mercoledì 8 luglio 2015

Recensione: Volevo solo averti accanto, di Ronald H. Balson - Edizioni Garzanti (Once we were brothers)



Questo romanzo, diventato in breve tempo un best seller di successo, è nato nell’intimità domestica di un avvocato americano che nel tempo libero amava scrivere storie. Grazie alla pubblicazione in proprio e ad un inaspettato passaparola tra i lettori è divento un clamoroso caso internazionale. Modestamente dico la mia: non è il tanto sbandierato capolavoro, questo no. Ma il signore sa scrivere, e la storia che racconta è molto toccante. Il tema è quello dell’olocausto. Qualcuno storcerà il naso e si domanderà tra se e se: ancora?? Anche se purtroppo il tema è stato già ampiamente sfruttato da ogni genere di produzione (cinema, libri, musica), a mio avviso tutto questo materiale non sarà mai abbastanza. Non sarà mai tempo perso, perché c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare sulla pagina di storia più cruenta che l’essere umano abbia mai scritto. Ogni volta è una ferita che si riapre, una ferita che appartiene all’umanità intera e che abbiamo il dovere di non farla mai rimarginare, affinché le generazioni future non possano dimenticare.
“Volevo solo averti accanto” è il titolo affibbiato dalla Garzanti per la pubblicazione italiana, in realtà il titolo originale è “Eri mio fratello”. E qui sorge la seconda domanda: perché nella versione italiana i titoli dei romanzi spesso sono così diversi dall’originale? Questo qui oltre ad essere oggettivamente brutto è soprattutto fuorviante. Io ad esempio ho evitato per mesi questo libro come la peste credendo fosse uno smielato romanzo per femminucce, complice anche una copertina repellente. (temo che qualcuno alla Garzanti non abbia capito nulla di come noi lettori appassionati scegliamo i libri dagli scaffali ).
Il protagonista del romanzo è Ben Solomon, un ebreo polacco di 83 anni scampato per miracolo ai campi di concentramento. Emigrato negli Stati Uniti, con il tempo è riuscito a ricostruirsi una vita decente, ma non ha mai dimenticato l’orrore del passato. Perché Ben porta con sé un dolore che va oltre i fatti storici, oltre le ferite della guerra, oltre l’epopea disumana che fu costretta a vivere il suo popolo oppresso. Ben è stato tradito dalla sua stessa famiglia, dall’uomo che ha sempre considerato suo fratello.
Un giorno, mentre guarda in tv l’intervista di un famoso magnate di Chicago, Elliot Rosenzwelg, uomo illustre, filantropo e grande benefattore della città, Ben rimane impietrito. La somiglianza è schiacciante: l’uomo è senza dubbio Otto Piatek, membro delle SS e noto come “il macellaio di Zamosc”. Lo stesso uomo che un tempo, durante l’infanzia felice vissuta in una Polonia pre – nazismo, crebbe con lui diventando di fatto un membro della sua famiglia e come tale amato, curato, protetto. Ben vuole inchiodare Elliot Rosenzwelg di fronte alle sue responsabilità e non indugia un attimo, perché il suo obiettivo ora è quello di costringere quell’insospettabile uomo per bene ad ammettere la sua vera identità: lo deve alla memoria dei suoi cari, al suo popolo, alla sua Polonia che ancora oggi porta impresse le ferite dell’occupazione nazista e sovietica. Otto laverà il sangue dei suoi morti, di questo Ben è certo. Ma non è facile essere un anonimo vecchietto che punta il dito contro uno delle persone più in vista ed influenti di Chicago: essere tacciato di demenza senile è il minimo che potrebbe capitargli. Sulla sua strada incontrerà un’avvocatessa che riuscirà a vincere le resistenze iniziali e comincerà ad intraprendere insieme a lui un viaggio stupefacente e commovente indietro nel tempo, trasportato da ricordi più che mai vividi . Catherine sta cercando di guarire da un passato doloroso ed è insoddisfatta di come le vanno le cose. E’ in cerca di una nuova identità come avvocato e come donna, non le basta essere solo un’efficiente macchina da soldi per un grande Studio di Chicago, ha bisogno di qualcosa di più. Ha bisogno di un ideale per cui battersi, di sentire che il suo lavoro ha davvero uno scopo, rivuole per se quell’ integrità e quell’onestà intellettuale che ha perso da troppo tempo macinando lavoro per grandi multinazionali. Ben le darà quest’occasione, così che saranno sempre più necessari l’uno all’altra. Egli trova l’appoggio legale di cui ha bisogno per essere credibile agli occhi del mondo, mentre Catherine ritroverà la sua dimensione più umana legandosi con sincero affetto a quell’anziano ebreo sopravvissuto a Birkenau. Si commuove, resta scioccata, turbata, incredula… e noi lettori con lei.
Il libro è strutturato con un continuo alternarsi tra la realtà di Chicago e il racconto della vita in Polonia prima dell’occupazione nazista, fino a quando l’orrore si riversò inarrestabile anche nel piccolo paese di Zamosc. Queste sono senza dubbio le pagine più belle del libro, perché la storia della Polonia, distrutta e depredata da ogni tipo di ricchezza, sia materiale che culturale, merita di essere conosciuta e approfondita. Dopo aver letto quello che accadde, mi sono documentata ulteriormente ed ho appreso alcuni fatti che non conoscevo. Per questo all’inizio della recensione ho premesso che questo libro merita di essere letto perché rappresenta un punto di vista diverso su fatti storici ben più noti. Una finestra temporale che vale la pena aprire proprio perché la ricostruzione è molto accurata ed i fatti narrati sono REALMENTE accaduti. Mi sono commossa diverse volte. Mi sono arrabbiata ed indignata, sono stata catapultata dentro una storia da cui non riuscivo più ad uscire. E’ stato come cavalcare una gigantesca onda emotiva, per cui il mio giudizio si baserà solo su quello. Perché sicuramente i capolavori sono altri, le falle ci sono, la storia quando resta a Chicago non è nulla di che, anzi è piuttosto banale. Inoltre mi aspettavo un’introspezione psicologica del personaggio di Otto, avrei voluto capire perché da ragazzo buono ed amorevole nei confronti della propria famiglia adottiva si sia trasformato poco alla volta in un mostro autore di massacri inconcepibili. Però l’autore, nell’intervista che chiude il libro, spiega che un chiarimento sulla deviazione morale di Otto non era previsto. Semplicemente secondo lui non c’è spiegazione, se non quella che il male da sempre seduce alcune menti, forse più deboli di altre, e la guerra non fa altro che enfatizzare tutto: l’odio genera altro odio ed alcuni ne restano affascinati fino alla fine dei loro giorni, senza provare mai pietà e rimorso. Forse, se qualche uomo di Hitler si fosse realmente pentito dei crimini perpetrati durante la follia nazista, non sarebbe sopravvissuto alla propria coscienza. Ed io personalmente non conosco storie di SS che si sono suicidate perché avevano compreso. Forse il male fa solo il suo lavoro: protegge se stesso. E resiste.

Titolo: Volevo solo averti accanto
Autore: Ronald H. Balson
Casa Editrice: Garzanti
Pagine: 420
Traduttore: Ferrantini L.

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