martedì 31 maggio 2016

Cose da scrittrici: Lieberstraume, di Daniela Iannone - Edizioni Gruppo Albatros I Fili




Oggi vi voglio segnalare il nuovo libro della scrittrice emergente Daniela Iannone, che mi ha contattata  chiedendomi gentilmente un po' di pubblicità per il suo nuovo lavoro. Ha già all'attivo un altro  romanzo, "IL VELENO DEI SANTI", edizioni "GRUPPO ALBATROS IL FILO". Mi ha incuriosito molto la sinossi che pubblico qui di seguito: amo i gialli, soprattutto quelli ambientati in Italia. E amo soprattutto l'idea di poter dare un piccolo aiuto a tutti coloro (giovani e meno giovani) che provano a cimentarsi con la scrittura, cercando di ritagliarsi uno spazio in un mondo in cui emergere è ancora troppo difficile.

SINOSSI:
La fitta coltre di nebbia che impediva di vedere il cielo, a qualsiasi ora del giorno, era davvero insolita. C'era chi lavorava tutto il giorno in miniera e quindi non ci faceva caso, chi scrollava le spalle non curandosene e c'era una vecchina che con le sue carte aveva letto che il colore che l'aria aveva da un mese fosse senza ombra di dubbio un cattivo presagio. Qualcosa di terribile stava per succedere nel castello di Cassano D'Adda, i Tarocchi dicevano sempre la stessa cosa: sangue e dolore. Ma anche se si sapeva a chi sarebbe successo, il corso ineluttabile del destino non si poteva cambiare, non si poteva fare nulla. Nella nebbia si celava la malvagità e l'avidità di un uomo crudele e la commovente storia d'amore senza tempo della contessina Miranda Varriale e del giovane Laerte. Passato e presente si intrecciano, un incubo si trasforma in un sogno d'amore che, nelle dolci note melodiche e romantiche di "Liebestraume" suonato al pianoforte, ci riporta nell'Ottocento anche se si dovrà aspettare oltre centocinquanta anni perché il sogno si realizzi.

 Se siete interessati, lo potete trovare QUI

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lunedì 30 maggio 2016

Incipit: la ragazza di Bube, di Carlo Cassola



Mara sbadigliò. Era una bella noia essere costretta a stare in casa per colpa del fratello! Le venne in mente che avrebbe potuto lo stesso andarsene fuori: Vinicio si sarebbe messo a strillare, e poi la sera lo avrebbe raccontato alla madre; ma lei avrebbe potuto sempre dire che non era vero. E, dopo, gliele avrebbe anche date, a Vinicio.
Le piacque talmente l'idea che le venne una gran voglia di farlo. Ma poi indugiò a guardarsi nello specchio ovale del cassettone. Si mise le mani sotto i capelli, per vedere come sarebbe stata se li avesse avuti gonfi. Il vetro era scheggiato per traverso, sì che non ci si poteva specchiar bene: la faccia non entrava tutta.

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domenica 29 maggio 2016

Coffee break




A questo punto, per quanto mi riguardava, le 42.500 miglia di autostrade larghe e dritte potevano anche andare all'inferno; io preferivo viaggiare sui tre milioni di miglia costituiti dalle strade rurali americane, strette, tortuose e a due sole carreggiate, quelle cioè che portano a Podunk e Toonerville, tra i campi, i boschi, i piccoli borghi, gli stagni, le stazioncine sperdute, i punti-panoramici-della-strada e i paesini che "se ti distrai un attimo li hai già superati". In quei posti dove viene da dirsi: "Mio Dio! Pensa se vivessi qui!" Nel bel mezzo del Nulla

                                                                       ***
Etimologia: curioso - stessa radice di cura - una volta significava "colui che osserva con cura", attentamente. Forse il tonico della curiosità potrebbe contrastare la sensazione paralizzante che la vita si muova inesorabile verso l'assurdo. Assurdo, peraltro, deriva da una parola latina che significa "sordo, ottenebrato". Forse il viaggio, tramite l'osservazione di ciò che è ovvio e ordinario, può essere una terapia, un mezzo per far sì che l'occhio esterno apra l'occhio interno. I vecchi segnali presso gli attraversamenti incustoditi dei binari ammonivano: FERMATI, GUARDA, ASCOLTA. E' ciò che Whitman ha definito "il profondo insegnamento della ricezione".
Un nuovo modo di osservare può indurre la scoperta di cose nuove: il radiotelescopio ha individuato quasar e pulsar, il microscopio a scansione elettronica ha evidenziato i flagelli dei batteri. Ma proviamo a ribaltare la domanda: le cose nuove inducono un nuovo modo di osservare?

                                                                        ***
Sono stato sgridato, sballottato, ostacolato, vilipeso, appeso, maciullato, sgarrato, schiacciato, ingannato, strizzato e derubato; tartassato da tasse di guerra, tasse sui profitti, tasse sulle vendite, tasse sui cani, dai tassi di interesse e dalla sintassi, oppresso dalle obbligazioni del Tesoro, dai doveri filiali, dai vincoli matrimoniali, dalla Croce Rossa, dalla Croce Blu e dai crociati fasulli di tutte le risme; mi sono ammazzato di lavoro, ho ammazzato gli altri di lavoro, mi sono ubriacato e ho ubriacato gli altri, ho perduto tutti i miei averi e ora, per non aver voglia di prestare o dilapidare quel poco che guadagno o riesco a elemosinare, a farmi prestare e a rubare, vengo maledetto, incriminato, boicottato, rimproverato, chiacchierato, abbindolato, frainteso, calpestato, represso, rapinato e ridotto praticamente in rovina. C'è un unico e solo motivo per cui tiro avanti: sono proprio curioso di vedere
CHE COSA DIAVOLO SUCCEDERA' ANCORA.

