sabato 23 aprile 2016

Coffee break



....Oppure era arrivato alla conclusione di essere un fallito, di avere rovinato tutto, e ardeva dalla voglia di fare qualcosa di notevole (qualcosa di più che vendere ranch o automobili o rubare vacche), qualcosa che ci avrebbe sistemato finanziariamente, lui e noi, o che ci avrebbe fatto saltare in aria, con la conseguenza che nulla sarebbe stato mai più come prima.
Ma è chiaro che lui voleva qualcosa in più dei duemila dollari di cui aveva bisogno per pagare gli indiani, perchè quelli avrebbe potuto trovarli anche senza rapinare una banca. Il qualcosa in più - qualunque fosse - fu la molla che lo spinse a fare la rapina.

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Avrei voluto abbracciarla. Sembrava la cosa più naturale da fare se volevo avere il controllo di tutto. Il telefono nel corridoio cominciò a suonare: squilli sonori, striduli, infelici, che distrussero il silenzio della casa. E così il momento passò: Berner e io quasi abbracciati, il telefono che squilla, e nessun altro che bada a noi.

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Il suo principale attributo era che incorporava un'assenza, un'assenza di cui era consapevole e che aveva un assoluto bisogno di colmare. Quello che voleva era la prova - rappresentata da me o ottenuta grazie a me - che era riuscito a colmare questa assenza. Voleva la conferma che c'era riuscito, e che non meritava di essere ulteriormente punito per i gravi errori commessi. Quando mi ignorava, in quelle settimane che passai a Partreau, cercando di non credere che sarei stato sempre solo, era perchè non aveva la certezza di poter contare su di me per ottenere ciò che voleva: non finchè non mi fossi adattato alle mie disgraziate circostanze e non avessi dimenticato le mie tragedie quel tanto che bastava per prendere in considerazione le sue. Aveva bisogno che fossi per lui un "figlio speciale": anche se solo per un momento, perchè conosceva la tegola che stava per cadergli sulla testa. Aveva bisogno che io facessi ciò che i figli fanno per i padri: testimoniare che sono essenziali, che non sono vuoti, che non sono assenze risonanti. Che contano qualcosa quando tutto il resto sembra contare poco.

Sfogliando Canada, di Richard Ford

2 commenti:

  1. Voglio leggere questo libro da un sacco di tempo, è lì in ebook che mi aspetta. Sembra davvero bello :)

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    1. Ciao Viola, a me è piaciuto moltissimo. Certo è un po' lento, ma la sua bellezza risiede tutta nella scrittura sublime di Richard Ford che sa fare autentici prodigi. Io lo consiglio!

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