martedì 3 novembre 2015

Incipit: IT di Stephen King

Teoricamente questo post avrei dovuto pubblicarlo ieri, ma qualche problema tecnico me l'ha impedito. Ho girato molto nella blogosfera in questi mesi, cercando di farmi un'idea precisa di quello che c'è in abbondanza e di quello che invece può ancora mancare. Ci sono centinaia di recensioni, di "giveaway" (confesso che ci ho messo un bel po' a capire di cosa si tratta), di rubriche una più bella dell'altra. Distinguersi un minimo in questo caos libresco è un'impresa difficilissima, al punto che più volte ho pensato di rinunciare ad avere un piccolo spazio solo per me. Ma proprio da questo pensiero è scattata l'illuminazione: perché diversificarsi a tutti i costi con qualche cosa di innovativo? Perché il mio vero obiettivo non è spiccare nella diversità, ma potermi esprimere liberamente, parlando di cultura al femminile,  provando a combattere contro i soliti cliché che  riguardano noi donne apportando un modesto (ma assai convinto) contributo alla causa.  Di conseguenza  mi sono detta: ok, i book blog sono numerosissimi, molto curati, molto seguiti, alcuni con grafiche veramente stupende e gestiti da persone che leggono molto più di me. Io, però, ho delle peculiarità: sfruttiamole! Facciamole uscire dal mio piccolo bilocale e condividiamole! Se non risulterà interessante per gli altri, sarà gratificante almeno per me. Vi sono alcuni elementi nel mondo della lettura che mi attraggono particolarmente, senza i quali non avrei acquistato molti dei libri che possiedo: uno di questi è senza dubbio l'incipit. L'inizio di un romanzo è tutto. Ci avete mai pensato? Fin dalle prime righe di un libro si può già decidere, con sufficiente chiarezza, se si tratterà di qualcosa di buono o di mediocre.  Deve essere strutturato in modo tale da riuscire a catturare il lettore e convincerlo in una manciata di minuti a leggere tutto il romanzo: è il suo biglietto da visita. Importante, anzi fondamentale. Alcuni "incipit  rimangono talmente impressi nella mente di noi lettori da diventare l'elemento che contraddistingue tutto il romanzo, quello che ci ricordiamo nel tempo. Sono quindi fermamente convinta che per innamorarsi di un libro, per invogliare le persone a leggere, la cosa più importante sia soffermarsi un attimo sulla sua prima pagina. Dura due minuti, ma potrebbe valerne davvero la pena. 

IT, di Stephen King




Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse anche di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia. La barchetta beccheggiò, s'inclinò, si raddrizzò, affrontò con coraggio i gorghi infidi e proseguì per la sua rotta giù per Witcham Street, verso il semaforo che segnava l'incrocio con la Jackson. Le tre lampade disposte in verticale su tutti i lati del semaforo erano spente, in quel pomeriggio d'autunno del 1957, e spente erano anche le finestre di tutte le case. Pioveva ininterrottamente ormai da una settimana e da due giorni si erano alzati i venti.

Cosa ne penso io:


Dimenticatevi il film se, come me, l'avete visto anni fa senza aver mai letto prima il libro. Affrontare 1300 pagine può essere un ostacolo a priori, ma una volta iniziata la storia non potrete più uscire dal gorgo di Derry e dei suoi indicibili orrori. Un orrore che non è splatter, sia ben inteso, e lo dico per quei pochi che non conoscono King. It e Derry sono una cosa sola, It è IL MALE. è LA PAURA con i suoi mille volti: assume l'aspetto di quello che più ci terrorizza e si nutre di esso. E i bambini si sa, hanno paure molto più riconoscibili e semplici di quelle degli adulti. Per It è facile attirare a sè i bambini. Fino a quando incontra un manipolo di ragazzini DIVERSI, e allora tutto cambia. Memorabile opera del Re che qui si esprime in tutta la sua magnificenza: il percorso di crescita di questi ragazzini ha in sè tutta la bellezza che si può trovare in un romanzo, e l'orrore che lo pervade non è mai fine a se stesso. Indimenticabile.

6 commenti:

  1. Ciao Paola!
    Hai scritto una serie di "motivazioni" al bloggare che condivido e che a mio parere dovrebbero animare un po' tutti noi ;)
    L'originalità è in noi, nella passione e motivazione che mettiamo nella cura e stesura di un post, nel modo in cui rendiamo accogliente il bilocale :D Da parte mia, continua così, abbi fiducia e non pensare alla chiusura, mai!
    Torno in tema :D sulla questione dell'incipit: se ne parlava poco tempo fa sul blog di un'amica - in modo specifico, quale tipo ci possa colpire personalmente - ed è vero che ha un grandissimo valore, sia per iniziare una nuova lettura, sia nella nostra memoria.
    Lascio l'incipit di un romanzo che resta tra i miei preferiti (che poi son millemila, ma vabbè XD)
    Erano le ultime ore di luce di un pomeriggio di dicembre di più di vent'anni fa – avevo ventitré anni, stavo scrivendo e pubblicando i miei primi racconti, e come gli eroi di tanti Bildungsroman che mi avevano preceduto già contemplavo il mio stesso imponente Bildungsroman – quando raggiunsi il nascondiglio dove dovevo incontrare il grand'uomo. La casa di campagna rivestita di assicelle era nei Berkshire, in fondo a una strada sterrata a trecentocinquanta metri di altezza, ma la figura che uscì dallo studio per elargirmi un cerimonioso saluto indossava un completo di gabardine, una cravatta blu di maglia appuntata alla camicia bianca da una semplice spilla d'argento e un paio di scarpe nere dall'aria ministeriale così lucide da farmi pensare che fosse appena scesa dalla panca di un lustrascarpe più che dall'altar maggiore dell'arte. Prima che io avessi ritrovato la calma necessaria per notare la maestosa, autocratica angolazione del suo mento, o la cura regale, meticolosa, squisita addirittura, con cui si aggiustava i vestiti prima di sedersi – prima che avessi modo di notare, in realtà, qualcosa di diverso dal fatto che partendo dalle mie incolte origini ero riuscito ad arrivare fin lì, fino a lui – la mia impressione fu che E. I. Lonoff somigliava più al direttore di una scuola di provincia che al più originale narratore della regione dopo Melville e Hawthorne.

