lunedì 1 febbraio 2016

Incipit - Moby Dick, di Herman Melville




Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa - non importa quanti esattamente - avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E' un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m'accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. Non c'è nulla di sorprendente in questo. Se soltanto lo sapessero, quasi tutti gli uomini nutrono, una volta o l'altra, ciascuno nella sua misura, su per giù gli stessi sentimenti che nutro io verso l'oceano.

3 commenti:

  1. Ho letto questo libro a 12 anni e l'ho odiato, ma vorrei rileggerlo adesso con occhi diversi. Sicuramente l'età diversa conta :) Un abbraccio

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    1. come mai lo hai odiato? A parte il fatto che è un libro difficile e pieno zeppo di metafore...forse è proprio questo che non fa capire la lettura quando si è troppo giovani. Io ritenterei dato che ami i grandi classici!

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  2. Ritenterò di sicuro, diciamo che all'epoca odiai le digressioni, il ritmo lentissimo in alcuni punti, in ogni caso ero piuttosto piccola. E all'ora i miei gusti erano molto diversi da quelli di oggi. Un abbraccio :)

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