lunedì 18 aprile 2016

Recensione: Una lontana follia, di Kate Morton - Edizioni Sperling & Kupfer




Uno dei motivi principali per cui non sarò mai una vera "book blogger" è perché leggo quello che voglio, quando voglio. Le novità editoriali a cui stare dietro come un segugio, essere la prima a recensire un libro appena uscito e via dicendo sono cose che assolutamente non fanno per me. I libri sono un acquisto istintivo, come lo è la scelta di cosa leggere in un dato momento: leggere per dovere? No, grazie! Preferesco andare avanti per questa strada tutta mia, che non ha un fine preciso se non quello di lasciarmi guidare dalla passione per la carta stampata. Dopo aver riposto sullo scaffale l'inquientante "Mucchio d'ossa" di Stephen King, avevo voglia di immergermi in tutt'altre atmosfere. Desideravo ambientazioni squisitamente "british", avevo voglia delle antiche dimore del Kent o del Derbyshire, di giardini inglesi, di storie lontane e suggestive... qualcosa insomma di molto "brontiano". Ed è arrivata l'ispirazione giusta. Nella mia libreria transitava da tempo nel limbo dei "non-letti" questo libro di Kate Morton, "Una lontana follia". L' avevo acquistato parecchio tempo fa, immeditamente dopo aver letto "Il giardino dei segreti", letteralmente travolta dall'entusiasmo che questa scrittrice aveva suscitato in me.
Così mi sono avventurata in questo romanzo, certa che avrei trovato quello che cercavo. Sotto questo punto di vista non mi ha affatto delusa . Tuttavia alcuni aspetti mi hanno lasciata un po' perplessa, ho trovato diverse sbavature nella storia, ma soprattutto lunghi momenti di immobilità in cui mi sono un po' arenata.Chiamarla noia mi dispiace perché i libri noiosi sono altri, ed è un aggettivo che non si puo' attribuire a scrittrici così talentuse come la Morton. Su questo vorrei essere chiara, non metto in discussione la sua bravura, che si sente ad ogni frase: ce ne fossero di più, autrici come lei. Ha uno stile limpido ed elegante, in grado di raccontare nel vero senso del termine: lei tira le fila di una trama che ha inventato per noi, e noi la seguiamo senza indugio. Mai una volta ho pensato che avrebbe potuto tagliare quegli intermezzi statici, perché fanno parte del disegno finale e come tali devono restare. Per molte pagine succede poco o niente, ma non è questo il punto. Queste soste tra un punto saliente e l'altro sono riempite da descrizioni molto suggestive: il castello e la sua vita all'interno, nel presente come nel passato, l'aria dolce e malinconica delle estati nel Kent, quando i presagi della guerra imminente erano solo pensieri che si potevano facilmente scacciare osservando la natura nel pieno della sua bellezza. Ho letto "L'Abbazia di Nortangher" da poco e anche lì non succede mai niente, ma chi potrebbe mai affermare che Jane Austen scrive libri noiosi? Non voglio azzardare un parallelismo tra le due autrici, ho tirato in ballo zia Jane solo per fare un esempio di quello che volevo esprimere: la bellezza della scrittura è più importante della vicenda narrata. Deve andare oltre la storia, perché è quello che più conta. Troppe volte sono incappata in libri con storie avvicenti che pagina dopo pagina si sono perse nelle trame di una scrittura mediocre. Insomma: si può apprezzare un romanzo pieno di esercizi stilistici eccellenti con una trama un po' barcollante, ma non il contrario. Almeno per me non è possibile. Detto questo, passiamo al dunque. Kate Morton imbastisce una storia con ambientazioni perfette, che sa far rivivere in modo splendido grazie alla sua bravura. Con qualche pennellata e senza troppe fioriture ci trasporta subito nel Kent, davanti alle mura di un castello ottocentesco. Questo luogo sarà il fulcro di vicende che abbracciano un arco temporale molto vasto, che va dai primi del 1900 fino al 1992, anno in cui tutto comincia. Vicende che poco alla volta si incastreranno tra loro fino a giungere ad una verità tenuta nascosta per cinquanta lunghissimi anni. Sono gli anni della seconda guerra mondiale, quando una Londra sotto attacco cercò rifugio per i propri bambini nelle campagne circostanti, nell'intento di proteggerli dai massivi bombardamenti tedeschi. Sono gli anni in cui le persone un po' diverse dagli altri, gli spiriti anticonformisti e troppo sensibili venivano considerati "pazzi" e rinchiusi nei manicomi con molta facilità, storditi da tranquillanti e lasciati soli ad impazzire ancora di più, vittime di paure e traumi che nessuno era in grado di comprendere.Sono gli anni in cui la vita per le donne sole era realmente difficile, perché priva di qualisasi scelta. Nessuna donna poteva decidere la propria felicità, il matrimonio e la totale devozione alla famiglia di origine erano una consuetudine a cui non ci si poteva sottrarre. Chi lo faceva, ne pagava le conseguenze. Tre anziane sorelle abitano ancora quel castello isolato, alimentando da anni le chiacchiere del paese. Le mura che lo circondano, di fronte alle quali la giovane Edith si perde in domande che non trovano risposta, custodiscono la memoria di quello che accadde molti anni prima. L'inquietudine che sente Edith è l'eco della follia di un padre che è ricaduta inesorabile sulle sue figlie, come una colpa da espiare. Ci sono persone che non sono in grado di confrontarsi con la realtà, perché non riescono a venire a patti con il dolore della vita. Forse sono solo anime troppo sensibili, che assorbono come spugne il male di vivere, caricandosi fardelli che a volte nemmeno appartengono loro. Rinchiudono i traumi del passato in un angolo delle loro menti e vivono sospesi, come in un'attesa continua. Ma ogni tanto l'eco della paura ritorna, i pensieri ossessivi diventano voci reali che nessun altro può sentire. Quando la tragedia inevitabilmente arriva, (perché nelle vite di tutti capita qualcosa di tremendo, statene certi) il passato con i suoi mostri non si accontenta più di un angolo polveroso della mente; mangia il cuore di quelle anime fragili e succhia loro quel po' di vita a cui erano riuscite faticosamente ad agrapparsi, trasportandole chissà dove... probabilmente in un luogo in cui i ricordi felici sono la sola realtà con cui dover convivere.
Chi può dire allora che siano loro, i folli?

