lunedì 11 gennaio 2016

Incipit - Cent'anni di solitudine, di Gabriel Garcia Marquez





Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica cos truito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.
Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita.
Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia. Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto, e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi, e perfino gli oggetti perduti da molto tempo ricomparivano dove pur erano stati lungamente cercati, e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades. "Le cose hanno vita propria," proclamava lo zingaro con aspro accento, "si tratta soltanto di risvegliargli l'anima." José Arcadio Buendìa, la cui smisurata immaginazione andava sempre più lontano dell'ingegno della natura, e ancora più in là del miracolo e della magia, pensò che era possibile servirsi di quella invenzione inutile per sviscerare l'oro della terra. Melquìades, che era un uomo onesto, lo prevenne: "Per quello non serve." Ma a quel tempo José Arcadio Buendìa non credeva nell'onestà degli zingari, e cos i' barattò il suo mulo e una partita di capri coi due lingotti calamitati.

4 commenti:

  1. Eccomi :D Mi sono appena unita ai lettori del tuo blog :3 Mi spiace essere arrivata un po' in ritardo :) E' fatto molto bene; sembra un sito come dire 'professionale' :) Ti vorrei avvisare che a me non si apre la pagine About me, che avevo provato a visitare per scoprire un po' di più di questo angolino; ti consiglio di darci un'occhiata :) A presto :)

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    1. Ciao Francy grazie per i complimenti e per esserti unita ai lettori :-) Sulla pagina di "About me" hai ragione, devo completarla... ho scoperto solo recentemente come reindirizzare i post alle varie categorie e non ho ancora messo mano alla pagina di presentazione! Purtroppo con il linguaggio html sono una vera frana e cerco di fare da me con i tutorial ma sono un disastro!! Provvederò quanto prima :-)

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  2. Uno dei miei libri preferiti in assoluto...Ogni volta che lo rileggo scopro qualcosa di nuovo e meraviglioso che prima mi era sfuggito!!!

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    1. Dopo che sono andata a ripescare questo incipit mi è venuta voglia di rileggerlo...è un libro stupendo, mi ricordo che lo lessi in un paio di giorni, completamente rapita da Macondo e dai suoi abitanti. Eppure c'è chi lo considera noioso! °_°

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