mercoledì 25 maggio 2016

Recensioni: Un incantevole aprile, di Elizabeth Von Armin - Edizioni Bollati Boringhieri

Prima di recensire il romanzo mi piacerebbe fare una piccola digressione sull'autrice, Elizabeth Von Armin. Non sono solita a parlare degli autori che leggo, ma comincio a pensare che invece sarebbe interessante dedicare loro qualche riga: capita spesso di imbattersi in curiosi aneddoti, spesso strettamente collegati ai romanzi a cui danno vita. E' proprio questo il caso della nostra autrice, il cui vero nome è Mary Annette Beauchamp. Nacque nel 1866 a Sidney, in Australia, da una famiglia borghese: fu una donna audace per quei tempi, si sposò due volte ( prima con un conte tedesco, poi con un duca inglese), ebbe un certo numero di amanti e cinque figli che le diedero ben poche soddisfazoni. Era affascinante, colta, intelligente ed ironica e per questo piaceva molto agli uomini. Scrisse ben 21 romanzi, il primo dei quali, “Il giardino di Elizabeth”, edito nel 1898,divenne subito un “best seller” che superò di gran lunga le vendite degli autori (maschi) che in quegli anni andavano per la maggiore. I suoi libri, un successo dietro l'altro, le fruttarono molto denaro ma lei non poteva disporne: sono gli albori del 1900, e all'epoca il denaro guadagnato dalle mogli apparteneva di diritto ai mariti. Bella fregatura.
La scrittura era l' unica forma d'arte tollerata per una donna, al punto che le scrittrici venivano spesso considerate creature ambigue, poco raccomandabili, addirittura ridicolizzate dalla stampa. Per questo motivo molte autrici sceglievano di tutelarsi nascondendosi dietro uno pseudonimo maschile, ma non Mary Beauchamp. Era troppo anticonformista per adattarsi ad utilizzare uno stratagemma simile.Dopo innumerevoli litigi con il marito, il Conte Von Armin, riuscì ad ottenere il permesso di pubblicare il suo primo romanzo in completo anonimato. Il marito temeva infatti che la stravaganza delle moglie potesse macchiare lo stemma di famiglia, e quindi le impedì di usare il suo nome.  Una donna del suo temperamento però non era in grado di abbassare la testa troppo a lungo: decise pertanto di pubblicare tutti suoi romanzi successivi con il nome di Elizabeth Von Armin, omaggiando il suo esordio e mantenendo il nome del primo marito, anche se in seguito si risposò. Bollati Boringhieri ha pubblicato per la prima volta il suo romanzo d'esordio nel 1989, facendo innamorare i lettori italiani di questa talentuosa scrittrice, così fuori dagli schemi tipici del suo tempo. Questa donna straordinaria non si è mai voluta adattare al ruolo marginale imposto da una società che lei definiva vecchia e ottusa, ed ha sempre rifuggito qualsiasi corrente letteraria, seguendo un percorso tutto suo. Fu una scrittrice raffinata, arguta, ironica, di rara intelligenza. Mi dispiace constatare che non tutti hanno apprezzato i suoi romanzi. Ho sentito persone recensire “Un incantevole aprile” defininendo noioso sia il libro sia l'autrice stessa. Ma, gusti personali a parte, come si può definire noiosa una scrittura talmente sopraffina? Certo, se spostiamo l'attenzione solo sugli avvenimenti e sul contenuto spiccio del romanzo, è vero che gli accadimenti sono pochi. Ma un libro non è solo un contenitore di “cose che succedono”. E' accrescimento, è ricchezza, è stile, è arte.Quando ci si imbatte in un'autrice del genere, per me esiste solo un imperativo: godere pienamente della lettura. E così ho fatto, assaporando ogni riga di questo romanzo, incantevole come il titolo.
Come affermavo all'inizio, capita spesso che l'autore porti un pezzo della sua vita all'interno di ciò che scrive. Quando la spinta creativa parte dal proprio vissuto a mio avviso escono fuori i romanzi migliori. Così come “Il Giardino di Elizabeth”, anche “Un incantevole aprile” contiente molti spunti autobiografici: tutte le quattro protagoniste del romanzo raccontano una piccola parte di Elisabeth -Mary Annette.
