lunedì 4 gennaio 2016

Incipit - La strada, di Cormac McCarthy



Quando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l’inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo. La sua mano si alzava e si abbassava a ogni prezioso respiro. Si tolse di dosso il telo di plastica, si tirò su avvolto nei vestiti e nelle coperte puzzolenti e guardò verso est in cerca di luce ma non ce n’era. Nel sogno da cui si era svegliato vagava in una caverna con il bambino che lo guidava tenendolo per mano. Il fascio di luce della torcia danzava sulle pareti umide piene di concrezioni calcaree. Come viandanti di una favola inghiottiti e persi nelle viscere di una bestia di granito. Profonde gole di pietra dove l’acqua sgocciolava e mormorava. I minuti della terra scanditi nel silenzio, le sue ore, i giorni, gli anni senza sosta. Poi si ritrovavano in una grande sala di pietra dove si apriva un lago nero e antico. E sulla sponda opposta una creatura che alzava le fauci grondanti da quel pozzo carsico e fissava la luce della torcia con occhi bianchissimi e ciechi come le uova dei ragni. Dondolava la testa appena sopra il pelo dell’acqua come per annusare ciò che non riusciva a vedere. Rannicchiata lì, pallida, nuda e traslucida, con le ossa opalescenti che proiettavano la loro ombra sulle rocce dietro di lei. Le sue viscere, il suo cuore vivo. Il cervello che pulsava in una campana di vetro opaco. Dondolava la testa da una parte all’altra, emetteva un mugolio profondo, si voltava e si allontanava fluida e silenziosa nell’ oscurità.
 Quello che ne penso io:


Un libro così è difficile da commentare. Desolato, apocalittico, struggente, poetico. In un mondo post nucleare, un uomo e un bambino senza nome rappresentano l'unica cosa che di vivo è rimasta in quelle terre bruciate dove il cielo è ormai una cupola di cenere impermeabile ai raggi del sole. Il loro amore reciproco, e la fiducia che il bambino, con la sua ingenuità, ancora ripone nell'essere umano, rappresentano la Speranza. Una speranza che, nonostante l'atrocità di quel mondo sconvolto nelle sue regole civili e morali, si avverte in ogni pagina.

0 commenti:

Posta un commento