martedì 10 novembre 2015

Controcorrente


Una delle caratteristiche più affascinanti dell'hobby della lettura è che un libro è qualcosa di estremamente personale, come un vestito o un paio di scarpe: non stanno bene a tutti, e nessuno le indossa mai allo stesso modo. Questo perché ognuno di noi ha personalità così differenti che uno stesso romanzo può essere interpretato in modo molto diverso a seconda di chi lo legge: molto distanti tra loro possono essere i punti di vista con cui si affrontano le pagine e molto variegate le sensazioni che possono suscitare. Ogni lettore farà sue quelle che più gli corrispondono, ed ecco che così si formeranno giudizi apparentemente in conflitto gli uni con gli altri. Parlo naturalmente delle questioni soggettive, non di quelle oggettive che secondo me dovrebbero rappresentare un caposaldo: stile, sintassi, capacità di espressione etc sono cose che non voglio nemmeno mettere in discussione, o ci sono oppure no. Se non ci sono, cestiniamo pure il romanzo senza troppi sensi di colpa che stiamo perdendo tempo e ci stiamo solo facendo del male. Ma per quanto riguarda le percezioni soggettive il discorso cambia notevolmente. Premetto che non sono una lettrice particolarmente "snob", leggo di tutto, sono assolutamente onnivora: posso passare agevolmente da un best seller contemporaneo ad un grande classico del 1800 provando lo stesso piacere nella lettura. Quindi le mie "bocciature" non dipendono da una specie di razzismo librario nei confronti di determinati autori e/o generi letterari. Credo che dipenda, come dicevo all'inizio del post, da un fatto piuttosto intimo. Riprendo la similitudine degli abiti: vi è mai capitato di indossare un vestito che alla vostra amica sta d'incanto, ritrovandovi improvvisamente ridicole e fuori posto? Io credo di sì. Eppure a lei sta talmente bene che addirittura ne esalta la personalità... la nostra invece l'ammazza, di personalità. Con i libri è esattamente la stessa cosa.
Ecco una serie di romanzi che ho letto sull'onda dell'entusiasmo generale che ha accompagnato la loro pubblicazione, (nonostante la diffidenza che normalmente suscitano in me tali eventi di massa) e che non mi sono piaciuti affatto, andando contro l'opinione della maggior parte dei lettori. Spero che tra quest'elenco della mia "top five al contrario" non vi siano troppi libri a voi cari, perché non vorrei offendere i gusti di nessuno. Ma, nel caso trovaste qui dentro qualcosa che invece secondo voi vale, mi piacerebbe molto che mi spiegaste cosa vi ha colpito, e perché merita un'altra possibilità. Non escludo infatti che il libro giusto sia capitato fra le mie mani nel momento sbagliato, anzi per qualcuno di loro questo fatto è stato di sicuro la discriminante che me li ha fatti "detestare"...
PS da questo elenco ho volutamente escluso le mia amatissima triologia delle 150 sfumature e i libri di Fabio Volo, roba che ho letto giusto per dovere di cronaca  e che rappresentano tutto ciò contro cui combatto ogni giorno, nella vita reale così come in questo blog. (ovvero le frasi da bacio perugina e il femminismo spinto che tutto è fuorché femminismo).

1) IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI LIMONE, di CLARA SANCHEZ. Quando è uscito è successo un macello, tutti a gridare la fenomeno editoriale, evento dell'anno, del secolo, del millennio. Fenomeno editoriale? Davvero non capisco il perché. Salvo solo  la trama, che ha spunti originali e davvero interessanti, ma poi si perde completamente attraverso uno sviluppo inconcludente. La struttura narrativa è da quinta elementare, un po' poco per la scrittrice rivelazione del momento. Naturalmente in seguito potrebbe aver pubblicato qualcosa di meglio, ma temo non lo saprò mai perché la Sanchez è stata ufficialmente depennata dall'elenco dei narratori moderni che seguo.

2) ULTIMA NOTTE A TWISTED RIVER, di JOHN IRVING. Perché non ho iniziato la conoscenza di Irving con "Le regole della casa del sidro"? Perché?? Questo polpettone di oltre 700 pagine è sfiancante. Tutto ruota intorno ad una padella da cucina usata come arma, "tutto" per modo di dire perché forse farei meglio a dire "niente", dato che gli avvenimenti stanno a zero. Oltretutto, come se il tedio della storia non bastasse, l'autore ha pensato bene di farcirla con una serie infinita di salti temporali, tanto numerosi quanto irritanti. Sono inutili e confondono. Non ho letto altro di questo autore, se non fosse che ho sentito parlare così bene della Casa del Sidro terminerei così il mio incontro con Irving...(è passato un pò di tempo nel mentre e no, non ho ancora letto la Casa del Sidro).

3) NOI CHE CI VOGLIAMO COSI' BENE di MARCELA SERRANO. Avevo voglia di leggere un romanzo della Serrano, per conoscere questa scrittrice di cui ho sentito tanto parlare. La scelta è ricaduta su questo volumetto, ispirata anche dal titolo. E non mi è piaciuto per niente. Lo stile narrativo non mi aggrada già di suo, in più il racconto è estremamente confusionario e farcito di storie di cui non riuscivo mai a tenere il filo. Mi fanno un pò paura i libri così totalmente al femminile: spesso "stroppiano". E questo, a mio avviso, lo fa. Ridondante e superfluo. Bocciato!