La storia comincia a Londra, in pieni anni venti. La pioggia scandisce incessantemente le giornate, intristendo gli umori e rendendo la primavera una chimera lontana. In un club femminile della città due signore, la signora Arbuthnot e la signora Wilkins, annoiate e incupite dal clima uggioso, stanno leggendo lo stesso annuncio pubblicato sul Times, entrambe incuoriosite dalla proposta: un castello medievale in Italia, nella splendida riviera ligure, in affitto per tutto il mese di aprile. Le due donne non si conoscono, ma si adocchiano l'un l'altra e cominciano a stringere amicizia: diverse per carattere, le accomuna una forte insoddisfazione personale ed una vita coniugale ormai logora, con mariti assenti e completamente concentrati su loro stessi.Tra una chiacchiera e l'altra la titubanza iniziale lascia il posto all'entusiasmo e l'immagine della primavera italiana comincia a farsi sempre più vivida: il sole tipiedo, i giardini con il glicine in fiore, il maniero inondato di luce e il luccichio del mare in lontananza... l'idea di fuggire dal grigiore delle loro vite londinesi sembra essere l'antidoto giusto alla tristezza che le opprime. In un pomeriggio è già tutto deciso, partiranno insieme. Per prima cosa pubblicano un' inserzione sul giornale per cercare altre compagne di viaggio: non sono benestanti ed hanno bisogno di dividere le spese. Al loro annuncio rispondono la signora Fisher, un’anziana donna che vive nel ricordo dello splendore di un'epoca passata e Lady Caroline Dester, una bella ragazza desiderosa di fuggire da tutto e da tutti.
La convivenza tra le quattro donne non sarà priva di battibecchi e di situazioni particolari, dovute soprattutto alla differenza di età e di carattere, ma sarà per tutte un'esperienza intensa che restituirà loro la gioia di viviere. Ognuna di loro avrà modo di riflettere e di rimettere ordine nella propria vita, scoprendo finalmente che cercare e desiderare la propria felicità non è affatto un peccato o uno sciocco capriccio, ma il diritto primario di ogni essere vivente. Giorno dopo giorno la bellezza del paesaggio finisce per incantare le donne, il sole tiepido riscalda la pelle e il cuore e scioglie ogni nodo che le intrappola. C'è chi ritrova dentro di sé l'amore per il proprio marito e una rinnovata gioia coniugale, chi scopre che essere anziani non significa doversi necessariamente chiudersi alla vita, chi finisce per accettare completamente sé stessa e chi continuerà a giocare con l'amore nell'attesa che arrivi il momento giusto per costruirsi un futuro.
Quello che mi ha stupita, considerando il fatto che il romanzo è stato pubblicato nel 1923, è la modernità del tema trattato. Gli avvenimenti sono pochi, perché l'attenzione è quasi interamente spostata sul mondo interiore dei protagonisti, ma il filo conduttore del romanzo è straordinariamente attuale: si parla di donne in crisi di identità, insoddisfatte della propria condizione e desiderose di un cambiamento. Nei limiti imposti dall'epoca, cercano comunque di lottaare per la propria felicità, senza accettare passivamente una vita che non sentono più “loro”.
Sono donne moderne e anticonformiste, così come lo era la Von Armin. Oggi, quando ci sentiamo in conflitto con noi stesse e con il mondo, coltiviamo lo stesso intenso desiderio di fuga. Molte di noi intraprendono viaggi lontani, magari dall'altro capo del mondo, per immergersi completamente in altre atmosfere, luoghi, culture, che curino l'anima con stimoli nuovi.  Nel 1923, per delle donne britanniche,tutto questo era rappresentato dall'Italia.
Elizabeth von Arnim trascorse davvero una vacanza in Liguria, al castello Brown, nella meravigliosa cornice di Portofino (dove girarono anche il film tratto dal libro). Anch'esso era di proprietà di un inglese. La sua esperienza in questo luogo incantevole da l'impronta decisiva al romanzo: nessuno avrebbe mai saputo descrivere meglio la bellezza di quei paesaggi suggestivi, incastonati tra cielo e mare, se non avesse mai visto con i propri occhi la costa ligure, quando la primavera sboccia e i profumi del mediterraneo inebriano i sensi.
Anche io posso parlare per esperienza: vivo sulla costa ligure, e quando percorro certe strade che si snodano sulle scogliere tra pini marittimi e ginestre, gettate a picco sul mare perennemente increspato dalla brezza, non posso fare a meno di provare gratitudine per quella vista che mi allarga l'orizzonte. Se a questo panorama perfetto aggiungiamo anche l'allegria e l'intimità delle chiacchiere tra donne...beh, allora in questo romanzo si rischia davvero di lasciarci il cuore.

