mercoledì 9 dicembre 2015

Dedicato a...Louisa May Alcott



Il giorno in cui Lou May Alcott si accorse di non essere più una Piccola Donna

Tratto da un articolo pubblicato sull' Huffington Post (www.huffingtonpost.it), di Cesare Catà




Guardandola sciogliersi dolcemente nel lago Lemano, Louisa May Alcott prova invidia per la neve che cade. Palpita, senza piangere, con gli occhi appena lucidi sotto le ciglia scurissime, e vorrebbe che anche per lei fosse così semplice risolversi, trovare quiete profondendosi in un destino che la abbracci. Il sentiero lungolago che collega Vevey al Castello di Chillon, nella Svizzera romanda, è un incantesimo d'argento. Le palme bianche, le fioriere simili a letti in cui gladioli e gigli si sono rinserrati come ragazzi in anfratti d'amore, bordano il percorso della passeggiata di Lou May. Benché lei non voglia, benché in parte non ci creda, Lou, che cammina sola in quel bellissimo angolo d'Europa, è una donna.


Oggi è il suo compleanno, e trentaquattro anni le pesano nell'anima, le fanno gli occhi scavati da vortici di ansia. È una donna. Eppure, come fosse una ragazza, non vede il proprio destino davanti a sé. Come fosse una ragazza, sente dentro il cuore un ingestibile senso di rivolta, di inadeguatezza, di vaghezza. Guarda verso il futuro, e gli orizzonti dei suoi giorni sono azzerati dalla nebbia. Non sa cosa deve fare della vita. È povera. Non ha figli: non si è sposata. Mentre passeggia sotto la neve, sulla riva del lago, le pare che le sia rimasta solo la sua proverbiale indipendenza solitaria. E non sa che farsene, ora. Ora che è una donna. Però essere lì la rallegra; per lunghe, lenitive ore, la consapevolezza d'essere in Europa le scaccia dalla mente il pensiero della sua vita irrealizzata.


L'Europa è stata la scena di tutte le sue fantasticherie di bambina. E adesso è lì, come infermiera e accompagnatrice di una ricca donna invalida, Anna Weld. Quando Mrs. Anna le aveva proposto di farle da dama di compagnia per il suo viaggio tra Londra, la Svizzera e Nizza, Lou non aveva esitato un attimo ad accettare. Aveva da parte qualche risparmio e quel viaggio era la realizzazione di un sogno. Nella sua mente l'Inghilterra, la Germania, l'Italia erano divenute quasi un luogo magico, irreale, abitato dai personaggi che le avevano sempre fatto compagnia, sin dalle ore serene della sua infanzia: Shakespeare e Goethe, Walter Scott e Dickens, Dante. Esattamente vent'anni prima, nell'autunno del 1845, sua madre Abba May e suo padre Bronson Alcott, pedagogista e filosofo rivoluzionario, si erano stabiliti definitivamente a Concord, non lontano da Boston. Là, in quel villaggio del New England abbracciato dalla natura selvaggia, Mr. Alcott aveva trovato una momentanea sicurezza dopo le tante peripezie passate per i suoi fallimenti tentando di creare un sistema scolastico diverso, al cui centro vi fossero l'individualità e le potenzialità dell'allievo, prima delle nozioni. Erano idee troppo radicali per piacere alla società puritana del tempo, e Alcott venne ostracizzato, il suo progetto affondato. Trovò però dei grandi confratelli di pensiero: alcune tra le menti più brillanti della storia degli Stati Uniti in quei giorni si uniscono in un circolo di vita comune che ha la sua base nevralgica proprio a Concord. Un circolo che diventerà noto col nome di Trascendentalismo. Lou May, l'adorata e intelligentissima figlia di Alcott, cresce in quest'ambiente alternativo, culturalmente straordinario. Invece di andare nelle normali scuole, viene educata a casa. E ha insegnanti d'eccezione: lo stesso Alcott, il filosofo Ralph Waldo Emerson, gli scrittori Nathalien Hawthorne e Sarah Fuller. E Thoreau. Henry David Thoreau, il ribelle pensatore per cui lei, giovanissima, perse il cuore. Pare, ricambiata - nonostante lui fosse già ultratrentenne e lei un'adolescente. Ora è lei ad avere l'età del suo vecchio maestro la prima volta che lo vide. Henry David Thoreau, pensa con tenerezza infinita e con angoscia Lou May mentre cammina, morì da solo, e forse senza aver realizzato quasi nulla di quello che voleva, in un giorno freddo come questo.


Ora il gelo le penetra nelle ossa, perché si rende conto che l'unico epilogo non tragico che può avere la giovinezza è quello di scalfirla, la solitudine. Di incontrare qualcuno con cui condividere per sempre qualcosa. Come era successo a lei con Thoreau, ma quand'era solo una piccola donna. Se gli angeli passano in questo mondo, pensa Lou May, il loro spirito non è in nessuna persona, ma in quel minuscolo, infinito spazio che ci separa quando ci guardiamo con amore. Quando qualcuno ci stringe e riempie le nostre mani vuote. Quando qualcuno ci comprende. Allora non siamo più soli. E crescere non è uno strazio e basta. Lei avrebbe voluto continuare a sognarla, la vita. Come da ragazza, come quand'era piccola. Perché, ora che è cresciuta, non sa proprio come si faccia a viverla.