Sfogliando Strade Blu, di Willima Least Heat- Moon

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venerdì 27 maggio 2016

Explicit - Le città invisibili, di Italo Calvino

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

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mercoledì 25 maggio 2016

Recensioni: Un incantevole aprile, di Elizabeth Von Armin - Edizioni Bollati Boringhieri

Prima di recensire il romanzo mi piacerebbe fare una piccola digressione sull'autrice, Elizabeth Von Armin. Non sono solita a parlare degli autori che leggo, ma comincio a pensare che invece sarebbe interessante dedicare loro qualche riga: capita spesso di imbattersi in curiosi aneddoti, spesso strettamente collegati ai romanzi a cui danno vita. E' proprio questo il caso della nostra autrice, il cui vero nome è Mary Annette Beauchamp. Nacque nel 1866 a Sidney, in Australia, da una famiglia borghese: fu una donna audace per quei tempi, si sposò due volte ( prima con un conte tedesco, poi con un duca inglese), ebbe un certo numero di amanti e cinque figli che le diedero ben poche soddisfazoni. Era affascinante, colta, intelligente ed ironica e per questo piaceva molto agli uomini. Scrisse ben 21 romanzi, il primo dei quali, “Il giardino di Elizabeth”, edito nel 1898,divenne subito un “best seller” che superò di gran lunga le vendite degli autori (maschi) che in quegli anni andavano per la maggiore. I suoi libri, un successo dietro l'altro, le fruttarono molto denaro ma lei non poteva disporne: sono gli albori del 1900, e all'epoca il denaro guadagnato dalle mogli apparteneva di diritto ai mariti. Bella fregatura.
La scrittura era l' unica forma d'arte tollerata per una donna, al punto che le scrittrici venivano spesso considerate creature ambigue, poco raccomandabili, addirittura ridicolizzate dalla stampa. Per questo motivo molte autrici sceglievano di tutelarsi nascondendosi dietro uno pseudonimo maschile, ma non Mary Beauchamp. Era troppo anticonformista per adattarsi ad utilizzare uno stratagemma simile.Dopo innumerevoli litigi con il marito, il Conte Von Armin, riuscì ad ottenere il permesso di pubblicare il suo primo romanzo in completo anonimato. Il marito temeva infatti che la stravaganza delle moglie potesse macchiare lo stemma di famiglia, e quindi le impedì di usare il suo nome.  Una donna del suo temperamento però non era in grado di abbassare la testa troppo a lungo: decise pertanto di pubblicare tutti suoi romanzi successivi con il nome di Elizabeth Von Armin, omaggiando il suo esordio e mantenendo il nome del primo marito, anche se in seguito si risposò. Bollati Boringhieri ha pubblicato per la prima volta il suo romanzo d'esordio nel 1989, facendo innamorare i lettori italiani di questa talentuosa scrittrice, così fuori dagli schemi tipici del suo tempo. Questa donna straordinaria non si è mai voluta adattare al ruolo marginale imposto da una società che lei definiva vecchia e ottusa, ed ha sempre rifuggito qualsiasi corrente letteraria, seguendo un percorso tutto suo. Fu una scrittrice raffinata, arguta, ironica, di rara intelligenza. Mi dispiace constatare che non tutti hanno apprezzato i suoi romanzi. Ho sentito persone recensire “Un incantevole aprile” defininendo noioso sia il libro sia l'autrice stessa. Ma, gusti personali a parte, come si può definire noiosa una scrittura talmente sopraffina? Certo, se spostiamo l'attenzione solo sugli avvenimenti e sul contenuto spiccio del romanzo, è vero che gli accadimenti sono pochi. Ma un libro non è solo un contenitore di “cose che succedono”. E' accrescimento, è ricchezza, è stile, è arte.Quando ci si imbatte in un'autrice del genere, per me esiste solo un imperativo: godere pienamente della lettura. E così ho fatto, assaporando ogni riga di questo romanzo, incantevole come il titolo.
Come affermavo all'inizio, capita spesso che l'autore porti un pezzo della sua vita all'interno di ciò che scrive. Quando la spinta creativa parte dal proprio vissuto a mio avviso escono fuori i romanzi migliori. Così come “Il Giardino di Elizabeth”, anche “Un incantevole aprile” contiente molti spunti autobiografici: tutte le quattro protagoniste del romanzo raccontano una piccola parte di Elisabeth -Mary Annette.
La storia comincia a Londra, in pieni anni venti. La pioggia scandisce incessantemente le giornate, intristendo gli umori e rendendo la primavera una chimera lontana. In un club femminile della città due signore, la signora Arbuthnot e la signora Wilkins, annoiate e incupite dal clima uggioso, stanno leggendo lo stesso annuncio pubblicato sul Times, entrambe incuoriosite dalla proposta: un castello medievale in Italia, nella splendida riviera ligure, in affitto per tutto il mese di aprile. Le due donne non si conoscono, ma si adocchiano l'un l'altra e cominciano a stringere amicizia: diverse per carattere, le accomuna una forte insoddisfazione personale ed una vita coniugale ormai logora, con mariti assenti e completamente concentrati su loro stessi.Tra una chiacchiera e l'altra la titubanza iniziale lascia il posto all'entusiasmo e l'immagine della primavera italiana comincia a farsi sempre più vivida: il sole tipiedo, i giardini con il glicine in fiore, il maniero inondato di luce e il luccichio del mare in lontananza... l'idea di fuggire dal grigiore delle loro vite londinesi sembra essere l'antidoto giusto alla tristezza che le opprime. In un pomeriggio è già tutto deciso, partiranno insieme. Per prima cosa pubblicano un' inserzione sul giornale per cercare altre compagne di viaggio: non sono benestanti ed hanno bisogno di dividere le spese. Al loro annuncio rispondono la signora Fisher, un’anziana donna che vive nel ricordo dello splendore di un'epoca passata e Lady Caroline Dester, una bella ragazza desiderosa di fuggire da tutto e da tutti.
La convivenza tra le quattro donne non sarà priva di battibecchi e di situazioni particolari, dovute soprattutto alla differenza di età e di carattere, ma sarà per tutte un'esperienza intensa che restituirà loro la gioia di viviere. Ognuna di loro avrà modo di riflettere e di rimettere ordine nella propria vita, scoprendo finalmente che cercare e desiderare la propria felicità non è affatto un peccato o uno sciocco capriccio, ma il diritto primario di ogni essere vivente. Giorno dopo giorno la bellezza del paesaggio finisce per incantare le donne, il sole tiepido riscalda la pelle e il cuore e scioglie ogni nodo che le intrappola. C'è chi ritrova dentro di sé l'amore per il proprio marito e una rinnovata gioia coniugale, chi scopre che essere anziani non significa doversi necessariamente chiudersi alla vita, chi finisce per accettare completamente sé stessa e chi continuerà a giocare con l'amore nell'attesa che arrivi il momento giusto per costruirsi un futuro.
Quello che mi ha stupita, considerando il fatto che il romanzo è stato pubblicato nel 1923, è la modernità del tema trattato. Gli avvenimenti sono pochi, perché l'attenzione è quasi interamente spostata sul mondo interiore dei protagonisti, ma il filo conduttore del romanzo è straordinariamente attuale: si parla di donne in crisi di identità, insoddisfatte della propria condizione e desiderose di un cambiamento. Nei limiti imposti dall'epoca, cercano comunque di lottaare per la propria felicità, senza accettare passivamente una vita che non sentono più “loro”.
Sono donne moderne e anticonformiste, così come lo era la Von Armin. Oggi, quando ci sentiamo in conflitto con noi stesse e con il mondo, coltiviamo lo stesso intenso desiderio di fuga. Molte di noi intraprendono viaggi lontani, magari dall'altro capo del mondo, per immergersi completamente in altre atmosfere, luoghi, culture, che curino l'anima con stimoli nuovi.  Nel 1923, per delle donne britanniche,tutto questo era rappresentato dall'Italia.
Elizabeth von Arnim trascorse davvero una vacanza in Liguria, al castello Brown, nella meravigliosa cornice di Portofino (dove girarono anche il film tratto dal libro). Anch'esso era di proprietà di un inglese. La sua esperienza in questo luogo incantevole da l'impronta decisiva al romanzo: nessuno avrebbe mai saputo descrivere meglio la bellezza di quei paesaggi suggestivi, incastonati tra cielo e mare, se non avesse mai visto con i propri occhi la costa ligure, quando la primavera sboccia e i profumi del mediterraneo inebriano i sensi.
Anche io posso parlare per esperienza: vivo sulla costa ligure, e quando percorro certe strade che si snodano sulle scogliere tra pini marittimi e ginestre, gettate a picco sul mare perennemente increspato dalla brezza, non posso fare a meno di provare gratitudine per quella vista che mi allarga l'orizzonte. Se a questo panorama perfetto aggiungiamo anche l'allegria e l'intimità delle chiacchiere tra donne...beh, allora in questo romanzo si rischia davvero di lasciarci il cuore.

