sabato 18 giugno 2016

Coffee break



Che cos'è questa storia di Fantine?
È la società che compra una schiava.
Da chi? Dalla miseria, dalla fame, dal freddo, dall'isolamento, dall'abbandono, dall'abiezione. Mercato doloroso. Un'anima per un pezzo di pane. La miseria offre, la società accetta. La santa legge di Gesù Cristo governa la nostra civiltà, ma non vi entra ancora; si dice che la schiavitù è scomparsa dalla civiltà europea. È un errore. Esiste sempre: ma non gravita più che sulla donna e si chiama prostituzione. [...] Al punto di questo doloroso dramma al quale siamo
giunti, nulla più resta a Fantine di quello che è stata un tempo.
Divenendo fango, è diventata marmo: chi la tocca sente freddo. [...]
Ha sofferto tutto, sopportato tutto, tutto provato,
tutto patito, tutto perduto, tutto pianto; è rassegnata di quella rassegnazione che assomiglia all'indifferenza, come la morte al sonno. Non teme più nulla. Cada sopra di lei ogni nembo, passi su di lei tutto l'oceano,
che cosa le importa? È una spugna imbibita.
Almeno, ella lo crede; ma è uno sbaglio immaginarsi di potere stancare il destino e toccare il fondo di qualcosa.
                                                                       ***

Soltanto il forestiero non le faceva paura, anzi la rassicurava. Dalla sera prima, attraverso i suoi stupori, attraverso il sonno, pensava nella sua mente infantile a quell'uomo che aveva l'aspetto vecchio e povero e tanto triste, e che era tanto ricco e tanto buono. Da quando aveva incontrato quel vecchio nel bosco, tutto per lei sembrava cambiato. Cosette, meno fortunata della più piccola rondine del cielo, non aveva mai saputo che cosa fosse rifugiarsi all'ombra di sua madre e sotto un'ala. Da cinque anni, ossia sin dove potevano risalire i suoi ricordi, la povera bambina rabbrividiva e tremava. Era sempre stata nuda sotto l'aspro vento della sventura, ora le pareva di esser vestita. Prima la sua anima aveva freddo, ora aveva caldo. Non aveva più tanto timore della Thénardier. Non era più sola, c'era qualcuno.
                                                                        *** 

Morire è nulla; non vivere è orribile.

Sfogliando "I Miserabili", di Victor Hugo

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