venerdì 5 febbraio 2016

Recensioni spot - Per chi suona la campana, di Ernest Hemingway - Edizioni Oscar Mondadori


Questo è stato il primo romanzo di Hemingway che ho letto. Ho aspettato tanto a leggerlo pur essendo nella libreria di mia madre da almeno vent'anni... Non so perché ho sempre aggirato quel volume, preferendo altre letture. Probabilmente lo ritenevo una lettura troppo adulta ed impegnativa, cosa che in effetti è. Hemingway è un autore da scoprire con la maturità, letto da giovani non  si comprende. Come racconta Guccini nella sua bellissima canzone "Incontro", due ex amanti  si rincontrano nella stessa città dopo dieci anni scoprendo nella ritualità degli stessi gesti di allora un qualcosa di profondamente diverso e nuovo, più maturo e sconosciuto all'altro, come "la scoperta" di Hemingway, che segna inevitabilmente il passaggio dalla gioventù ad una diversa fase della vita. Un passaggio intriso di nostaglia, che li lascia nuovamente soli, e un po' più infelici. Non poteva che essere Hemingway lo scrittore simbolo di questa malinconia del diventare adulti. Ecco, possiamo definirlo l'autore dell'età matura, con tutto quello che ciò comporta. 
Comunque sia ho amato questo libro dalla prima all'ultima pagina, assaporato ogni parola, ogni immagine, ogni dialogo interiore, tutto. E' la storia di un gruppo di partigiani in lotta contro il regime franchista, un pugno di uomini arroccati sulle montagne di Segovia che si preparano, ognuno con il proprio bagaglio di esperienze e sentimenti, al bombardamento di un ponte. E lì su quelle montagne, aspettando il giorno in cui la guerriglia diventerà terribilmente dura e incerta, il tempo si dilata, e si vive comunque, perchè nonostante la guerra si è pur sempre Uomini e Donne. Si provano dolore e gioia, ci si perde nei ricordi, si incontrano l'amore e l'amicizia, i "camerada" diventano uno per l'altro la famiglia che tutti hanno lasciato o perso. Un libro intenso come pochi. Ma è Hemingway, cosa altro ci poteva aspettare?

UN BREVE ESTRATTO:
Ora che la sua rabbia si era calmata, quella tempesta, come tutte le tempeste, lo eccitava. Una tormenta, un uragano, un temporale dei tropici oppure un acquazzone estivo con accompagnamento di toni nei monti, gli davano un'esaltazione che nient'altro poteva dargli. Era come l'emozione di una battaglia, tranne che era limpida. Nelle battaglie soffia un vento, ma un vento caldo; caldo e asciutto come il tuo palato: un vento pesante, caldo e sporco, che si gonfia e cade a seconda delle fortune del combattimento. Questa specie di vento egli lo conosceva bene.
Ma una tempesta di neve è esattamente il contrario di tutto questo. In una tempesta di neve uno può trovarsi vicino ad animali selvatici senza che questi si spaventino. Attraversano zone intere senza sapere dove sono e qualche volta una cerbiatta si appoggia al muro sottovento della tua capanna. In una tempesta di neve ti può capitare di raggiungere un elce e l'elce prende il tuo cavallo per un altro elce e ti viene incontro. In una tempesta di neve hai sempre, per certo, la sensazione di non avere nemici. In una tempesta di neve, il vento può mutarsi in uragano, ma è bianco e pulito e l'aria è piena di un veloce candore e ogni cosa è trasfigurata, e quando il vento cade, c'è sempre un gran silenzio. Questa era una gran tempesta; perché non avrebbe dovuto godersela? Stava rovinando tutto, ma perché non doveva godersela?


 Titolo: Per chi suona la campana
  Autore : Ernest Hemingway
  Casa Editrice: Mondadori, collana gli Oscar
  Pagine: 501
  Traduttore: Napolitano Martone M.

2 commenti:

  1. Ho deciso che in questo 2016 leggerò i racconti e Festa mobile dell'autore: anche io l'ho sempre tenuto a distanza finora! Avevo letto Fiesta, del quale non ricordo nulla, e Il vecchio e il mare, per me bellissimo, ma forse non così hemingwayano (così almeno ho capito dalle parole dei "fans" :D).

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    1. Anche io voglio leggere Festa mobile, è l'unico libro che non ho letto di Hemingway. Io lo amo, ma è uno scrittore che non tutti apprezzano per il suo stile asciutto e quasi giornalistico, con un'introspezione ridotta all'osso e solo funzionale a ciò che racconta. Ma è quello che l'ha reso celebre ed è quello a cui devono rendere grazie tutti gli autori americani a venire.

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