Titolo: Un incantevole aprile
Autore: Elizabeth Von Armin
Casa Editrice: Bollati Boringhieri
Pagine: 240
Traduttore: Balacco L.




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lunedì 23 maggio 2016

Incipit - Novecento


Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa... e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire... Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi... Eppure c'era sempre uno, uno solo, uno che per primo... la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte... magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni... alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare... e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov'era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l'America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l'aveva fatta lui, l'America. La sera, dopo il lavoro, e le domeniche, si era fatto aiutare dal cognato, muratore, brava persona... prima aveva in mente qualcosa in compensato, poi... gli ha preso un po' la mano, ha fatto l'America...

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sabato 21 maggio 2016

Coffee break



Lo splendore dell'aprile italiano era ai suoi piedi. Il sole la inondava di luce e il mare giaceva addormentato, muovendosi debolmente. Al di là della baia, anche le incantevoli montagne, dai colori squisitamente variegati, erano addormentate nella luce; e sotto la sua finestra, in fondo al pendio erboso costellato di fiori dal quale si ergevano le mura del castello, un grande cipresso si stagliava come un'enorme spada nera contro le tenui sfumature azzurre, violette e rosa delle montagne e del mare.
Restò a bocca aperta. Una simile bellezza… e lei lì ad ammirarla. Una simile bellezza… e lei lì, viva, a parteciparne. Il suo volto era immerso nella luce. Profumi deliziosi salivano alla finestra e l'accarezzavano, una brezza leggera le sollevava dolcemente i capelli. Laggiù nella baia un gruppo di barche da pesca quasi immobili stavano sospese sul mare calmo, come uno stormo di uccelli bianchi. Che meraviglia, che splendore! Non essere morta prima… aver avuto la possibilità di vedere, respirare, sentire tutto questo… Restò a bocca aperta, incantata. Era la felicità? Com'era povera e mediocre la vita di tutti i giorni. Ma cosa dire, come descriverla? Non stava più nella pelle, era come se fosse troppo piccola per contenere tutta quella felicità, come trovarsi in un bagno di luce. Era sorprendente provare questa beatitudine totale, perché qui lei si trovava, e non faceva né avrebbe fatto una sola cosa per gli altri, non doveva fare nulla che non avrebbe desiderato.

                                                                            ***

Desiderava stare sola, ma non sentirsi sola. Questo era molto diverso, era una sensazione che faceva male, che feriva spaventosamente nel profondo, era ciò che spaventava di più. Era il motivo per cui si andava a tutti quei ricevimenti, e negli ultimi tempi anche i ricevimenti qualche volta non erano sembrati un rifugio del tutto sicuro. Ci si poteva sentire soli indipendentemente dalle situazioni, ma dipendeva forse dal modo in cui le si affrontava?

                                                                            ***

Con che intensità desiderava di nuovo essere importante per qualcuno! Non di esserlo sulle tribune, o come membro di un'organizzazione, ma importante nella vita privata, per una persona soltanto, nell'intimità, senza nessuno che lo sapesse o vi badasse. In un mondo così affollato, non sembrava pretendere troppo: chiedeva solo una persona, una tra tutti quei milioni, tutta per sé. Qualcuno che avesse bisogno di te, che ti pensasse, che fosse ansioso di vederti… oh, com'era forte il desiderio di sentirsi preziosi!

 Sfogliando "Un incantevole aprile", di Elizabeth Von Armin                                                              

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venerdì 20 maggio 2016

Explicit: Espiazione, di Ian McEwan



Ho osservato il primo chiarore grigio rivelare i contorni del parco e dei ponti sul lago che non c’è più. E del viale lungo e stretto sul quale portarono via Robbie, nella luce bianca. Mi piace pensare che non sia debolezza né desiderio di fuga, ma un ultimo gesto di cortesia, una presa di posizione contro la dimenticanza e l’angoscia, permettere ai miei amanti di sopravvivere e vederli riuniti alla fine. Ho regalato loro la felicità, ma non sono stata tanto opportunista da consentire che mi perdonassero, non proprio, non ancora. E se avessi il potere di evocare la loro presenza alla mia festa di compleanno… Robbie e Cecilia, ancora vivi, ancora innamorati, seduti accanto in biblioteca, a sorridere delle Disavventure di Arabella? Non è escluso. Ora basta però, devo dormire.

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martedì 17 maggio 2016

Liebster Award 2016. Discover new blogs.


Dal momento che il mio blog è attivo solo dall'estate scorsa, mi ero persa il Liebster Award. Ho scoperto che esiste da un po', e consiste in un premio-tag che permette ai vari blog di farsi conoscere. Quest'anno l'obiettivo è quello di dare spazio ai blog piccolino come il mio, che hanno meno di 200 follower. Non partecipo sempre ai book tag per motivi di tempo, però a questo non ho voluto rinunciare. Mi piace molto come è strutturato, inoltre da la possibilità di parlare un po' di se e della propria casa virtuale in modo simpatico e (credo) non noioso. Insomma, ogni tanto un po di pubblicità ci vuole! 
Partiamo dunque con le regole: 

