sabato 13 febbraio 2016

Coffee break



Sentivo l'incombere di uno di quei momenti decisivi che ti cambiano la vita: una di quelle svolte in cui o afferri l'opportunità fugace che ti si presenta o la guardi inerme scivolare via dalle tue mani e ritornare nel nulla. Dunque sapevo, a parte il resto, che dovevo continuare a parlare, anche se non avevo più molto da dire.

                                               ****

Dissi: "Non hai nulla di cui preoccuparti, Fiona. La dottoressa Gillam mi ha spiegato tutto e adesso so. Fatto sta che avevo ragione io. Avevo ragione io e tu avevi torto. Non credo più nel caso. C'è una spiegazione per tutto: e c'è sempre un colpevole. Adesso so perché tu sei qui. Sei qui per colpa di Henry Winshaw. Strano, eh? Eppure lui vuole che tu sia qui perché si rifiuta di pensare che il suo danaro o il danaro della gente come lui si possa usare per impedire che accadano cose come queste. Lapalissiano. E' così semplice, come nei romanzi gialli. Un caso aperto e chiuso. Non ci resta altro da fare che mettere le mani sull'assassino e portarlo davanti alla giustizia. E già che ci siamo, portarci anche tutto il resto della famiglia. Hanno tutti le mani sporche di sangue. Ce l'hanno scritto infaccia. La gente morta a causa di Mark e del suo osceno commercio è tanta, tanta, tanta. E' stata Dorothy ad ammazzare mio padre, rimpinzandolo di tutta quella porcheria; e Thomas ha rigirato il coltello nella piaga facendo volatilizzare il suo denaro proprio quando ne aveva bisogno. E anche Roddy e Hilary hanno fatto la loro parte. Se l'immaginazione è la linfa vitale del popolo e il pensiero il nostro ossigeno, allora sta di fatto che lui ha ostruito la circolazione sanguigna e lei ha fatto in modo che fossimo tutti morti dal collo in su. E così loro stanno tranquilli nelle loro case a rimpinguare i profitti, e noi siamo tutti qui. I nostri affari sono un fallimento, i posti di lavoro si assottigliano, gli ospedali vanno a pezzi, le campagne sono allo stremo, le nostre case confiscate, i nostri corpi avvelenati, le nostre menti all'ammasso, tutto lo spirito vitale del paese è straziato, ridotto all'ultimo respiro. Odio gli Winshaw, Fiona. Guarda come ci hanno ridotti. Guarda cosa ti hanno fatto."Forse non dissi nulla di tutto ciò. Anche ricordare non è più così semplice.

                                              ****

Michael si svegliò bruscamente, mise a fuoco i suoi occhi assonnati e si trovò di fronte a una faccia che avrebbe fatto sobbalzare dal terrore anche un uomo più coraggioso. Scavata, deforme e dall'aria malsana, lasciava immediatamente indovinare uno spirito rozzo, una intelligenza tarda e, cosa da far davvero gelare il sangue nelle vene, un'assoluta obliquità. Era una faccia da cui il male aveva cancellato ogni traccia d'amore, di compassione, ogni vestigia di quei sentimenti più dolci, insomma, in assenza dei quali non c'è personalità che possa chiudere il cerchio della propria umanità. In essa veniva spontaneo ravvisare un che di folle. Era una faccia su cui si leggeva uno scarno tremendo messaggio: lasciate ogni speranza voi che la guardate. Abbandonate ogni pensiero di salvezza, ogni progetto di fuga. Da me non aspettatevi nulla.
Con un brivido di disgusto Michael spense il televisore e il presidente Bush sparì dallo schermo.

                                       

Sfogliando "La famiglia Winshaw, di Jonathan Coe

0 commenti:

Posta un commento