domenica 13 dicembre 2015

La favola di Santa Lucia





Liberamente tratta dal "Favolario" della mia bisnonna Cristina, detta "Cristola", contadina della bassa padana, analfabeta che sapeva raccontare fiabe meravigliose che aveva appreso solo udendole a sua volta, madre di 11 figli,  profondamente devota alla Madonna. 


C’era una volta una piccola e bella fanciulla siciliana di nome Lucia, figlia di un ricco nobile di Siracusa. La bimba sin da subito si sentì profondamente legata al Cristianesimo, tanto da voler dedicare la sua vita al Signore. I genitori non concordavano con questa sua decisione e vollero sposarla con un giovane pagano, ma lei si rifiutò. Da quel momento iniziò una vera e propria persecuzione per farle cambiare idea, ma Lucia non volle saperne, così per punizione le vennero strappati gli occhi e infine fu uccisa, oggi infatti è considerata la protettrice della vista.
Una volta defunta, Lucia salì in cielo e conquistò con i suoi modi affabili tutti i santi, compreso lo scontroso S. Pietro. I giorni trascorrevano sereni finché S. Pietro non si accorse che Lucia era molto triste. Le chiese la ragione di tanta malinconia e lei rispose che avrebbe tanto voluto rivedere la sua amata Sicilia e i suoi poveri. S. Pietro si commosse e decise di chiedere a Dio se fosse possibile esaudire tale desiderio.
Dopo un po’ udì un tintinnio: il Signore aveva in mano una chiave dorata, con la quale Lucia avrebbe potuto aprire una finestrella sul mondo. Così S. Pietro e Lucia salirono su una nuvoletta che li portò alla finestrella, Lucia infilò la chiave nella fessura e le apparve il mondo. La Santa fu felice di quella visione ma dopo un po’ di tempo qualcosa ricominciò a turbarla.
Un giorno decise di tornare sulla nuvoletta e di dare un’altra sbirciatina sul mondo, ma questa volta quello che vide fu terribile, le comparvero infatti tutte le ingiustizie degli uomini e le sofferenze dei poveri bambini.
Lucia, triste e dispiaciuta, se ne tornò in cielo ma il Signore riconobbe il suo turbamento e decise che da quel momento sarebbe stata proprio lei a portare una volta all’anno, il 13 dicembre giorno del suo martirio, un po’ di felicità ai bimbi della terra.
S. Pietro, felicissimo, corse da Lucia per comunicarle la lieta notizia, lei ne fu entusiasta ma dato che mancavano pochi giorni al 13 dicembre e non disponeva di alcun dono, cominciò a preoccuparsi di cosa avrebbe portato ai bimbi per renderli felici. S. Pietro le venne in aiuto consigliandole di andare nello spazio, il luogo dei doni abbandonati e dimenticati dai bimbi viziati.
Lucia, fattasi Santa, raccolse moltissimi giochi e li mise in grandi sacchi, il peso però era davvero eccessivo, così S. Pietro chiese in giro se c’era qualcuno disposto ad aiutarla. Fu allora che si sentì pronunciare un sonoro “Iho, Iho”, era l’asinello di Pietro, che tutt’oggi le fa da fedele accompagnatore.
Da allora Il 13 dicembre di ogni anno Santa Lucia e il suo asinello non mancano mai all’appuntamento. 
Mia nonna, dopo che mia madre e i suoi fratelli si erano finalmente addormentati aspettando invano la Santa  fino a tardi, tracciava con un bastone dei solchi nella neve davanti alla porta di casa, che andavano fin dentro al granaio; dopo di che portava via dalla finestra le carote e i biscotti che i suoi figli avevano lasciato per ringraziare Lucia e il suo asinello di essersi ricordati anche della loro povera casa. L'indomani mattina, sei occhi di bimbi colmi di stupore e di gioia infantile trovavano fuori dalla porta un giocattolo di legno ciascuno; i segni del carretto che spiccavano nella neve erano la prova tangibile che Santa Lucia era passata davvero con l'asinello di San Pietro, e che si erano rifocillati con il loro cibo. La felicità, nel 1945, in una casa di mezzadri, esisteva davvero. Come Santa Lucia.

2 commenti:

  1. E' una storia più che bella. Non saprei cosa dirti per fare i complimenti e te e a tua nonna.
    Ma ti ringrazio di aver raccontato questa storia, grazie veramente.

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  2. Grazie a te per aver apprezzato l'idea di pubblicare le favole antiche...penso che continuerò! Vorrei ridare vita a queste fiabe, trascritte da mio zio, ed ora arrivate nelle mie mani. Credo siano un bagaglio importante della nostra tradizione e non vanno dimenticate.

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