1)Ringraziare chi ci ha premiato
Ringrazio per avermi nominato Roberta del blog La libreria di Tessa: andate a curiosare, se ancora non lo conoscete. Seguo il suo blog sempre molto volentieri, abbiamo gusti affini in fatto di letture e credo anche caratterialmente, almeno da quanto traspare attraverso ciò che scrive. Se volete farvi un'idea precisa di un libro prima di acquistarlo, cercate tra le sue recensioni: centra sempre il punto! 
Dopo quella di Tessa ho ricevuto un'altra nomination da Nancy di Leggere tra le nuvole, cosa che mi fa molto molto piacere. Il suo blog è nuovo anche per me, questa mattina sono andata a sbirciare e devo dire che è proprio ben fatto! Semplice ma di effetto,  merita assolutamente di essere seguito. Ma non finisce qui per me. Proprio ieri, mentre girovagavo tra i miei blog preferiti, incappo ne L' Anima delle storie, che vi invito a seguire se già non lo conoscete. La sua proprietaria, Ilsie Aiken, è una ragazza molto preparata, scrive benissimo e non annoia mai. Insomma, non mi perdo un suo post perché ha davvero una marcia in più. Scopro così di essere stata nominata anche da lei, con mio immenso piacere. Pubblicherò quindi anche la sua intervista. Grazie a tutti di cuore, ancora una volta. Per me, neonata nella blogosfera, essere stata "pensata" da altri blog è una cosa molto importante. Ma proprio quando pensavo che le sorprese fossero finite, ecco che arriva inaspettata una nuova nomination, questa volta da parte di Mjchela Reader del blog Overdose di libri
Lo seguo da poco, ma  già mi piace molto. Mijcheal è giovanissima, fortemente dipendente dai libri (il titolo la dice lunga!) e piena di sprint...passate a trovarla! In coda al post troverete la sua intervista per me. Un altro, sentitissimo ringraziamento a tutte le blogger che si sono ricordate di "Cose da lettrici". Altro giro quindi!
2)Scrivere qualcosa sul blog che preferite: Ce ne sono diversi che preferisco, chi per un verso chi per un altro. Anche io seguo Tessa nella sua trasgressione e non nomino nessun blog in particolare, non posso e non voglio proprio scegliere...
3)Rispondere alle 11 domande del blogger che ti ha nominato:

PRIMA  NOMINATION: le risposte all'intervista di Roberta
a) Hai la possibilità di fare una domanda a un'autore/autrice, una domanda di qualsiasi tipo, che autore scegli e cosa gli/le chiedi? 
Vorrei fare una domanda a Stephen King, anche se limitarmi ad una sola con davanti LUI sarebbe impossibile. Gli vorrei chiedere, semplicemente, quali tra i personaggi da lui creati (che saranno centinaia) ha amato ed ama di più.
b) Un libro, letto nell'ultimo anno, che ti ha stupito (in positivo o negativo).
Uno su tutti? “Tutta la luce che non vediamo” di Anthony Doerr, di cui ho amato l'intensità poetica contrapposta alla drammaticità degli eventi raccontati. Una vera perla.  
c) Un libro che ti ha fatto piangere?
“Stand by me” di Stephen King. Ricordo perfettamente che quando l'ho finito ero in spiaggia, distesa al sole, e le lacrime mi scendevano irrefrenabili dietro gli occhiali scuri. Avevo il magone.
 d) Cartaceo o digitale?
A dispetto della tecnologia che avanza continuo ad amare molto di più il caro, buon vecchio libro di carta.  
e) Il tuo personaggio di "carta" preferito?
Non ci devo pensare nemmeno un secondo: Jane Eyre. Sempre e per sempre!  
f) Come nasce il nome del tuo blog?
Questa potrebbe essere una storia lunga dal momento che ho aperto due blog precedenti a questo, ognuno con un nome diverso. “Cose da lettrici” è il blog definitivo dal nome definitivo, perché è un'espressione che vuole racchiudere in sé un mondo molto particolare. Che non è solo quello di chi ama leggere, ma è quello di una donna che ama leggere, che ama la cultura, è curiosa, desidera informarsi e vuole essere considerata al pari di un uomo, intellettualmente parlando. “cose da lettrici” è un blog in cui non si parlerà mai di “sole cuore e amore”. Inorridisco al solo pensiero!
 g) Riesci a descriverti in 3 parole?
Curiosa, ansiosa, sempre pronta a dare una mano.
h) Dolce o salato?
Salato...un aperitivo dopo il lavoro mi rende felice come poche altre cose.
i)Il tuo hobby (lettura a parte)?  
Ascolto e mi interesso di musica rock, soul e blues... e giardinaggio. Adoro il mio giardino urbano (=terrazzo) 
l)Il tuo sogno nel cassetto?
Un viaggio a New York che programmo da anni.
m)Il romanzo che porteresti con te in un viaggio attorno al mondo?  
“Il Conte di Montecristo” di Alexander Dumas: sono come 3 libri in uno solo...

SECONDA NOMINATION: le risposte all'intervista di Nancy

1)Oltre ai libri, quale passione hai?
Ascolto e mi interesso molto di musica rock, soul e blues e mi piace fare giardinaggio, che per ora si limita ad un terrazzo...un domani spero di avere un giardino di cui prendermi cura.
2) Regaleresti o doneresti, ad una associazione o biblioteca, i tuoi libri?
Si certo, l'ho già fatto e lo rifaccio ogni volta che posso. Logicamente i libri che ho amato di più non li regalo, li tengo per me.
3) Cosa ti piace della lettura (e dell'editoria in generale)?
Mi piace il fatto che l'editoria abbraccia talmente tanti settori che riesce ad offrire una scelta molto vasta, tale da coinvolgere qualsiasi tipologia di lettore. Per fortuna non esistono limiti: ognuno in libreria può trovare il suo angolo perfetto.
4) Cosa non ti piace?
Non mi piace trovare pubblicati libri di persone che sono tutto fuorché scrittori, che riescono ad ottenere questo risultato solo perché sono personaggi famosi. Un caso su tutti? Barbara d'Urso. O peggio ancora Fabrizio Corona. Guarda caso però la casa editrice di riferimento è la stessa....
5) In quale città letteraria ti piacerebbe vivere?
Sicuramente Firenze, ma per la cultura in generale più che per la sola letteratura.
6) Quale personaggio hai odiato di più?
Anastasia Steel di 50 sfumature di grigio. Sono arrivata a metà libro pensando le peggio cose di questa ragazza (credo fortemente che sia cerebrolesa e che lui sia uno stalker).
7) Il libro peggiore che hai letto?  
Vedi sopra...anche se non sono riuscita a finirlo, cosa che mi capita raramente con un libro. Di solito mi impongo di finirlo, ma questa volta mi sono dovuta arrendere.
8) Il libro più bello che hai letto e che non ti aspettavi ti piacesse.
Delitto e Castigo di Dostoevskij .Credevo che fosse mortalmente noioso, ho deciso di leggerlo per senso del dovere. Invece mi ha tenuta incollata alle pagine e l'ho finito in pochi giorni. Cose che succedono quando chi scrive è un genio.
9) Compri libri perché vanno di moda nei blog, o per intuito? 
Ti fai influenzare?
Assolutamente non per moda. Generalmente non mi faccio influenzare da nulla, rifuggo la troppa pubblicità, i best seller li guardo con sospetto...vado ad intuito, sempre. Qualche  volta però mi lascio convincere, e spesso succede quello che segue....
10) Ti sei mai pentita di aver acquistato un libro acclamato dal pubblico e che poi hai trovato deludente?
Si, diverse volte, come preannunciavo sopra. E' il classico caso in cui il mio intuito fa cilecca, oppure quando non lo seguo abbastanza.
11) Come deve essere il tuo libro ideale?( Per avere un 5 stelle per intenderci)
La trama non è la cosa principale, quello che mi colpisce è senza dubbio lo stile: deve essere fluido, essenziale ma non banale. Detesto le banalità da bacio perugina alla Fabio Volo, per intenderci. La scrittura deve avere qualcosa di speciale, dopo di che l'autore potrebbe descrivere anche l'elenco telefonico che non me ne accorgerei.