Titolo: Un incantevole aprile
Autore: Elizabeth Von Armin
Casa Editrice: Bollati Boringhieri
Pagine: 240
Traduttore: Balacco L.




8 commenti:

  1. Chi pensa che questo romanzo sia noioso dovrebbe subire la condanna di leggere tutta la vita solo i romanzi di .....Nooooo, no posso dirlo.
    Per me questo libro è stata una rivelazione e sono ben felice di averlo nella mia libreria, nel caso sentissi il bisogno di stare ancora un po' con la Signora Fisher (mi piaceva tanto ;-)
    Ho visto anche il film e ricordo Alfred Molina nei panni del marito.
    Poi ho letto altri romanzi di questa autrice, ma questo resta quello che preferisco.
    Grazie per averlo recensito. Sono sicura che a qualche tua lettrice verrà voglia di leggerlo.
    un saluto da lea

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    1. Ahh ahhaha sì lo dico io, condanna a leggere tutta la vita solo i "romanzi" della signora E.L. James!:-)
      Il film non l'ho mai visto, ma dopo aver letto il libro cercherò di recuperarlo in streaming: non si può avere una lacuna simile! Ho curiosato un po nella vita di questa scrittrice e questo mi ha aiutata a capire ancora di più il vero spirito del romanzo. Sicuramente acquisterò "il Giardino di Elizabeth", e altro ancora. Voglio continuare ad annoiarmi così!

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  2. Ricordo questo romanzo con tenerezza. E' stato molti anni fa, un'estate e lo lessi proprio per l'ambientazione nella mio Golfo del Tigullio, un posto incantato che da sempre gli inglesi adorano (e come dargli torto!).
    Dovrei rileggerlo oggi, da "grande". Grazie della bella recensione.

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    1. E' davvero delizioso.La Von Armin è una scrittrice di rara abilità...sembra di sentire raelmente i profumi e di vedere quegli splendidi paesaggi con i propri occhi...quest'anno qui la primavera non è esistita, mi sono rifatta leggendo!

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  3. A parte che la signora ha lo stesso cognome di Claire di "Outlander" (ok, ammetto di avere un problema e chiedo venia per il paragone :b) ma la sua storia è fantastica, che stima! XD ed hai ragione, un libro non è solo azione. è lo stesso motivo per il quale è oggettivamente difficile approcciarsi ed amare una scrittrice come Virginia Woolf, che va a scandagliare tutte le parti più intime dell'Essere, o ad un libro come "Il signore degli anelli" di Tolkien, estremamente descrittivo e lento, ma secondo me è proprio questo il suo bello, rende perfettamente la fatica e la durata del viaggio. A me la trama sembra molto carina, aggiunto in wishlist! :)

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    1. Assolutamente vero! Io ammetto di avere avuto le mie brave difficoltà con la Signora Woolf, ricordo ancora di aver faticato molto a leggere "Gita al faro" proprio per questi motivi. Ma chi può rinnegare la sua straordinaria bravura? Eppure c'è chi la ritiene "inaffrontabile" e "noiosa". Mi spaventa tutto ciò!

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  4. Che bellissima recensione!! Ho letto il Il club delle ingrate della Armin e mi è piaciuto tantissimo. Ma come fa una donna del genere a non piacere!!!
    Mi ero ripromessa di leggere altro, se non tutto, di quest'autrice e ora so anche con quale libro proseguire!!

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    1. Ciao e benvenuta! Rendiamo giustiza a questa donna straordinaria, scrittice elegante e colta....Vedrai che ti piacerà! Io leggerò "il Giardino di Elizabeth" e non mancherò di relazionare qui :-)

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