mercoledì 29 giugno 2016

Recensione: Io prima di te, di Jojo Moyes - Edizioni Mondadori



Io, prima di te,  ciondolavo beatamente nella mia zona di comfort, che prevedeva la totale assenza di libri d'amore intrisi di luoghi comuni e di banalità, soprattutto se sono zeppi di sofferenza gratuita. Li evito come la peste, li fiuto  a distanza come un segugio e passo oltre con convinzione e fastidio. Sapete perchè? Perché questo genere di libri non possono essere apprezzati dalle persone che vivono realmente le sofferenze raccontate, e questa consapevolezza mi irrita. Conosco una coppia come Will e Lou, e credetemi: la loro vita non è nemmeno lontanamente paragonabile anche ad un solo fotogramma che il libro ci descrive. Quindi, sostanzialmente, credo che prima di tutto la Moyes sia una gran furbastra, perché è riuscita a confezionare una storia d'amore perfetta nei suoi canoni classici, in grado di fare  grande presa sul pubblico (di cui il 99,99% composto da donne). E che storia d'amore sarebbe se non venisse condita anche dalla malattia e dalla sofferenza? Vogliamo forse farcele mancare? Io davvero non capirò mai le donne, e dire che è quarant'anni ormai che sono una di loro. Non capisco perché c'è bisogno di leggere  un dolore che non ha scopo alcuno, quando nella vita reale ce n'è così tanto. Un dolore che fa rima con amore, che fa inzuppare i fazzoletti a 3/4 delle femmine del pianeta, che vende cifre impressionanti e che farà sorridere di beatitudine la nostra autrice. Non che ci sia nulla di male in questo, anzi. Se vogliamo sognare con queste storie strappalacrime, lei fa bene a scriverle. Domanda e offerta, è così che funziona il mercato. Ma ragazze, davvero non ci bastano le nostre, di sofferenze? Davvero la vita reale non ci ha mai accortacciato lo stomaco, cosicché ricerchiamo quelle sensazioni anche nella lettura? Ad ogni modo, pur continuando a non capire quale meccanismo scatti nel cuore delle tante lettrici di Moyes & affini, non posso basare le mie opinioni su una questione personale. In fondo si tratta solo di gusti, niente di più. Cercherò quindi di essere il più possibile obiettiva e di attenermi al contesto. Come ho già ribadito più volte le mie letture avvengono quando capita, conseguentemente anche le recensioni non seguono un flusso temporale costante e pertanto non hanno sempre un'utilità in senso stretto.  Dopo aver letto questo romanzo però ho sentito l'urgenza di esprimere comunque la mia opinione: le voci fuori dal coro sono necessarie, anche quando arrivano alla seconda ristampa. Contrariamente a quello che faccio di solito, comincio a parlare di ciò che mi è piaciuto. Prima cosa: la Moyes scrive bene. Nasce giornalista e si sente ad ogni pagina: sa come si imbastisce una storia, sa tenere viva l'attenzione, ha una buona tecnica narrativa ed è in grado di comunicare con il lettore. Ha frequentato prestigiosi college, ha lavorato per The Indipendent di Londra e per il Sunday Morning Post di Hong Kong per molti anni. Insomma, questa donna ha una formazione alle spalle di tutto rispetto.Questo  per quanto mi riguarda è estremamente importante, perché è quell'elemento base che può fare la differenza tra un romanzo da leggere e uno da cestinare, tra un buon lavoro e una roba alla Anna Todd, per esempio. Inoltre ho apprezzato anche il fatto che quasi mai l'autrice si lascia andare al patetico, la sofferenza di Will è sempre ben stemperata dalla positività, che in questo caso è rappresentata dalla giovane Louisa. Anche Will comunque viene sempre descritto con dignità e compostezza; nei suoi inevitabili momenti di sofferenza la Moyes non ci permette mai di compatirlo, sottilineando la sua forza di carattere e la determinazione che lo contraddistingue anche nella sventura. Una positività che non è fatta di sorrisi facili quando non se ne ha nessuna voglia, ma che deriva  dalla concretezza e dall'assoluto desiderio di vivere la propria vita da protagonista, nel bene e nel male. Questa determinazione lo porterà a compiere scelte molto forti e difficilmente accettabili per chi gli sta vicino: vuole decidere per se stesso nell'unica circostanza in cui gli è permesso farlo.  E' un uomo arrabbiato, ma che ha accettato la verità della sua condizione. Anche Louisa mi è piaciuta, ma decisamente meno. Certamente non si tratta di una ragazza banale, ma forse l'errore è proprio qui: nel tentativo di renderla speciale, forse la Moyes ha un tantino esagerato. E qui partiamo con i miei numerosi "NO". Incontriamo Louisa Clark ventiseienne, con un lavoro senza arte nè parte in un piccolo bar nella località turistica in cui vive con la sua famiglia. Il suo modesto stipendio contribuisce al menage familiare, da tempo traballante: a causa della crisi economica il padre rischia di perdere il lavoro presso un mobilificio, la madre non "produce reddito" perché deve restare a casa a badare al nonno colpito da un ictus, la sorella è rimasta incinta durante il primo anno di università ed al momento vive con il bambino a casa dei genitori, sbarcando il lunario come commessa in un negozio di fiori. Ad un certo punto della narrazione apprendiamo che la sua vita, così tranquilla e priva di qualsiasi tipo di esperienza, è in questa fase di stallo in seguito ad un non- si- sa -bene -quale episodio che l'avrebbe sconvolta, diversi anni prima. Da quello che ho capito è successo che, molto semplicemente, nel momento in cui stava uscendo dal suo bozzolo di ragazzina sia stata fraintesa nei sui atteggiamenti "spavaldi". Una sera di