Titolo: Una lontana follia
Autore: Kate Morton
Casa Editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 556
Traduttore: Ghiagheddu A.E.

12 commenti:

  1. E già, chi può dirlo? La follia s'insinua traditrice nei meandri della nostra mente, si addormenta in noi per risvegliarsi a suo piacimento e divorare la nostra anima. Non ho letto questo libro, anche se già conosco la scrittrice, e la tua splendida recensione ha destato il mio interesse :)

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    1. Sono contenta di averti incuriosita, questa scrittrice merita di essere letta, e pazienza se qualche volta si dilunga un po...adoro il suo modo di scrivere.

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  2. Un'autrice che piace molto anche a me. Penso di aver letto tutto quello che è stato tradotto in italiano e forse questo titolo non è il mio preferito, ma la Morton è comunque, come dici, una garanzia!
    Continua a leggere quel che ti senti e ti va! io ultimamente, ricevendo qualche romanzo dalle case editrici, cerco di leggerlo in tempi brevi, ma se non mi piace mollo il colpo. Troppi bei libri da recuperare e troppo poco tempo!

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    1. Eh già..."troppi libri, troppo poco tempo" potrebbe essere il nostro motto! Certamente che se ricevessi qualche omaggio dalla CE darei la priorità a loro, mi sentirei logicamente in dovere...Però mi metterebbe proprio ansia dover leggere così! Bisogna leggere prima di tutto per proprio piacere personale, altrimenti diventa un altro lavoro e tu fai bene a mollare se la cosa non è di tuo gradimento :-) Della Morton ora voglio leggere RITORNO A RIVER MANOR, il suo primo successo. Sono sicura che lo amerò!

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  3. Questo è l'unico romanzo della Morton che non ho ancora letto. Credo proprio che dovrò rimediare prima possibile ;)

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  4. Probabilmente è meno bello degli altri però ha un fascino incredibile, che sopperisce degnamente i tempi morti! Chi non vorrebbe catapultarsi in un antico castello del Kent, a sorseggiare il the con tre sorelle dai molti segreti?

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  5. Ciao Paola concordo con il tuo pensiero iniziale, di leggere seguendo l' istinto e non seguire le uscite del momento e quindi "dover" leggere! Non so se sono stata chiara, ma anche io sto cercando di seguire questa logica. Ritornando alla Morton, lei è la mia scrittrice preferita, Una lontana follia è nella mia libreria nel settore dei libri ancora non letti, ma penso di rimediare al più presto! Belle parole, complimenti!

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    1. Anche io lo avevo nel limbo dei non letti, stupidamente. Soprattutto perché nel frattempo ho scelto letture decisamente peggiori....Chissà perché decidiamo di rimandare....

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  6. Bella la tua considerazione iniziale!!! Della Morton ho letto solo Ritorno a Riverton ecc., ma non mi aveva colpita più di tanto. Penso che ora (si fa per dire, intendo a breve ossia entro giugno) leggerò il giardino dei segreti che mi pare ti sia piaciuto di più.
    un saluto da lea

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    1. Il Giardino dei segreti mi è piaciuto veramente molto. Sa scrivere divinamente questa donna, non mi stancherò mai di riperterlo!!

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  7. Non ho letto nessun suo libro, ma mi affascina il modo con cui hai descritto questo.
    Invece avevo già intenzione di leggere (prima o poi) "L'Abbazia di Nortangher"che tra i romanzi canonici della Austen è l'unico che mi manca assieme a "Persuasione".
    Certo, aver letto che non succede niente, non mi rende così desiderosa di iniziarlo... anche perché con la Austen ho avuto un rapporto abbastanza conflittuale...


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  8. Ciao Muriomu, io sono convinta che se il genere ti piace amerai anche al Morton e persino questo libro, che non è un turbine di avvenimenti ma nemmeno così....lento. Ci sono solo alcuni momenti un po' lunghi, ma è l'unico appunto che mi sono sentita di fare! Per quanto riguarda la Austen una cosa è certa: i suoi libri sono amati non per quello che racconta, ma come lo racconta. Il che è spesso difficile, dato che siamo lontane due secoli da lei e dal quel certo modo di scrivere.
    Ti ringrazio per l'invito al giveway, però dal momento che non leggo i fantasy preferisco lasciare il posto a qualche altra ragazza che invece desidera il regalo :-)

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