domenica 29 novembre 2015

Recensioni spot: Pastorale americana - Philip Roth- Edizioni Einaudi




Questo è uno di quei romanzi che, letto tempo addietro, ha lasciato dentro di me un'impronta indelebile. Nella nostra vita di lettori incappiamo in un numero incalcolabile di libri, alcuni buoni, altri meno. Ve ne sono una manciata che però diventano parte di noi stessi, perché sono riusciti ad entrarci sottopelle: capita di rado, ma quando succede sappiamo che è accaduta una cosa importante, quella cosa speciale che è una prerogativa del nostro mondo. Si legge per piacere, per svago, per hobby, ma a volte si legge perché questo passatempo così bistrattato dal mondo esterno (che proprio a volte non riesce a comprenderci) ci arricchisce e contribuisce in modo importante a cementare la nostra cultura, il nostro sapere, il nostro modo di pensare. Sì, addirittura i romanzi sono in grado di compiere questo prodigio: migliorano il nostro pensiero. Lo rendono più profondo, più consapevole, più evoluto. "Pastorale Americana" per me è stato uno di QUEI libri, e lo consiglio vivamente a chiunque voglia stupire se stesso con una lettura veramente completa ed appagante. E' un libro per menti affamate, non per menti distratte. Forse è per questo che, se letto in un momento poco propizio, può addirittura risultare noioso. Con i libri è così: c'è n'è uno per ogni momento della vita.
Attraverso il racconto della vita di Seymour Levov, detto "Lo Svedese", Roth omaggia il ricordo di trent'anni di storia americana, una storia dolorosa macchiata di sangue e morte che passa dalla lotta al comunismo alle rivolte per i diritti civili delle Pantere Nere fino alle proteste per la guerra nel Vietnam. Il sangue che si versa in casa dello Svedese è il sangue di un intero paese. Una Pastorale Americana al contrario, una vita perfetta apparentemente destinata alla felicità e alla prosperità spezzata per sempre dalla rabbia cieca di un paese allo sbando.

Un breve estratto:

Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza…; offri il tuo volto più bonario camminando in punta di piedi e l’affronti con larghezza di vedute da pari a pari e tuttavia non manchi mai di capirla male. La capisci male prima d’incontrarla, la capisci male mentre sei con lei; poi vai a casa, parli con qualcuno dell’incontro e scopri ancora una volta di avere travisato. Poiché la stessa cosa capita in genere anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è veramente una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Come dobbiamo regolarci con questa storia che assume ogni volta un significato grottesco? Devono tutti chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari che creano i loro personaggi e poi li fanno passare per persone vere? Capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.
Titolo: Pastorale Americana
Autore: Philip Roth
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 425
Traduttore: Mantovani V.


6 commenti:

  1. Da qualche mese mi interrgo sull'opportunità di leggere questo libro, anche se ho avuto un brutto primo impatto con Roth (all'università mi toccò leggere/studiare L'animale morente, uno dei libri che ricordo con più fastidio). So che questo romanzo è del tutto diverso, ma ancora non ne sono convinta... mi prendo un altro po'di tempo!

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    1. Ti capisco, anche io gli ho girato alla larga per molto tempo. Però sapevo che prima o poi l'avrei letto. Ho aspettato e scelto il momento migliore. Non è un libro facile, questo no. Però mi ha "aperto la mente e gli occhi" come pochi altri. Spero che ti convincerai a leggerlo, sarei curiosa di sapere cosa ti ha suscitato...perché una cosa è sicura, non lascia indifferenti.

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  2. Ieri, scegliendo il nuovo libro da iniziare, stavo proprio per prendere questo. Poi mi è caduto l'occhio sul nome Vietnam in quarta di copertina e ho pensato che al momento è l'ultima cosa di cui ho voglia. Ne ho preso un altro, per lui ci sarà tempo.

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  3. Se ti ha respinto, hai fatto bene a non iniziare a leggerlo. Come dicevo sopra è un romanzo che non lascia indifferenti, e se il momento non è quello giusto rischia di diventare odioso. Però può essere davvero un viaggio indimenticabile attraverso la storia dell'America, una storia che ha inesorabilmente segnato anche tutti noi Europei.

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  4. Non so se è per caso, ma spesso mi imbatto in pareri piuttosto negativi su questo libro. Per me ha rappresentato una fase di amore e interesse per la letteratura americana (vado a periodi XD) molto molto profondi. Forse in alcuni scrittori - che raccontano prettamente la società americana, quella medio borghese calata nella realtà, la quale, sì ha vissuto e ha beneficiato di tutto ciò che rappresenta il sogno americano, ma che essendo "reale" si deve scontrare con avversità normali di vita e con le scelte politiche ed economiche del proprio paese - si avverte troppo che il sogno è, ahimé, tale, ciò che può non piacere molto al lettore.
    Lo stesso stile non è spesso "capito", ovvero non si riesce a vederlo come funzionale e come operazione studiata, non certo casuale o banalizzazione. Un peccato!

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  5. E' vero, da quando è stato pubblicato questo libro ha suscitato tanti pareri discordanti. Io amo la letteratura americana, e molto: partendo da Steinbeck ed Hemingway, per arrivare a Roth, Meyer, Richard Ford, ovvero i grandi narratori contemporanei, i nuovi cantori di un America piena di contraddizioni. Per questo forse sarò di parte, io amo questa narrazione. Hai centrato il punto quando dici che il loro stile non è capito, perché mettono in evidenza il lato oscuro, delle loro vite e del loro grande, immenso, straordinario Paese.

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