festa, un gruppo di ragazzi ubriachi  l'ha molestata e si è presa gioco di lei, che aveva bevuto un po' troppo e aveva perso i freni inibitori. Dopo quella notte brava non è più stata la stessa: ha messo da parte le scarpe con i tacchi, i vestiti sexy, si è tagliata i capelli ed ha cominciato ad indossare abiti strampalati, dai colori vivaci e dalle fantasie improponibili, estrosi ma assolutamente privi di appeal. Ecco, diciamo che tutta questa vicenda l'ho trovata una stupidaggine colossale. Mi sembra un po' esagerata come reazione allo sbaglio di una sera. Al contrario, se si fosse trattato di qualcosa di più che una semplice ragazzata, sarebbe troppo poco traumatizzante il ricordo dell'accaduto. Insomma, che cavolo dici Moyes? Vi sono poi altre baggianate di cui non si sentiva affatto il bisogno, una delle quali riguarda un paio di calze gialle e nere stile Ape Maya, ma riservo la sorpresa a quei pochi che ancora non si sono avventurati nella lettura. 
Via via che proseguivo con le pagine ho cominciato a pensare che mi ero decisamente tuffata a capofitto nel mare pescoso dei cliché, cosa che peraltro mi aspettavo. Perché questo romanzo ne è veramente pieno zeppo, straripa di cliché, quelli proprio tipici delle storie d'amore. LEI: ragazza di periferia, con i sogni chiusi in un cassetto, una vita tranquilla senza grandi slanci e desideri. La sua famglia racchiude tutti gli stereotipi che fanno parte del mondo dei "poveri": una casa fatiscente ma piena d'amore, atteggiamenti un po' cafoni, usano nei confronti di Will espressioni infelici e politicamente scorrette, dettate non da cattiveria ma da una certa ignoranza di fondo. Il suo fidanzato è una specie di decerebrato con cui sta da ben 7 anni, che al momento del romanzo  troviamo in piena preparazione atletica in vista di un impegnativo thriatlon norvegese; ragione per cui non si fila la poveera ragazza, che passa il suo tempo libero ad inseguirlo sulle piste di atletica o ai raduni dei triatleti. Livello di gradimento: non pervenuto. Li ho trovati tutti di una stupidità tale che anziché farmi simpatia mi davano un fastadio quasi fisico, come se li avessi di fianco. Per intenderci, hanno suscitano in me quell'irritazione incontenibile che mi prende quando sono al mare tranquilla e rilassata, ed improvvisamente  arriva a spiaggarsi a qualche centimetro di distanza una famiglia composta da padre, madre, nonna, ennemila figli e nipotini, ombrelloni giganti, canotto, sdraietta per la nonna, borsa frigo extra large e che cominciano tutti ad urlare all'unisono. Ho reso l'idea? Dall'altra parte abbiamo LUI: prima dell'incidente che lo ha reso tetraplegico era un manager trentenne di successo che lavorava nella City. Bello, affascinante, colto, con una vita dinamica ed una fidanzata ultra gnocca con cui progetta vacanze da sogno ogni tre per due. Parapendio, scalate sul Kilimangiaro, sci nordico, mari tropicali in cui fare immersioni. La famiglia di lui è schifosamente ricca, la madre è un magistrato, il padre un uomo d'affari, la sorella non si sa bene cosa faccia ma vive in Australia e sfoggia vestiti da copertina. E sono tutti una manica di stronzi patentati. Freddi come il marmo, tra loro esiste una totale incapacità di dialogo e di comprensione. Non si parlano, e si detestano tutti cordialmente. Mai una parola fuori posto, mai un vestito stropicciato, mai una lacrima in pubblico.
Come nelle migliori storie d'amore, lui insegnerà a lei a vedere la vita con occhi nuovi ed affamati, riuscirà a farle capire che ha tutto il diritto di vivere come crede, intensamente, perché la vita è una sola ed il tempo è un gran nemico. Lui ha limiti fisici importanti e un'anima piena e vigorosa, mentre lei ha tutta la libertà del mondo ed una mente ristretta come un maglione di lana dopo un lavaggio sbagliato. Tu vuoi, tu puoi. Questo è il motto di Will, ed ora vuole passare il testimone a Louisa. E Louisa cosa insegnerà a Will? Lei, semplicemente, regalerà a lui momenti preziosi e istanti felici, che lo aiuteranno a compiere la sua scelta sentendosi finalmente bene, in pace con il mondo come non lo era da tempo.
Io i miei Kleenex li ho tenuti chiusi nella loro confezione, belli asciutti. Non ho provato nessuna empatia verso i due protagonisti, nessuno slancio emotivo, niente. Forse ho il cuore di ghiaccio. Ho letto diverse recensioni e quasi tutte recitavano in coro la loro commozione, la loro autentica partecipazione, le lacrime che sgorgavano a fiumi. Penso che i motivi della mia apatia nei confronti di questo romanzo siano due: il primo è che, come ho scritto all'inizio, so come le cose funzionano nella realtà. E la realtà è ben diversa. Quasi nessun tetraplegico è ricco come Will Traynor. La maggior parte si deve  arrendere ad una società che non è in grado di aiutarli in nessun modo. In secondo luogo, il mare pescoso dei cliché è un luogo in cui non mi piace nuotare, i romanzi stereotipati non portano con sè nulla e non mi lasciano nulla. E' per questo che evito i romanzi d'amore, perché sono quelli in cui questi stereotipi trovano il terreno più fertile. Gli elementi positivi di cui parlavo all'inizio non bastano a pareggiare i conti con un romanzo che in sostanza si è rivelato una perdita di tempo, in linea con le mie aspettative. Spero tanto che la Moyes ci ripensi e cominci a scrivere qualcos'altro, ha talento, perchè non lanciarsi in qualcosa di più avventuroso, interessante, inesplorato?
Ah già, il mare pescoso. Le storie d'amore come questa sono una specie di fondo pensione.