TERZA NOMINATION: Le risposte all'intervista di Ilsie

1- Molto banalmente, cartaceo o digitale?
Io sono e sarò sempre per il cartaceo. L'ebook è un valido strumento per affiancare la lettura, che peraltro utilizzo, ma per me non potrà mai sostituire il libro “vero”.
2- Qual è il tuo posto preferito per leggere?
Il divano, tutta rannicchiata sotto il mio pile (d'inverno) o con il ventilatore puntato sulle gambe (d'estate)
3- Hai un oggetto speciale che collegate alla vostra infanzia o comunque ad un ricordo molto felice?  
Una scimmietta peluche che mi regalò la mia nonna il giorno del mio 4*compleanno, che chiamai Nocciolina. Ce l'ho ancora, e quando penso alla mia infanzia mi viene in mente subito lei, da cui non mi staccavo mai!
4- Qual è il tuo film preferito e perché? 
Colazione da Tiffany. Perché amo Audrey Hepburn, perché amo Holly Golightly, amo Trumane Capote, amo New York, amo gli anni sessanta...Potrei recitare a memoria le battute e non mi stanco mai di rivederlo ogni volta che lo passano in tv.
5- Preferisci le stagioni dell'anno calde oppure quelle fredde?
Quelle calde...sono super freddolosa e amo passare i pomeriggi liberi al mare.
6- Hai degli animali domestici?
Ho avuto una gatta per vent'anni, dai 9 ai 29, poi più nulla. E' cresciuta letteralmente insieme a me. Si chiamava Briciola ed era uno splendido esemplare di Norvegese delle Foreste.
7- Hai una storia che vuoi leggere da sempre e che non sei ancora riuscita ad iniziare?
Si, vorrei iniziare a leggere Guerra e Pace di Tolstoj ma rimando sempre. E' una sfida importante, devo sentirmi pronta!
8- Leggi dei quotidiani per tenerti informata?
Il sabato mattina compro smpre il quotidiano, è un'abitudine che ho ereditato da mio padre. Anche perché ho più tempo per leggerlo.
9- Qual è stato il tuo primo concerto?
Gianni Morandi. Avevo 15 anni e mi sono divertita tantissimo!
10- Quanti libri hai deciso di leggere quest'anno?
§Spero di riuscire a leggerne almeno 30, come l'anno scorso, che è il mio massimo. Sopra questo numero non riesco mai ad andare.
11- Qual è la caratteristica che meno ti piace nelle persone?
Non sopporto la maleducazione, mi manda davvero fuori dai gangheri. E purtroppo in giro ce n'è tanta, troppa.


QUARTA NOMINATION: Le risposte all'intervista di Mjchela

1.Qual è stato il primo libro che avete letto?
Piccole donne, di Luois May Alcott. Preso in prestito dalla biblioteca della mia scuola elementare. Ricordo ancora l'edizione consunta, stava insieme con lo scotch!
2. Cos'è, per voi, un libro? 
Ricchezza interiore, accrescimento personale, evasione.
3. Qual è stato l'ultimo libro che avete letto? 
Il secondo volume della saga de I Cazalet “Il tempo dell'attesa”, di Elizabeth Howard
4. Leggere, quali emozioni vi suscita? 
Principalemente un senso di benessere e di appagamento emotivo.
5. Qual è il vostro libro preferito? E per quale motivo?
E' molto difficile rispondere a questa domanda, anche perché la risposta potrebbe variare in futuro...allo stato attuale direi “Il Conte di Montecristo”, di Alexander Dumas. Perché oltre alla trama, intrigante e piena di spunti di riflessione, è un libro che ne racchiude come minimo altri tre, per la ricchezza della storia e per la profondità di pensiero che contiene.
6. Avete degli hobby? 
Ascolto e mi interesso di musica rock anni 60/70/80, soul e blues. Non ascolto musica italiana, fatta eccezione per grandi cantaturi come De André, Guccini, De Gregori. Ed amo il giardinaggio, che attualmente sono costretta a praticare...sul terrazzo!
7. Un luogo in cui amate leggere? Descrivetelo. 
D'estate amo leggere in spiaggia. Riesco a stare immobile per ore solo se ho un libro davanti, ma devo essere lontanta dagli schiamazzi. Di solito scelgo uno scoglio lontano dalla folla e mi piazzo lì tutto il pomeriggio.
8. C'è un libro che terreste segreto? Quel libro che tenete per voi. 
No, nessuno in particolare.
9. Amate leggere in luoghi silenziosi, oppure vi adattate ad ogni situazione?
Se posso scelgo posti silenziosi, altrimenti leggo dove capita.
10. Per quale motivo avete deciso di aprire questo blog? 
Principalemente per diffondere il mio amore per i libri, e più in generale perché penso che la cultura al femminile abbia bisogno di uscire fuori dagli stereotipi che continuano a propinarci. E' questa l'idea su cui si regge tutto il blog: le donne che leggono non sono solo “pentole e sospiri”!
11. C'è un libro che vi ha deluso? 
Sicuramente ce ne sono stati diversi, direi però che il caso più eclatante per me è stato “Le correzioni” Di Jonathan Franzen: osannato da critica e pubblico, non mi è piaciuto per niente ed ho fatto davvero fatica a finirlo.


4) Scrivere, a piacere, 11 cose di te.
Ma di che genere? Libresche o non? Vabbè io vado a ruota libera e spero di non annoiare nessuno..

