giovedì 14 aprile 2016

Recensioni spot - Le notti di Salem



Prima di parlare di questo romanzo, vorrei fare una premessa: sono una lettrice "innamorata" di King. Motivo per cui leggere un suo romanzo per me è sempre fonte di puro piacere, e non lo dico con la banalità di chi va dietro il branco, ma perchè la mia passione per lui è autentica ed è parte integrante di quello che mi contraddistingue come lettrice. Anche quando  la storia che ruota attorno al romanzo è abbastanza prevedibile e il tema ampiamente sfruttato dall'editoria di ogni epoca. Perché qui si parla di Vampiri. Siamo di fronte a qualcosa che affascina l'umanità da centinaia di anni, la cui leggenda si perde nella notte dei tempi: quella dei non- morti. Ovvero il terrore al calare delle tenebre, il sangue come nutrimento, il contagio degli infetti, i paletti di frassino conficcati nel cuore, i crocifissi usati come talismani. Quello che fa la differenza è il genio di King, che sa rendere dannatamente reale anche il peggiore degli incubi, che sa raccontare la paura come nessun altro, e che ci fa tremare le viscere quando di notte ci accompagna   in giro per le stradine deserte (?) di Jerusalem Lot. Ma non è solo  questo. Tutto il contorno che disegna per noi è perfetto. I suoi personaggi sono persone ordinarie, normali, che vivono con fatica la loro esistenza; spesso sono dei perdenti, ma  nonostante questo in qualche modo riescono a sopravvivere mentre  tutti i giorni fanno i conti con i loro demoni. E proprio quando inevitabilmente scatta l'empatia con quello a cui ha dato vita, ci cattura  e ci trascina con forza dentro la sua  storia: sarà un viaggio lungo, e non ci permetterà di andarcene tanto facilmente. Perchè è da noi, umili lettori, che tutto prende vita. 
Le nostre paure nutrono da sempre la sua penna. Quelle più segrete ed incoffesabili.

UN BREVE ESTRATTO: 

Alle tre del mattino il sangue circola lento e spesso e il sonno è pesante. L'anima o dorme nell'assoluta ignoranza dei pericoli dell'ora o guarda se stessa disperando salvezza. Non ci son vie di mezzo. Alle tre del mattino, senza belletti è il volto della vecchia puttana, il mondo, e si vede che ha un occhio di vetri e le è cascato il naso. Ogni gaiezza diventa falsa e vuota, come nel castello di Pie assediato dalla Morte rossa. Ma perfino l'orrore svanisce, distrutto dalla noia. L'amore poi è un sogno.
Patrick Gillespie ciondolava dalla sua scrivania alla caffettiera, con l'aspetto di una scimmietta molto malata. Sulla scrivania, un solitario a forma d'orologio. Durante la notte aveva udito parecchie urla, un clacson suonare come impazzito, e anche, una volta, lo scalpiccio d'una fuga. Non era nemmeno uscito a vedere cosa c'era. Aveva al collo una croce, una medaglietta di san Cristoforo, e un distintivo pacifista. Non sapeva perché se li fosse infilati, tuttavia, avendoli addosso, si sentiva molto meglio. Stava pensando che , se fosse riuscito a resistere fino al mattino, avrebbe lasciato la stella e le chiavi della cella sul tavolo e se ne sarebbe andato per non tornare mai più.
Mabel Werts sedeva al tavolo della cucina, con una tazza di caffè ormai freddo davanti a sé. Le sue persiane erano chiuse e il suo binocolo aveva le lenti protette dai cappucci. Per la prima volta in sessant'anni non aveva nessuna voglia di veder cose, o sentirne. La notte era percorsa da pettegolezzi di morte che non aveva nessuna intenzione di conoscere.Bill Norton era in macchina, diretto verso l'ospedale di Cumberland, dal quale aveva ricevuto una telefonata. La telefonata era stata fatta quando sua moglie era ancora viva. Il suo volto era ligneo, impassibile. Il tergicristallo puliva ritmicamente il parabrezza davanti ai suoi occhi fissi. Stava cercando di non pensare a niente.
C'erano altri, a Jerusalem's Lot, che vegliavano, incolumi. Per la maggior parte si trattava di individui senza parenti né amici in paese. Molti di loro non si erano accorti di nulla.
Ma quelli che erano svegli avevano acceso tutte le luci, e chi avesse attraversato il paese in auto (e ne passarono diversi, diretti a Portland o a sud) sarebbe rimasto colpito da quel piccolo villaggio, così simile a tutti gli altri lungo la strada, che però aveva tante luci accese a quell'ora antelucana. Il guidatore avrebbe rallentato, cercando tracce di incendio o di qualche grave incidente; non vedendo nulla di simile, perplesso, avrebbe accelerato di nuovo e ben presto avrebbe dimenticato tutto.
Ma il fatto strano è questo: nessuno di coloro che vegliavano a Jerusalem's Lot conosceva la verità. Forse pochissimi avevano qualche vago sospetto, ma questi sospetti erano informi come feti di tre mesi. E tuttavia tutti, nessuno escluso, senza esitare erano andati a frugare in scrigni e cassetti in cerca di un qualsiasi genere d'amuleto a carattere religioso. L'avevano fatto senza riflettere, istintivamente, come un uomo che affronta da solo un lungo viaggio in macchina e si mette a cantare senza nemmeno accorgersene. Passeggiavano nervosamente da una stanza all'altra, accendevano tutte le luci della casa, e stavano bene attenti a non guardare mai fuori dalla finestra.
Soprattutto questo. Non guardavano mai dalla finestra.


Titolo: Le notti di Salem
Autore: Stephen King
Casa Editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 650
Traduttore: Dobner T.

7 commenti:

  1. Risposte
    1. Io l'ho amato molto...i suoi personaggi, indimenticabili! Vampiri a parte, o forse anche quelli ;-)

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  2. Ciao Paola complimenti per la veste vivace e accogliente che hai dato alla tua casina virtuale. Questo libro, come l'argomento vampiri non mi intriga particolarmente, ma il tuo modo di argomentare lo trovo esaustivo e piacevole. In ogni modo hai ragione, King è divino!

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    1. Caro Cuore... penso che se King scrivesse anche solo l'elenco del telefono lo leggerei! Per quanto riguarda Salem...beh, se levi i vampiri e tutti i loro orpelli, le storie umane che racconta solo assolutamente magnifiche, come sempre.

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  3. Uh sono curiosa di leggere il tuo parere di libri della Morton :-)

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    1. Sul libro...terribile t9 :-\

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    2. Non ti è piaciuto? Direi che per ora è mortalmente noioso, però ha di buono la scrittura e l'ambientazione: assolutamente divina. Continuo a leggere perché davvero la Morton scrive benissimo...

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