Titolo: Io prima di te
Autore: Jojo Moyes
Casa Editrice: Mondadori
Pagine: 391
Traduttore: Della Valle M.C.

21 commenti:

  1. Ho letto con molto interesse la tua recensione: sicuramente una voce fuori dal coro....non ti è proprio piaciuto questo romanzo!! Hai demolito uno dei miei libri preferiti...ahahah grande!!! Io faccio parte della schiera di donne che ha pianto purtroppo. Devo dire che Ho letto questo libro ancor prima di aprire un blog, praticamente appena uscito, quindi la mia lettura non è stata influenzata in alcun modo da commenti o immagini del film. Io non conosco persone tetraplegiche e posso solo immaginare come sia la loro vita ma penso che possa capitare anche ad un ricco di diventarlo. Sicuramente, come dici tu, le storie d'amore sono quelle che prendono ed una strappalacrime ancor di più. Ma secondo me il finale è originale...mai e poi mai mi sarei aspettata quella fine...certo che la Moyes avrà fatto così per coinvolgere ancor di più le persone, ma, senza pensare al suo tornaconto personale, la storia è bella e ha senso così. In genere io sono molto critica sul modo di scrivere più che per i contenuti (a meno che non siano delle banalità) e questa storia l'ho trovata scritta e costruita bene, però, secondo me è stata fondamentale la lettura prima che diventasse il romanzo che è ora

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    1. Ciao Erica, grazie per il tuo commento! Sicuramente è una storia bella,ma quello che mi ha indispettito è che è totalmente fuori dalla realtà delle persone vere. Sono sicura che il mio amico avrebbe lanciato il libro fuori dalla finestra alle prime pagine, e questo purtroppo mi ha influenzata molto. il dolore autentico di questa coppia reale mi rimbalzava continuamente nella testa e mi allontanva sempre di più da Will e Lou, ed è quello che non mi ha fatto apprezzare le frivolezze di Lou e della sua famiglia di fuori di testa...Ma, per fortuna, i gusti sono così diversi che è bello confrontarsi!