1. Sono altissima, 183 cm. Diciamo che questo aspetto mi caratterizza da sempre, e quindi non posso fare a meno di utilizzarlo per descrivermi. Mancata saltatrice in alto, mancata pallavolista, mancata indossatrice. Insomma, non ne ho imbroccata una. E quando mi va, metto il tacco 10 cm. Così, tanto per vivere di prepotenza! :-)
2. Adoro laccarmi le unghie, le ho sempre molto curate.
3. Vorrei tanto adottare un gatto, è un animale che amo molto, ma purtroppo il mio appartamento è troppo piccolo per ospitarlo e lo lascerei troppo solo perchè sono spessissimo fuori casa. Quindi mi tocca rinunciare.Quando avrò un giardino vero (e non urbano) ospiterò almeno un peloso. Tutto nero.
4. Non leggo i romanzi troppo rosa, i porno harmony stile 50 sfumature, young adult e fantasy. Proprio non li reggo.
5. Ogni volta che vedo in libreria il cartonato dell'ultimo libro di Barbara d'Urso, Fabio Volo o similari che si fingono scrittori mi parte la carogna. Avete un mestiere, tenetevelo, e lasciate in pace la scrittura che proprio non è cosa per voi.
6. Quando mi alzo al mattino la prima cosa che faccio, ancora mezzo addormentata, è bere un bicchiere d'acqua tiepida con mezzo limone spremuto.
7. Non sono brava a cucinare, ma quando lo faccio lo faccio con stile: ho sempre in sottofondo qualche bel cd di musica black. Non so perché ma mi concilia il soffritto.
8.Guardo pochissima tv, faccio eccezione solo per alcune serie che ho visto e rivisto mille volte: Ally McBeal, Sex And the City, Lost, E.R., Grey's Anatomy. E per “Chi l'ha visto”. Non ne perdo una puntata da vent'anni, il mercoledì sera è sacro!
9.Sono americanofila. Amo la letteratura americana, i film americani, la musica americana. Sogno un viaggio a New York ,e un “coast to coast” su una vecchia Cadillac rosa.
10. Mi piace lo shopping, trovo che sia altamente terapeutico! Vestiti, scarpe, borse, oltre che libri e cd naturalmente...non mi faccio mancare nulla.
11. Da bambina avevo due amici immaginari, che chiamavo con il loro cognome. Erano adulti, non erano bambini, ed io giocavo ad essere adulta come loro. Si, mia madre mi ha portata dal medico: tutto a posto. L'ha rassicurata dicendole che avere amici immaginari è prerogativa dei bambini intelligenti e fantasiosi. Ci abbiamo creduto tutti, in famiglia!
5) Premiare a tua volta 11 blog con meno di 200 followers.
Non ricordo esattamente chi è sotto questo numero, quindi vado abbastanza a caso. Se vi  va, giocate comunque, anche se siete sopra i 200 :-)
Nomino: 
1)  AMICHE PER I LIBRI    http://amicheperilibri.blogspot.it/
2)  I'M A BOOK GIRL          http://i-m-a-book-girl.blogspot.it/
3)  LAST CENTURY GIRL  http://www.lastcenturygirl.com/
4)  LIBRI AL CAFFE?           http://librialcaffe.blogspot.it/
5)  L'INCANTO DEI LIBRI   http://incantodeilibri.blogspot.it
6)  THE BOOK LAWYER     http://thebooklawyer.blogspot.it/
7)  LIBRAIA IN SOFFITTA  http://libraiainsoffitta.blogspot.it/
8)  BOOKS FOR DESSERT   http://booksfordessertgirl.blogspot.it/
9) DUE LETTRICI QUASI PERFETTE http://duelettriciquasiperfette.blogspot.it/
10)LA BIBLIOTECA DI DRUSIE  http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/    
11) LA SOFFITTA DI AMELIA             http://lasoffittadiamelia.blogspot.it/

6) Formulare le 11 domande per i blogger che hai nominato.
a) Quale genere lettrario preferisci?
b) E quello che invece proprio non sopporti?
c) Dove ti piacerebbere vivere?
d) Quale è la cosa in cui riesci meglio?
e) Quale momento della giornata preferisci?
f) Quale è la tua “postazione da lettura” preferita?
g) Usi i social network? Se sì, quali?
h) Frequenti la biblioteca cittadina?
i) Con quale autore/autrice andresti a cena fuori per una bella chiacchierata?
l) Hai mai letto un libro che hai detestato con tutto il cuore?
m)Ti sei mai “innamorata” di un personaggio cartaceo?

7) Informare i blogger del premio ricevuto.
Bene, ho fatto tutto. I blog scelti riceveranno la nomination via posta elettronica, per quelli che hanno una mail in vista sul blog, oppure tramite la loro pagina facebook. Divertiamoci!

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lunedì 16 maggio 2016

Incipit - Mucho Mojo, di Joe R. Lansdale

Era luglio e faceva caldo e io stavo interrando piantine e l’idea dell’omicidio manco mi passava per l’anticamera del cervello.
Tutti i lavori da roseto sono brutti, tipo fare innesti, o scavare, ma interrare è un lavoro buono per i peccatori all’inferno.
È nel pieno dell’estate che bisogna farlo. Funziona così: ti danno questa manciata di piantine e tu le prendi e sospiri e ti giri a guardare tutto il roseto, che va da dove ti trovi tu a un qualche posto a est della Cina, e ti rimbocchi le maniche, e ti chini, e infili le piantine nei filari, un po’ distanziate. Non ti tiri più su se proprio non ci sei costretto, perché altrimenti non finirai mai. Tieni la schiena piegata e continui a interrare, seguendo il filare polveroso, sperando che prima o poi riuscirai a dare un taglio alla tortura, anche se pare che non succeda mai, e ovviamente il sole del Texas dell’Est, che alle dieci e mezzo di mattina è come una piaga infetta che lascia colare pus fuso, non migliora le cose.

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giovedì 12 maggio 2016

Ebook? No, grazie. Ecco perché!