    Lo scrittore fantasma di P. Roth
    Ciao e buona serata ^_^

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    1. Grazie per questo incipit, regalo molto gradito! Adoro Roth, ma questo romanzo non l'ho mai letto. Segno subito..con un inizio del genere...Tra l'altro, sempre a proposito di Incipit, King in un articolo che lessi tempo fa sosteneva quanto l'apertura dei suoi romanzi sia fondamentale, di come lui sceglie accuratamente le parole della primissima frase per far capire al lettore che sì, deve buttarsi assolutamente dentro la storia, consapevole che uscirà a fatica dal suo "gorgo":
      “La voce di un romanzo”, spiega King, “è qualcosa di simile a quella di un cantante, come Mick Jagger o Bob Dylan”. Si tratta di una qualità distintiva, unica e riconoscibile immediatamente, che va a braccetto con lo stile (che è invece un elemento riferibile più all’autore).
      “Nei libri davvero buoni”, continua, “il potente senso di questa voce si percepisce proprio dalla prima riga”. L’esempio che porta è tratto da Shoot, un romanzo del 1973 di Douglas Fairbairn, che inizia così:
      “This is what happened.”
      È questa secondo King la quintessenza degli attacchi, la frase di apertura per eccellenza, chiara, pulita, affidabile: “Stabilisce fin da subito con che genere di narratore abbiamo a che fare: qualcuno disposto a parlare, a dire la verità”. 
      Nonostante la semplicità, una proposizione come “This is what happened” invita il lettore a seguire la voce. “Sembra che dica: ascolta. Vieni qui. So che lo vuoi sapere”. E spesso è per questo che si legge, perché si vuol conoscere altri mondi, altri punti di vista.
      Ma l’attacco esatto è importante anche per lo stesso scrittore, che ha bisogno della porta giusta che lo introduca al meglio nella trama, nell’anima della storia che vuole raccontare.
      “Quando comincio un libro provo a scrivere il primo paragrafo. Un paragrafo di apertura. E in un periodo di settimane e mesi, talvolta anni, lo riformulo più e più volte finché non mi convince. Solo allora so che posso fare il resto del lavoro.” Come dargli torto? :-)

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  2. Nell’home page del mio blog ho trascritto alcuni incipit che mi hanno lasciato il segno, però devo ammettere che nella mia esperienza da lettrice ho notato che spesso non sono le prime pagine a identificare un buon libro, anzi mi è capitato di insistere nella lettura e poi capire dopo molte pagine che era quello giusto. L’incipit ha una sua forza, basta articolare le prime parole che subito qualcuno continua la frase; è un modo per riconoscere un libro senza svelare il titolo. Ad esempio se dico “Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” in coro tutti riconoscono il libro Anna Karenina. Ciao e non mollare ….

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    1. Sì, hai ragione, anche a me è capitato. Ci sono romanzi che iniziano in modo deludente e poi piano piano prendono il via. Ma credo si tratti di eccezioni. Ad esempio, leggendo la prima pagina di "Grey", capisci fin da subito che si tratta di uno di quei libri che possiamo benissimo lasciare sullo scaffale...tempo perso...nessuno se ne ricorderà mai (per fortuna).
      Grazie per l'incoraggiamento!!

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  3. Allora il film mi aveva spaventato moltissimo da bambina, non ho voluto dormire da sola per molto tempo. Da ragazzina non l'ho mai voluto rivedere perché temevo di restarne nuovamente traumatizzata. Da adulta l'ho rivisto, volevo vedere cosa mi aveva tanto spaventato (perché a parte pagliaccio e palloncini ricordavo poco o nulla). Incredibile ma, non solo non mi ha fatto paura, ma mi ha addirittura annoiato a morte.
    Sono comunque curiosa di leggere libro anche se il volume spaventa, non tanto per le pagine (ok, un pochino anche per quello) ma soprattutto se poi inizio a pensare che potrebbe non piacermi, e lasciare un libro a metà non è proprio da me.

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    1. Il libro è meraviglioso, perché l'orrore e la paura scivolano in secondo piano, quello che veramente emerge sono questi ragazzini che piano piano crescono, diventano uomini, affrontano le loro paure...è anche un potente affresco sull'amicizia e sul significato che diamo a questo sentimento bellissimo quando siamo piccoli. Poi cresciamo, e tutto cambia. Sono sicura che il libro ti piacerà!

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