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  2. Ciao paola, bello questo tuo post! l'ho letto con interesse e attenzione. In realtà quando hai annunciato in un post sulle "nuove entrate" di aver comprato questo libro, ho pensato che non ti sarebbe piaciuto, evidentemente ho imparato a conoscere un pochino i tuoi gusti!
    Non divaghiamo. Il libro. Io l'ho letto prima del clamore mediatico, a scatola chiusa, diciamo, e l'ho trovato un libro furbacchione (per non dire un francesismo, che renderebbe benissimo), scritto con l'intento di portare il lettore esattamente dove l'autrice voleva: al kleenex. E io, come te, odio le storie smielate, ma ancora di più, essendo medico, odio quando si parla di malattia e si fa leva su di essa per commuovere. Eppure. Eppure il libro, pur non certo un capolavoro, mi ha presa, ne ho apprezzato l'essenza di pietismo, la non zuccherosità esagerata, anche i personaggi li ho trovati gradevoli. E alla fine ho pure pianto. Cascandoci con tutte le scarpe!
    L'ho preso come fatto compiuto, senza interrogarmi troppo. L'autrice è stata brava, evidentemente, ha colpito anche me, che di para/tetraplegici in ospedale ne ho conosciuti tanti. Anche più forti e simpatici di Will.
    A volte succede!
    ps) quando ho provato a leggere il celeberrimo Tutta colpa delle stelle di Greene, l'ho tirato contro il muro dopo 30 pagine. Un insulto!

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    1. Tessa hai proprio centrato il punto...Io ho apprezzato il suo stile e il fatto che ha saputo imbastire una storia che prende, inevitabilmente. L'ho letto velocemente, non mi ha mai stufata. Quindi in un certo senso ha "pescato" anche me! Soprattutto,come dici tu, ho molto apprezzato l'atteggiamento privo di pietismo alla Love Story. Però no, non fa per me. Ma c'è di molto peggio in giro, per cui mi sentirei di consigliarlo a chi vuole leggere una storia d'amore tanto irreale quanto accattivante...E comunque un po' di critiche ci stanno anche bene :-)

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  3. Ho letto questo romanzo qualche mese fa, avevo aspettative molto basse appunto perché sembrava l'ennesima storia d'amore condita da sofferenze... però come te ci ho trovato dei lati positivi che non mi aspettavo: come dici la Moyes sa come scrivere un libro, non è una alle prime armi che ha buttato a caso alcuni argomenti insieme... certo non era un capolavoro come libro, ma alla fine sono rimasta soddisfatta... però ricordo anche che mi sarebbe piaciuto molto sentire il parere di qualcuno che conoscesse persone in situazioni simili a quelle di Will... si vedeva che comunque la situazione della Moyes fosse molto più positiva del normale, perché comunque Will ha due persone a prendersi cura di lui, Lou e Nathan....
    concordo anche quando dici che ci sono parecchi cliché (però avevo apprezzato il fatto che non ci fossero ancora più cliché... ), però nonostante tutto alla fine del libro per me la lettura non è stata così tanto negativa come dici tu perché avevo apprezzato come l'autrice ha affrontato due argomenti: l'eutanasia e il fatto che Lou doveva sbloccarsi e iniziare a vivere...e soprattutto il fatto che non scade mai nella compassione... anche Lou: non fa mai quello che fa perché prova compassione...
    Comunque è stato interessante leggere la tua recensione, è molto ben argomentata :)

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    1. Ciao Arianna, hai ragione su molti aspetti. Una cosa vorrei che fosse chiara: la Moyes è una scrittrice, e la reputo molto brava. Però ecco, la malattia e l'eutanasia sono argomenti troppo difficili e delicati, che suscitano nelle persone sentimenti talmente contrastanti e forti che non dovrebbero essere affrontati in un romanzo leggero come questo. Lo dice la stessa Moyes: si tratta semplicemente di una storia d'amore, nè più nè meno. Purtroppo è bastato questo a farmi scrollare la testa, a farmi dire i tanti NO che non mi hanno permesso di apprezzare il libro. Ma sono contentissima di leggere le vostre opinioni,è molto bello questo scambio anche se non si è d'accordo :-)

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  4. Come sai non sono una tutta "sole, cuore e amore". Ma questa storia, a suo tempo, l'ho amata anche io. Mi era piaciuta la non scontatezza, il finale non sempre in linea con ciò che ci si aspetta. Anche i personaggi a loro modo così sopra le righe mi avevano strappato qualche sorriso e qualche lacrima.
    È vero, la Moyes scrive bene, ma nei romanzi successivi, purtroppo, ha intrapreso quella linea che io definisco "banale", dove, a metà libro, si sa già dove si andrà a parare. Quindi, il mio rapporto con lei è ormai chiuso, ma questo libro lo ricorderò sempre come una bella storia!