Forse è perchè in fondo sono un po' retrò. Forse è perché se un libro non lo vedo posizionato in casa da qualche parte, mi sembra di non possederlo veramente. Non è solo un fatto sentimentale, una mania  o  il semplice desiderio a farmi sempre optare per questa soluzione. Ho analizzato la questione obiettivamente e sono giunta alla conclusione che le mie motivazioni sono reali, e  fanno tutte assolutamente parte della mia natura. Quindi non c'è modo di farmi cambiare idea. Ma quali sono questi motivi?
1) Lavoro tutto il giorno al PC. Otto ore allo schermo sono tante, sono troppe, mi stancano increbilmente gli occhi e la mente al punto che spesso quando torno a casa la sera anche guardare un po' di TV per me è un supplizio. Non ne posso più di schermi illuminati, voglio la quiete domestica con le sue luci naturali. Quando sono sola  spesso cucino con lo stereo acceso, mentre la minestra sobbolle sfoglio qualche pagina di libro, oppure una rivista di moda. Ma la tv spesso resta spenta, ed ogni giorno che passa diventa sempre di più un oggetto d'arredamento e sempre meno un piacevole passatempo. In queste condizioni psico-fisiche leggere con un supporto digitale è fuori discussione, anche se lo schermo degli ereader è retro-illuminato e quindi riposante per gli occhi e bla bla bla non mi interessa: mi disturba solo per il fatto che è un aggeggio  che necessita di una presa USB per sopravvivere.
2) Credo che dopo aver letto il punto precedente si capisca molto bene una cosa: la tecnologia non mi piace. Diciamo che la utilizzo, la conosco, e soprattutto ne riconosco l'indubbia utilità e i grandi vantaggi, ma ho un pessimo rapporto con tutto quello che diminuisce l'elasticità mentale ed i contatti umani. Cellulari di ultima generazione, tablet, psp 4, wii U...fosse per me si potrebbe ancora comunicare tranquillamente con il Nokia 6630 e trastullarsi con il Commodore 64, che tanto a caricare un gioco ci mettevi 57 minuti e nel mentre si potevano fare due chiacchiere con gli amici (i quali grazie a dio erano seduti lì con te sul divano, non erano ectoplasmi fluttuanti in una connessione wi fi). Tutto questo smanettamento e  questa smania di essere sempre e comunque connessi con un mondo virtuale che  non esiste (rendiamoce conto per favore) la considero un'involuzione della specie umana. Siamo sempre più tencologici, e sempre più soli. Le emozioni che proviamo ancora prima di essere elaborate dal nostro cevello vengono fotografate, opportunatamente filtrate e instagrammate. Diamo in pasto la nostra vita intima a internet, come se fosse una medaglia da esibire, e misuriamo la felicità contando i "like". 
Non rifiuto il secolo in cui vivo, non sono una Amish. La verità è che la tecnologia mi annoia a morte.Non capisco cosa ci sia di entusiasmante in un telefono che fa tutto il possibile immaginabile tranne quello per cui è stato progettato, ovvero telefonare. Millemila applicazioni diverse per fare quello che in teoria dovrebbe essere un istinto naturale degli esseri umani: socializzare. Sì, sono retrò. Ed in questo caso lo considero un pregio.
3) Da qualche tempo colleziono segnalibri. Ogni volta che viaggio o che giro  per la città  e noto in libreria o in qualsiasi altro esercizio commerciale segnalibri particolari, li compro. Meglio ancora quando mi aggiro tra  bancarelle, mercatini dell'usato e similari: lì si trovano delle vere chicche. Spesso riesco a scovare segnalibri fatti a mano davvero originali e leziosissimi. Non si tratta certamente di un collezionismo di valore, ma è quel tipo di chincaglieria che riesce a donare un'aria festosa al  mio angolo dei libri  e che mi piace vedere ogni volta che lo spolvero, che cambio la disposizione degli oggetti, o che semplicemente lo osservo compiaciuta. Ma il momento che mi da più soddisfazione in assoluto è quando mi avvicino al portapenne che li contiene per scegliere quello  che segnerà le pagine della mia nuova lettura. Prima decido  il nuovo romanzo da leggere (altro momento topico, rulli di tamburi, momenti di tensione) e poi scelgo l'oggetto che mi accompagnerà per tutta la lettura. Mi dite come faccio, se leggo un ebook? Come posso utilizzare un anonimo segnalibro elettronico, che nemmeno vedo?
4) Sono una di quelle lettrici che segnano le frasi, i pensieri, addirittura brani interi del libro che sta leggendo. Una pratica molto diffusa tra i bibliofili, a quanto ne so. Una volta, quando ero una sconsiderata che leggeva prevalentemente edizioni tascabili ed economiche, li segnavo facendo antipatiche orecchie alle pagine, o addirittura sottolineavo a matita i passi che mi interessavano. Poi mi sono evoluta, ho cominciato ad acquistare le prime edizioni e non volendo rovinare nulla del loro contenuto ho iniziato ad utilizzare post it colorati per sottolineare ciò che mi  colpiva di più. Ogni tanto prendo tutti questi post it, trascrivo le righe segnate su un blocco per appunti o sul pc, et voilà. Ho la mia piccola enciclopedia delle frasi. A pensarci bene, è tantissimo tempo che non ricopio più le frasi dai post it, quando mi deciderò a farlo dovrò scrivere per ore. Magnifico!
5) Tornando all'inizio del post: se una cosa non la vedo, non la tocco e non occupa uno spazio fisico  è come se non mi appartenesse. Non la sento mia. La percepisco come effimera, inconsistente, inesistente. E' lo stesso motivo per cui compro anche la musica che mi piace davvero, spendendo cifre e cifre che non vi dico in cd e vinili: gli mp3 mi servono solo da riempitivo o da sottofondo mentre faccio le pulizie.  I libri e la musica per me non esistono in formato virtuale. Sono come i vestiti: devo aprire l'armadio e godere di quella vista, provare piacere e soddisfazione realizzando che, seppur tra mille difficoltà,  sono riuscita a crearmi una zona di comfort che mi rappresenta in pieno, che mi contraddistingue, e che segna il mio passo in questo mondo in modo deciso. Come direbbe Carrie in Sex and the City :" I miei soldi li voglio là dove posso vederli: tutti appesi nel mio armadio". Libreria o armadio , che differenza fa? 

 

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lunedì 9 maggio 2016

Incipit - Tokyo Blues (Norwegian wood)

  
Avevo trentasette anni, ed ero seduto a bordo di un Boeing 747. Il gigantesco velivolo aveva cominciato la discesa attraverso densi strati di nubi piovose, e dopo poco sarebbe atterrato all’aeroporto di Amburgo. La fredda pioggia di novembre tingeva di scuro la terra trasformando tutta la scena, con i meccanici negli impermeabili, le bandiere issate sugli anonimi edifici dell’aeroporto e l’insegna pubblicitaria della Bmw, in un tetro paesaggio di scuola fiamminga. È proprio vero: sono di nuovo in Germania, pensai. 
Quando l’aereo ebbe completato l’attcrraggio, la scritta “Vietato fumare” si spense e dagli altoparlanti sul soffitto cominciò a diffondersi a basso volume una musica di sottofondo.
Era Norwegian Wood dei Beatles in una annacquata versione orchestrale. E come sempre mi bastò riconoscerne la melodia per sentirmi turbato.
Anzi, questa volta ne fui agitato e sconvolto come non mi era mai accaduto.
Nel tentativo di calmarmi, mi piegai coprendomi la faccia con le mani e restai assolutamente immobile. Dopo qualche istante la hostess tedesca si avvicinò e mi chiese in inglese se mi sentissi male.
Non è nulla, risposi, solo un giramento di testa.
“Davvero non posso fare niente per lei?”
“Davvero, non è nulla. Grazie,” dissi.
La hostess mi sorrise e si allontanò. La musica di sottofondo era adesso un pezzo di Billy Joel. Sollevai il viso, e mentre guardavo le nuvole scure sospese sopra il Mare del Nord, la mia mente andò a tutte le cose che avevo perduto nel corso della vita. Il tempo passato, le persone morte o mai più riviste, le emozioni che non possono rivivere.

