli per dare a Murakami del matto. E invece, lui ci prende per mano e ci conduce un poco alla volta nella storia, ci fa abbandonare le nostre reticenze ed ecco che improvvisamente pare tutto normalissimo, sembra che tutto abbia un senso e un motivo di essere. La cosa che più mi colpisce di Murakami è che, una volta terminato il libro, qualsiasi suo libro, rimugino per giorni domandandomi quale sia la visione d’insieme, il messaggio intrinseco, se tutte queste cose esistono oppure no, oppure è solo stato un intreccio ordinario di storie staordinarie. Geniale.

UN BREVE ESTRATTO:

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come un...a danza sinistra col dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E' qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l'altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia. E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E' una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E' il tuo sangue, e anche sangue di altri.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia.

Titolo: Kafka sulla spiaggia
Autore: Haruki Murakami
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 518
Traduttore: Amitrano G.

2 commenti:

  1. quello che mi piace di Haruki Murakami è che aiuta a "sentire" in modo meno occidentale.
    anche se ama la cultura occidentale mantiene un narrare che è del sol levante.

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    1. Sì è vero, ed è probabilmente uno dei motivi per cui Murakami mi affascina così tanto, ci fa entrare in un mondo sconosciuto con la semplicità di chi in quel mondo ha sempre vissuto.

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