venerdì 21 agosto 2015

PENTOLE E SOSPIRI




Qualche pomeriggio fa, sfogliando “Grazia” in spiaggia, mi sono imbattuta in questo interessante articolo di Annalena Benini, che cura la rubrica “Vuoi star zitta per favore?”

E già il titolo la dice lunga.

Una scrittrice ha fatto un piccolo fondamentale esperimento, forse spinta dal bisogno più che dall'interesse sociologico, e ha scoperto che nel mondo letterario le donne sono davvero considerate, nonostante tutte le chiacchiere politicamente corrette, inferiori agli uomini, escluse dalla cerchia romantica dei grandi scrittori. Catherine Nichols aveva già mandato il suo manoscritto a 50 agenti letterari, ricevendo soltanto due risposte. Allora ha utilizzato un trucco, e ha spedito lo stesso identico manoscritto da un indirizzo e mail maschile. Ha finto di essere uno scrittore, almeno per un attimo, ma con la stessa lettera di accompagnamento, con le stesse scelte narrative. Le hanno risposto,entusiasti, in 17 su 50. E' stata insomma ritenuta otto volte e mezzo più brava, come scrittore, che se fosse stata una scrittrice. Otto volte e mezzo più solida, interessante, originale, eccitante.

“Il problema non era quindi il mio romanzo”, ha scritto Catherine Nichols in un saggio per il magazine online Jazabel. “ Il problema sono io, Catherine”. Il problema, nel nuovo millennio, secoli dopo Jane Austen, millenni dopo Saffo, è ancora essere una donna, rimandare, per il solo fatto di chiamarsi Catherine invece di John, a un universo fatto di pentole e sospiri, batticuori e banali sdilinquimenti amorosi. La stessa idea sprezzante che manifestò con orgoglio il premio Nobel inglese per la letteratura V.S. Naipaul, pochi anni fa: “ Quando leggo un testo, nel giro di un paragrafo o due so subito se è stato scritto da una donna”, a causa del “sentimentalismo e della visione ristretta del mondo”: pentole e sospiri, insomma.

E la necessità di travestirsi da maschio per venire prese sul serio: agire da uomo, in ogni campo.

La soluzione però non è questa: non è disegnarsi i baffi o appropriarsi di tic maschili, e non è nemmeno rinchiudersi in un mondo perennemente indignato e pronto a smascherare il maschilismo ovunque. La soluzione è quella che una bravissima scrittrice nigeriana, Chimamanda Ngozi Adichie ( il suo Americanah, pubblicato in Italia da Einaudi, racconta molte cose importanti sulla ricerca di un'identità) ha proposto di recente un saggio: essere una femminista felice. Felice di raggiungere obiettivi importanti senza travestirsi (nemmeno idealmente) da uomo, felice di un paio di tacchi alti e di un vestito non castigato, fiera dell'indicibile fortuna di essere una donna. Felice di non pensare mai, nemmeno un istante: “ Ah, se fossi un uomo”.

Ok, fino a qui l'articolo della brava ed arguta Annalena. Io, leggendolo, ho fatta mia l'espressione “pentole e sospiri” perché è spiritosa quanto basta ma al tempo stesso rende perfettamente l'idea della triste realtà di questo tremendo clichè femminile che ha preso nuovamente piede da quando le 150 sfumature e tutti i porno harmony a seguire hanno fatto la loro comparsa sul mercato del libro, aggiudicandosene una fetta enorme. Io non me ne faccio una ragione, e continuo a sostenere che noi donne siamo molto più di questa paccottaglia che ha riportato la lotta per la parità dei diritti indietro di millenni. Siamo molto più intelligenti e colte di quello che gli studi di marketing di Mondadori & Co. pensano: ci interessiamo alla scienza, alla storia e alla politica tanto quanto gli uomini, siamo in grado di sostenere conversazioni brillanti ma lo facciamo sfoggiando un bel rossetto rosso fuoco. Eh no, non è un segnale di frivolezza, per noi è autoreferenziale quanto una bella cravatta. Sono consapevole che solitamente, quando si pensa ad una donna che ama molto la lettura, lo studio o la scrittura l'immaginario collettivo ci propone la classica bruttina sfigata, ovviamente single, perennemente immersa con il naso nei libri, che porta occhiali noiosi quanto lei, ha i capelli grigio topo ed è vestita come se si fosse buttata dentro l'armadio al buio. Gravissimo errore. “Cultura e bellezza” è un binomio che esiste, e quando esiste, stende. Fa paura anche al più misogino degli uomini. Mentre penso a quanto, ancora oggi, la cultura femminile sia considerata interessante quanto tirare noccioline ad una scimmia in gabbia, mi viene in mente quello splendore di Amal Alamuddin, che ha letteralmente schiacciato il marito George Clooney ed ha offuscato il ricordo di tutte le altre squinzie che hanno provato ad acchiapparlo per anni sfoderando le classiche armi da femmina. Amal è una stimata avvocatessa che lavora in uno dei più importanti studi legali del mondo, e che al lavoro ci va vestita Chanel. I suoi capelli sempre perfetti fanno da corona ad un cervello di prim'ordine. Altro che sdilinquimenti.Quindi, in teoria, potremmo fare molto a favore della causa. Ma poi tre quarti delle femmine del pianeta si precipita a comprare l'ultimo noiosissimo “GREY”, in testa alla classifica dei libri più venduti da settimane, e niente. Torniamo a casa a spignattare, e sospiriamo.






0 commenti:

Posta un commento