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venerdì 6 maggio 2016

Explicit - Cent'anni di solitudine, di Gabriel Garcia Marquez


...Allora saltò oltre per precorrere le predizioni e appurare la data e le circostanze della sua morte. Tuttavia, prima di arrivare al verso finale, aveva già compreso che non sarebbe mai più uscito da quella stanza, perché era previsto che la città degli specchi (o degli specchietti) sarebbe stata spianata dal vento e bandita dalla memoria degli uomini nell’istante in cui Aureliano Babilonia avesse terminato di decifrare le pergamene, e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre, perché le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra.

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mercoledì 4 maggio 2016

Cose da scrittrici - Maledetta Mente, di Adriana Pitacco - Edizioni Lettere Animate

Mi piace, e non mi stancherò mai di ripetere quanto mi piace, quando gli autori esordienti mi mandano mail (sempre gentilissime tra l'altro) chiedendo un piccolo ritaglio di tempo e di spazio sul blog per segnalare il loro romanzo d'esrodio. Confesso che ad alcuni ho risposto di no, ma non si tratta di "snobismo letterario". Il fatto è che "Cose da lettrici" è un blog che segue un percorso particolare, ed un'idea di fondo che non posso e non voglio tradire per qualche click in più. Non parlerò mai di romanzi (troppo) rosa, di young adult, di fantasy/horror, e di softcore: non mi piacciono, non li leggo, non fanno parte del mio mondo, nemmeno quello della fantasia. Per tutti gli altri generi... mi prodigo con piacere!   Faccio pertanto  un sincero "in bocca al lupo" ad Adriana Pitacco e vi lascio alla presentazione del romanzo: buona lettura!
"Maledetta Mente" è un romanzo che in vari tratti può essere definito “psicologico” per la forte connotazione emotiva che emerge nei vari quadri-racconti. L’intento narrativo è quello di condurre il lettore, attraverso il vissuto dei vari personaggi, al mondo disincantato della follia. La narrazione si sviluppa attraverso la tecnica del montaggio parallelo inframezzata da un mosaico di quadri- racconti connotati da un particolare gusto per la descrizione, per l’introspezione psicologica e da una viva e intima teatralità delle scene e dei loro protagonisti. 
E’ una voce narrante solitaria quella che decide di raccontare all’eterna compagna che la sta attendendo, la morte, il racconto di Sergio l’unico uomo che riuscì ad amare in grado di farle scoprire le piramidi dell’esistenza. E’ la voce di Sandra, malata terminale di cancro, che trasforma gli ultimi giorni che le rimangono da vivere in un fertile racconto che la condurrà al profondo compimento della sua esistenza. In un’anonima stanza d’ospedale, dopo le inutili visite di amici logorati dall’implacabile scorrere del tempo, prende forma l’affresco della memoria dal momento in cui Sergio, brillante medico psichiatra, decide di lasciare l’Italia per un importante incarico nella prestigiosa clinica di Losanna. Sergio intuisce sin da subito che da quel momento avrebbe dovuto scontrarsi con una degenerata impostazione della psichiatria secondo la quale il compito prioritario del medico consiste nel contenere e annullare il paziente, nell’abolire qualsiasi suo desiderio. Folgorato dall’urlo lacerante di uomini e donne Sergio percepisce il crescendo del loro dolore mentre la loro lontana quotidianità sta sprofondando in una voragine senza respiro. Con l’avanzare dei giorni il giovane psichiatra riesce a confutare ogni idea di questa forviante e idolatrata psichiatria sicuro di poter riportare uomini e donne, finora abbandonati con le loro sofferenze, a una ritrovata vita quotidiana. Non più quindi una psichiatria del controllo sulla delirante Giovanna, sulla bulimica Margherita, su Charlotte attanagliata dal morso della coscienza per un forte desiderio di incesto, ma un profondo dialogo per comprendere le loro storie, la loro necessità impellente di riprendere le parole per troppo tempo soffocate. S’inoltra quindi nell’inquieta vegetazione dei loro pensieri, nei loro ricordi chiusi in un profondo oblio, nei loro isterici movimenti, in quel pianto fagocitato dalla tortura di qualche elettroshock d’ultima generazione, mettendo così in discussione le usuali e violente pratiche psichiatriche. Solo quando Sandra giunge alla fine del racconto comprende di aver scoperto il fulcro dell’esistenza umana ed è attraverso la sua coraggiosa voce narrante che saluta la vita con un profondo richiamo al valore inestimabile della diversità e alla straordinaria forza della libertà. 
Il racconto attraverso il montaggio parallelo e la tecnica del flash back si svolge in un’anonima stanza di degenza riservata ad ospitare gli ultimi giorni di Sandra, malata terminale di cancro, e nella clinica psichiatrica di Losanna. L’intento narrativo è quello di condurre il lettore, attraverso il vissuto dei vari personaggi, al mondo disincantato della follia. Il tempo narrato in “Maledettamente” può essere definito come un tempo interiore vissuto da ogni singolo personaggio e quindi il “tempo della coscienza”. 

Titolo: Maledetta Mente
Autore: Adriana Pitacco
Casa Editrice: Lettere Animate
Pubblicazione: 9 settembre 2015
E’ in versione ebook; ha 122 pagine e costa euro 2,29.
E’ in vendita presso amazon,Kobo, bookrepublic ,ultime books.




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lunedì 2 maggio 2016

Incipit - La passione di Artemisia


 Mio padre mi camminava accanto per darmi coraggio e con la mano sfiorava lieve i pizzi che ornavano le spalle del mio corpetto. La luce abbagliante, quasi allo zenit, infuocava già le pietre che pavimentavano la piazza. Sopra Tor di Nona, l'ombra immobile del nodo scorsoio dell'Inquisizione, il tribunale papale, si proiettava in modo sinistro sul muro e il suo profilo pareva l'immagine di una lacrima. "Un disagio di breve durata Artemisia", disse mio padre, guardando diritto davanti a sé. "Non più di una piccola strizzatina". Stava parlando della sibilla. Se, con le dita strette alle funi, avessi reso la stessa testimonianza della settimana precedente, avrebbero compreso che dicevo la verità e il processo sarebbe terminato. Processo non mio. Continuavo a ripetermi che non ero io quella sotto processo. Agostino Tassi era sotto processo.

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