giovedì 5 novembre 2015

Dedicato a...Irène Némirovsky




Una delle mie scrittrici preferite è, senza ombra di dubbio, Irene Nemirovsky. Qualche anno fa, la casa editrice Adelphi ha pubblicato per l'Italia la sua opera incompiuta, SUITE FRANCESE, che riscosse un enorme successo in tutto il mondo (è stato tradotto in 38 lingue) e che la fece conoscere al grande pubblico. Sono stata catturata subito dalla sua prosa, innamorandomi all'istante del romanzo. Doveva comporsi di 5 parti, una specie di “poema sinfonico”, ma la Nemirovsky fu arrestata durante la sua stesura e deportata ad Auschwitz. Nonostante si fosse recentemente convertita al cattolicesimo, per le leggi razziali della Francia era considerata ancora un'ebrea, e come tale fu trattata. Era il luglio del 1942. Morì l'anno dopo di tifo, lasciando Suite Francese neppure a metà. Nei suoi appunti, poco prima di essere arrestata, scrive: “Il libro in sé deve dare l'impressione di essere semplicemente un episodio... com'è in realtà la nostra epoca, e indubbiamente tutte le epoche. La forma, dunque... ma dovrei dire piuttosto il ritmo: il ritmo in senso cinematografico... collegamenti delle parti fra loro. L'importante sono i rapporti fra le diverse parti dell'opera. Se conoscessi meglio la musica, credo che questo potrebbe aiutarmi. In mancanza della musica, quello che al cinema si chiama ritmo. Insomma, preoccuparsi da una parte della varietà e dall'altra dell'armonia. Nel cinema un film deve avere una unità, un tono, uno stile”.


Grazie a questa sua struttura particolare, il romanzo è sopravvissuto a se stesso: nonostante si componga solo di due delle cinque parti previste, non sembra affatto privo del suo centro. Il risultato è comunque un romanzo corale bellissimo, intimo, raffinato. E l'incontro con l'autrice è stata un'autentica rivelazione. Il vero protagonista sono le piccole storie private dei personaggi raccontati, ai quali gli avvenimenti storici fanno solo da cornice . L'orrore della guerra è sempre stemperato dalla bellezza di ciò che è vivo e dalla purezza dei sentimenti che nonostante tutto nascono e si nutrono con meraviglia e turbamento. Quelli della Némirovsky sono persone comuni, costrette ad affrontare la tragicità dei loro tempi ciascuno col proprio bagaglio di forza e di miseria. Chissà come sarebbe proseguito, chissà se la bellezza e la dolcezza della prima parte avrebbero perso terreno nel proseguimento della “sinfonia”, o se invece sarebbero rimaste a fare da sfondo all'orrore, come la colonna sonora di un film muto.


Mi sono innamorata di questa scrittrice soprattutto per il suo stile asciutto e profondo al tempo stesso, che rende la lettura una vera delizia. Ho proseguito la sua conoscenza leggendo subito dopo “IL CALORE DEL SANGUE”, un romanzo tanto breve quanto intenso, in cui nulla è come sembra. Una saga familiare ambientata nella campagna francese del primo dopoguerra in cui piano piano ogni personaggio si libera della sua maschera svelando sentimenti struggenti, passioni mai sopite, segreti inimmaginabili.


Dopo poco tempo, grazie anche alle continue pubblicazioni della Adelphi in edizione economica, ho letto I DONI DELLA VITA. Ormai volevo recuperare il tempo perso leggendo l'intera produzione della Némirovsky . Perché ogni suo libro, anche il più piccolo, è uno scrigno che racchiude una scrittura raffinata, essenziale, ma al tempo stesso piena di passione e di vita. Leggendo questo romanzo, così come tutti gli altri, si prova il desiderio di centellinare con cura ogni pagina, per gustarsi a fondo ogni parola ed ogni immagine . I DONI DELLA VITA racconta quarant'anni di storia francese attraverso la saga di una famiglia borghese di un piccolo paese di provincia, un mondo lontanissimo che attraverso la sua penna diventa di straordinaria modernità.


Un'altra delle qualità che apprezzo di più in lei è la capacità di raccontare la realtà così come è, togliendo quel velo di ipocrisia e di perbenismo con cui spesso vengono “abbellite” le storie di vita vissuta: a noi lettori le restituisce ripulite e vere, e ce le fa amare così come sono, imperfette e difettose. E' il caso di due romanzi in particolare: il primo, JAZABEL, è qualcosa che proprio non ti aspetti. La protagonista, Gladys, è una donna assolutamente negativa e depravata, schiava di un'ossessione che la condurrà in un pozzo senza fondo di solitudine e meschinità. Eppure mentre leggevo la storia della sua vita disgraziata non riuscivo a non provare compassione. Una volta richiuso il libro dentro mi è rimasta da smaltire una forte inquietudine, ma mai una volta sono riuscita a condannare dentro di me questa donna sfortunata, sola, infelice. Una cosa simile mi è accaduta leggendo poco dopo “DAVID GOLDER”, il suo romanzo d'esordio. Questo è un altro libro che fa male, ma a differenza di Gladys per David e la sua famiglia non si prova nessuna compassione. Esistono solo personaggi negativi, depravati, senza nessuna morale, che suscitano solo disprezzo. David Golder è un ebreo che dalla povertà più nera riesce piano piano ad emergere costruendosi negli anni una vera fortuna economica per la quale sacrifica tutti i suoi affetti, famiglia compresa. E la famiglia lo ripaga con la stessa moneta, succhiandogli il denaro come se fosse un unico enorme parassita. La moglie e la figlia di Golder sono quanto di peggio possa esistere, incapaci di qualunque gesto d'affetto. E' l'autrice stessa a non avere pietà per nessuno: impossibile capire chi sia stato ad aver generato una tale spirale di meschinità, impossibile attribuire le colpe solo a Golder. Probabilmente l'unica vera condanna che la Némirovsky vuole infliggere con questo romanzo è rivolta al dio denaro, che rende immondo qualunque essere umano ceda alle sue lusinghe.


L'ultimo romanzo che ho letto è “DUE”. Una scrittura sempre elegante e profonda ci racconta la realtà della vita di coppia. Potrebbe sembrare un romanzo quasi d'amore a causa del titolo, ma ci descrive tutt'altro, raccontandoci l'altra faccia della medaglia con cinismo e distacco. Vengono portati alla luce con crudele realismo quegli aspetti del fidanzamento e del rapporto coniugale che tutti noi cerchiamo di ignorare, quello che nessuno dice. La passione che brucia presto, la noia del matrimonio, il tradimento, la smania di scappare e allo stesso tempo la necessità di restare perché la solitudine fa paura.


Ma la produzione della Nemirovsky è molto altro, questo è solo un piccolo assaggio. Per tutta la sua vita scrisse in modo prolifico racconti, romanzi brevi, storie che aspettano solo di essere lette.


Alla prossima puntata.

4 commenti:

  1. Io ho letto il vino della solitudine, ed è davvero bello. Ora voglio leggere altro, mi segno quelli che hai letto tu :)

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    1. ICiao Giuseppe, grazie per la lettura dell'articolo! Io invece non ho letto "il vino della solitudine" e vorrei rimediare...me lo segno. Per quello che ho scritto sopra, ti consigliere di partire con Suite Francese o con David Golder...i suoi migliori lavori, senza dubbio.

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  2. Ho scoperto la Némirovsky con "Il signore delle anime", spettacolare!

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  3. Ciao Michele! E anche questo mi manca...come dicevo, è stata estremamente prolifica durante la sua breve vita. Per fortuna. Mi segno anche questo nella lista!

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