Lei, selvaggiamente inadeguata, geniale, non può essere simile a sua sorella Amy, posata e vanitosa, graziosamente inserita nell'esistenza. Appena sei anni prima, in pochi mesi, aveva perduto le altre due sue sorelle: la maggiore, Anne, perché si era sposata, e la minore, Lizzie, perché era morta. E allora Lou May si era sentita come se non avesse posto nell'universo. Come se la sua strada non fosse segnata. Ma solo stupidamente sognata. Quando la giovinezza finisce, rimaniamo soli con i nostri sogni, come conchiglie squillanti in un mare prosciugato, pensa Lou. Che cammina sotto la neve, e che non sa. Non sa chi sia. È stata infermiera, sarta, bambinaia. Ha scritto anche qualcosa, ma non sa se sia davvero una scrittrice. Ha scritto, ma nulla che le possa mostrare e dimostrare che quella sia la sua strada. Lei non lo sa. Non sa che, appena tre anni dopo quella passeggiata, lei, a casa sua, a Concord, scriverà la propria storia in uno dei più grandiosi romanzi di formazione d'ogni tempo, trasformando la famiglia Alcott nella famiglia March e autoritraendosi nell'impetuosità generosa e ingestibile di una ragazza chiamata Jo.


Lei non lo sa. Perché sarà soltanto alla fine di quella passeggiata che Lou May Alcott, tornata in albergo da Mrs. Anna Weld, incontrerà un combattente e pianista polacco di nome Ladislaw Winiewscky. Un ragazzo più giovane di lei, bello, dalla carnagione olivastra, i ricci e gli occhi nerissimi come i suoi, un naso perfetto. Se ne invaghirà, lo soprannominerà "Laddie". Lo seguirà a Parigi. Per poi lasciarlo, dopo poche settimane, e non vederlo mai più. Per tornare a casa, a Concord, e scrivere la storia di Jo March, la strana ragazza che non voleva crescere, che voleva rimanere una piccola donna; e che, da grande, non riusciva a capire quale fosse la sua strada - perché la sua strada non era sposarsi con il caro Laurie, giovane dalla pelle olivastra, gli occhi e i ricci nerissimi, un naso perfetto. La sua strada era un'altra, straordinaria e difficile come il suo carattere.


Mentre passeggia sotto la neve svizzera, Lou May si ferma. Intuisce che dovrà lavorarla quella sua angoscia, come fanno i contadini con l'uva durante la vendemmia, fino a farne letteratura. Ci riuscirà. Diventerà ricca, celebrata, famosa. Anche se in quel giorno, il penultimo di novembre del 1865, nel suo trentaquattresimo genetliaco, lei ancora non lo sa. Crede solo di essersi persa, e che al mondo non vi sia, dai tempi del suo maestro Thoreau, nessuno che la comprenda. Lou May Alcott non conosce il suo destino. Il suo destino è quello di scrivere la storia di Jo, la ribelle e generosa Jo, l'impetuosa scrittrice alla ricerca di se stessa e di un affetto diverso, più grande di quello usuale. Quando si troverà a descrivere in Jo quello stesso smarrimento che lei prova ora, mentre passeggia nei boschi di Vevey, Lou May porrà sulla strada della sua eroina un professore, un pensatore ribelle molto più anziano di lei: Friedrich Bhaer, che le prenderà le mani tra le sue, e le mostrerà che crescere può non essere uno strazio senza senso.


Ora, mentre comprende lacerantemente di non essere più una ragazza, nel freddo della sua passeggiata solitaria Lou May Alcott vorrebbe che nella sua storia vi fosse una medesima svolta narrativa. Che Henry David Thoreau le si parasse di nuovo davanti, tornato dal regno dei morti. Ma non c'è una narratrice a decidere le sorti della narratrice. Seguendo le leggi di gravitazione, la terra ruota sul suo asse e la luce del sole scende. La neve diventa un'immensa, fredda macchia nera. Lou May si intreccia le mani fortissimamente, come se questo bastasse a non renderle vuote. Briciola di calore nel gelo dell'universo senza fine, chiude gli occhi. La neve aumenta. Lei si sente svenire, ma non cade a terra. Riesce a farsi forza. Ormai, non è più una piccola donna.

 “Far away there in the sunshine are my highest aspirations. I may not reach them, but I can look up and see their beauty, believe in them, and try to follow where they lead” (Lontane, là nella luce, sono le mie più alte aspirazioni. Forse non le raggiungerò, ma posso guardare in alto e vedere la loro bellezza, credere in loro e cercare di seguirle dove esse conducono) “

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