giovedì 17 settembre 2015

Recensione: Un favoloso appartamento a Parigi, di Michelle Gable - New Compton Editori


Quando ho acquistato questo libro ero perfettamente consapevole che non sarebbe stata la leķttura della vita. Ci sono una quantità indescrivibile di romanzi che sono ambientati a Parigi: dagli autori all'ufficio marketing delle case editrici, tutti nell'ambiente sanno che non esiste lettore al mondo in grado di resistere a qualcosa che richiami alla mente la Ville Lumière, il lungo Senna, una bicicletta con il cestino pieno di baguette e pain au chocolat... Bastano pochi dettagli per vendere l'illusione che la storia, se ambientata a Parigi, acquisti più magia o frivolezza, e che qualsiasi banalità amorosa possa diventare a suo modo più interessante.Il titolo e la copertina civetta hanno gabbato anche me: sono caduta nella trappola con tutte le scarpe. Ero soddisfatta dei miei acquisti estivi su Amazon, e curiosa di leggerli perché a volte grazie al passaparola tra amici riesco a scovare libri davvero deliziosi. Purtroppo all'autrice non è bastato infilare Parigi nel suo romanzo per farmelo gradire: per scrivere di Parigi in modo credibile bisogna averla molto vissuta, molto amata,bisogna spogliarla dei suoi orpelli e scoprirne i segreti. Perché non è soltanto una città, è uno stile di vita, è una Signora vistosa e pretenziosa, chic e decadente al tempo stesso. Michelle Gable, al suo esordio narrativo, cade in tutto quello che personalmente ritengo banale, ovvio, scontato, noioso. Quando sembra che finalmente si sia tuffata a capofitto nell'originalità che può salvarla, ecco che riemerge per poi perdersi nuovamente negli stereotipi da romanzo rosa.
L'idea di fondo è buona, motivo per cui non riesco a capire perche l'autrice non abbia cercato di svilupparla meglio piuttosto che andare avanti con pane amore e fantasia.
Tutto comincia quando April, trentacinquenne antiquaria di New York, viene contattata dalla divisione europea del suo ufficio per fare una stima del mobilio ritrovato in un magnifico appartamento risalente alla Belle Epoque, rimasto chiuso e disabitato per molti anni. April è appena stata tradita dal marito, e dentro di lei regna la confusione e la paura: questa sembrerebbe proprio l'occasione giusta per prendere le distanze dalla sua imperfetta vita newyorkese e cercare di riflettere sull'accaduto... E così accetta, senza pensarci su due volte. Si catapulta a Parigi e viene letteralmente travolta da ciò che le si paventa davanti agli occhi: il tesoro che quell'appartamento contiene è di un valore inestimabile,un tripudio di raffinati oggetti dei primi del novecento. Un'autentica visone. In particolare April rimane colpita da un ritratto di Giovanni Boldini, uno degli artisti più importanti del periodo, che rappresenta una donna bellissima ed intrigante, molto probabilmente l'originaria proprietaria dell'immobile. Scoprirà presto che la donna del dipinto è Marthe de Florian, figlia illegittima di Victor Hugo e amante di Boldini, che all'epoca del ritratto era nel pieno fulgore della sua vita di cortigiana, o come si diceva allora “demie mondaine”. Insieme ai suoi oggetti April ritroverà anche i diari della donna, grazie ai quali intraprenderà un'appassionante viaggio nel tempo che le farà dimenticare per un po' i suoi problemi personali. La vita di Marthe è un guazzabuglio di amori e di ricerca spasmodica di una felicità che fin da bambina le è mancata. Una volta scappata dalla casa di accoglienza in cui ha sempre vissuto, per sfamarsi comincerà a lavorare come barista a Les Folies Bergeres. Grazie alla sua indiscutibile bellezza riuscirà ad attirare i favori di molti uomini, riccastri dell'alta borghesia che la mantengono in cambio di qualche ora d'amore spensierato. Una situazione questa piuttosto comune negli ambienti modaioli di quegli anni. Il termine “demi mondaine” fu coniato da A. Dumas figlio, che intitolò in questo modo una sua commedia (Le demi-monde) in cui rappresentò per