4) IL DIARIO DI JANE SOMERS, di DORIS LESSING. Andare contro un premio nobel per la letteratura è un po' un azzardo, mi rendo conto. Probabilmente quando l'ho letto non era il momento giusto. Ho detestato dal profondo del cuore la protagonista (Janna), per il suo mondo frivolo e lussuoso, per l' indifferenza con cui ha affrontato la malattia e la morte del marito e della madre. Cosa cerca ora nell'anziana Maudie? Riscatto per quello che non ha avuto il coraggio di affrontare? Un motivo per sentirsi finalmente utile, per percepire la sua vita degna anziché inutilmente sprecata? Maudie e il suo orgoglio indomito, Maudie che non accetta le umiliazioni che inevitabilmente la vecchiaia porta con se, Maudie che anche malata si ostina a continuare a vivere sola, nella sua casa sudicia e povera. No, non è facile da digerire questo libro. Soprattutto se, nella vostra vita reale, avete conosciuto e provato disprezzo per persone come Janna.... 

5) MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO di JONATHAN SAFRAN FOER.
Nonostante l'argomento sia, in effetti, "molto forte", parafrasando il titolo del libro, non sono riuscita ad apprezzarne lo stile e probabilmente a capirlo fino in fondo. L'ho trovato troppo spesso confusionario, non ho capito il perchè di quegli schizzi che di tanto in tanto riempiono delle pagine tanto per aggiungere originalità ( o forse mi sbaglio, forse hanno un significato che mi sfugge?), è nel complesso poco realistico...E' normale che un bambino di nove anni possa per giornate intere girovagare completamente solo a New York City senza che la madre se ne interessi? E' difficile e non da tutti scrivere un intero romanzo dando voce a un bambino di nove anni senza far pensare che in realtà dietro la narrazione ci sia un adulto: questo artificio l'autore non è riuscito a farlo. Non mi sono piaciuti nemmeno certi passaggi che volevano risultare particolarmente intensi ed emozionanti, mentre io li ho trovati solo ostentatamente melensi. Lo so che è piaciuto a praticamente a chiunque ma niente, non c'è stato verso di farmelo gradire.

Nonostante questi romanzi non mi siano proprio piaciuti, i libri che si leggono in qualche modo restano dentro di noi. Una pagina, una frase, un'immagine che ha evocato. Di ognuno di loro ho salvato qualcosa, a testimonianza del fatto che leggere è sempre un'ottima idea. 
Perché leggendo non butteremo mai via il nostro tempo. Garantito.

6 commenti:

  1. Condivido piena mente quello che hai detto. E' tutto soggettivo alla fine.
    Ho letto solo uno di questo libri. Il profumo delle foglie di limone. Sono rimasto deluso diciamo, come te o forse di più.
    Me lo aveva consigliato una prof all'epoca. Ma alla fine le due cose che mi sono piaciute erano, la copertina e il titolo.

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  2. Addirittura te l'aveva consigliato una prof? Ed io che ho pensato che avesse una sintassi terribile!!!

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  3. Condivido molte cose che hai scritto. Sai cosa ho sempre pensato? Che alla fine non siamo mai noi a scegliere i libri da comprare quando andiamo in libreria, ma è il contrario....sono i libri che scelgono noi.

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  4. Ciao Nick, hai assolutamente ragione. Questione di affinità.

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  5. Sto scoprendo piano piano il tuo blog, che trovo pieno di spunti di riflessione e confronto. Hai ragione, i libri sono un po' come gli abiti, alcuni non ce li sentiamo bene addosso, in alcuni casi possiamo anche lasciarli per un po' nell'armadio e scoprire in seguito che non erano adatti ad una stagione, ma vanno benissimo per un'altra. Lasciando da parte le mie ispiratissime metafore e venendo a questi romanzi in particolare: Il profumo delle foglie di limone non è certamente un capolavoro, l'ho trovato poco credibile e piuttosto ingenuo; se letto senza aspettative, intrattiene. Della stessa autrice ho apprezzato Entra nella mia vita, che ha una trama particolare, mentre ho trovato gli ultimi due veramente brutti.
    Il romanzo della Serrano lo ricordo con affetto, ridondante, sì, ma a pelle, e letto parecchi anni fa, mi era piaciuto. Ho tentato altri titoli dell'autrice: bocciati!
    Molto forte, incredibilmente vicino è un romanzo particolare, tocca tanti temi importanti, lo fa con delicatezza, ma lo stile dell'autore non mi toccato il cuore. Stranamente mi è piaciuto di più il film che ne è stato tratto.
    Alla prossima! Tessa

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    1. Ciao Tessa, grazie per esserti soffermata da queste parti. Mi fa piacere suscitare una qualche curiosità in chi legge quello che scrivo e quello che penso...anche io sbircio spesso la tua libreria, tra i vari blog in cui navigio è uno di quelli che più mi piacciono. Spero sia solo l'inizio di un piacevole (e proficuo) scambio di post! :-) A presto!

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