l'appunto un certo tipo di società parigina, della quale facevano parte le donne di bassa estrazione sociale come Marthe. Grazie al loro modo di vivere spregiudicato e impudico queste donne riuscivano ad insinuarsi negli ambienti più raffinati, dove però i loro facili costumi suscitavano scandalo e vergogna tra i benpensanti. Un ambiente corrotto e pieno di amorazzi, che non era né borghesia né vero “gran mondo”: questo, secondo me, era l'argomento cardine su cui doveva svilupparsi il romanzo. Sarebbe stato molto più interessante scoprire qualcosa in più sulla vita parigina di quel periodo anziché condannare il lettore a continui balzi temporali tra i primi del 900 e i giorni nostri, tra gli amori di Marthe e quelli di April.
Le vicende amorose di April ve le risparmio, è scontatissimo il suo fatale incontro con un parigino DOC, un moderno dandy in cui si imbatte per motivi di lavoro, come altrettanto scontato è lo sviluppo della storia tra i due. April ha anche molti problemi irrisolti con la sua famiglia di origine, soprattutto con la madre, per cui la sua fuga da New York diventa una coccola sicura e un rifugio in cui vorrebbe restare per sempre. La Parigi attuale che viene raccontata è tutta un susseguirsi di cliché e di banalità da turista cui accennavo all'inizio, alla quale i guai di April fanno da contorno. Ok, ci avrete anche fregati con titolo e copertina accattivanti, ma noi lettori abbiamo bisogno di qualcosa di più sostanzioso di qualche luogo comune e qualche sospiro. Non sono certamente questi i dettagli che servono affinché un romanzo funzioni. E la Parigi della Belle Epoque, invece? Perché lasciarla nell'ombra? Mia cara Michelle, non si poteva almeno provare a compiere un bel viaggio nel tempo senza limitarsi a farci intravedere la Ville Lumière a pizzichi e bocconi, come se leggessimo un qualunque libro di storia? E la povera Marthe poi, ne esce davvero male. Attraverso i suoi diari, che all'interno del libro sono pubblicati come intermezzo tra le vicende contemporanee, impariamo a conoscere la vita di questa ragazza spregiudicata, ma il ritratto che ne esce fuori è quasi ridicolo. Sì, purtroppo Marthe è ridicola. I diari così come sono trascritti sono pieni di punti di sospensione, punti esclamativi, frasi come “Oooooh Gesù! Non è fantastico?? Che emozione!!” (e via dicendo...) Quello che ho intuito è che l'autrice avrebbe voluto, attraverso una scrittura frizzante, far emergere la gioia di vivere e la spensierata gioventù di una ragazza che cerca disperatamente di emergere in un mondo che sembra non avere un posto per lei, ma non ci riesce affatto. Marthe alcune volte risulta di un' antipatia e di un' idiozia tale che verrebbe voglia di gettare il libro fuori dalla finestra. Anche quando soffre, è tutto uno sdilinquimento. Insopportabile. Una “Zia Mame” di quart'ordine, per intenderci.
Io avrei voluto leggere qualcosa di più riguardo quest'epoca favolosa in cui il nuovo secolo appena iniziato rappresentava una promessa di felicità e di benessere, avrei voluto assaporare attraverso le pagine quell'ottimismo diffuso che ha reso possibile invenzioni straordinarie come la radio, l'automobile, il cinema, l'illuminazione elettrica. Un periodo storico felice in cui l' Europa era in pace da trent'anni, e la vita veniva celebrata in ogni sua espressione: caffè gremiti di avventori, locali notturni, spettacoli teatrali, manifesti pubblicitari, negozi eleganti. Le persone avevano voglia di stare bene, di uscire la sera, di divertirsi. Credo che sarebbe stato affascinante compiere questo viaggo nel passato attraverso gli occhi di Marthe, se solo l'autrice fosse riuscita a renderle giustizia.
Come avrebbe scritto la mia professoressa di italiano alla fine di un tema:
Buona l'idea, insufficiente lo svolgimento. Riprovaci Michelle!

 Titolo: Un favoloso appartamento a Parigi
  Autore: Michelle Gable
  Casa Editrice: New Compton
  Pagine: 439
  Traduttore: Noto F.

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