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    1. Cara Laura, i nostri gusti sono molto simili. Io l'ho bocciata perché, come dicevo sopra, non sopporto proprio che si tocchino argomenti così delicati in romanzi "rosa". Non è giusto, non è corretto, spesso si raccontano cose profondamente sbagliate. Io comunque avevo la certezza della scelta di Will, mai per un momento ho pensato che avrebbe cambiato idea..sarà per questo che l'ho trovato scontato? Mah. Nel frattempo spero che la Moyes cambi genere e anche presto!

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    2. Sinceramente, non capisco cosa voglia dire che non è corretto toccare certi argomenti in romanzi rosa.
      Io ho letto di violenza sulle donne raccontata in maniera ironica e leggere, eppure mai sopra le righe, come solo Barbara Fiorio e Lorenzo Marone sanno fare; ho letto di un uomo a cui rimanevano tre mesi di vita a causa di un tumore e ho riso come poche altre volte mi è accaduto. Credo che tutti gli argomenti possano essere toccati se la cosa viene fatta alla giusta maniera, senza mai scadere nella banalità e nella volgarità. Ho amato i personaggi di questo romanzo e trovo che la Moyes sia stata bravissima, in questa storia, a rendere tutto lineare.

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    3. Certamente dipende da come viene affrontato, ma trovo che in generale quando un argomento è così forte rischia di suscitare "fastidio" nelle persone che stanno affrontando determinate situazioni. Spesso si toccano luoghi comuni, o come nel caso della Moyes in questo libro si raccontano realtà di coppia che non sono reali. Come diecevo sopra, il mio amico tetraplegico scagli questi libri fuori dalla finestra. Come penso che un malato terminale di tumore, come il mio papà, non possa accettare che si parli di quello che prova in un romanzo fatto per intrattenere il pubblico. Questa naturalmente è come la vedo io, che su queste faccende sono peggio di una talebana!

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  5. Ciao Paola, ho letto il libro tre mesi fa. Che dire? Le calze ape maya mi sono piaciute, mentre Will l'ho trovato insopportabile. Dell'autrice ho letto l'ultima lettera d'amore e una più uno. Non so ...scrive in modo scorrevole, ma la trovo inutilmente prolissa.
    Non so se leggerò altro di suo, ma so per certo che le utenti della biblioteca la adorano.
    Io ho altri gusti, comunque c'è di molto, molto peggio e in questo libro l'assenza di facile pietismo è sicuramente una bella cosa.
    un saluto da Lea

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    1. Ciao Lea, sono d'accordo con te: c'è molto ma molto peggio in giro, quindi ben venga la Moyes con la sua prolissità! L'assenza di pietismo è stato l'elemento che ho apprezzato di più, anche se io terrei le malattie lontani dai romanzi "leggeri". C'è il rischio di offendere i malati, e questo non va affatto bene. Ma davvero fai la bibliotecaria? Che bel lavoro...ti invidio davvero tanto!!! ;-)

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  6. avevo messo questo libro nella mia lista desideri, ignara della scrittrice e delle recensioni, tempo fa perché mi era saltato agli occhi per caso mentre cercavo su web un altro libro con un titolo simile. Ancora ignara del caso letterario, del film, delle fan e delle critiche (vivo spesso su altri pianeti), personalmente sono diventata molto meno desiderosa di leggerlo quando ho visto in libreria "dopo di te"...ecco lì avevo intuito qualche riflessione della tua recensione.

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    1. Non saprei cosa consigliarti,magari poi ti piace..non è da escludere... Nel senso che dipende da cosa uno cerca: questa è una storia d'amore basata su un uomo gravemente malato. Non fa simpatia, nemmeno un po', questo scrivere delle difficoltà di un uomo paralizzato per 3/4 su una carrozzina. Però ci sono anche momenti di grande tenerezza e simpatia. Non so, io l'ho solo trovato un romanzo furbacchione che non lascia assolutamente nulla.

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  7. Ciao Paola, la tua è una giusta riflessione e mi trovi d'accordo, ma credo anche che ci siano momenti in cui un lettore, forse un po'stupidamente, cerca argomenti che gli facciamo "del male" perché in quel periodo gli sta succedendo qualcosa che lo segnerà per sempre e scglie una lettura che resterà come uno di quei segni sulla pelle, a ricordargli quel dato avvenimento.
    A me capita spesso di associare un libro a qualcosa che mi ha colpita nella mia vita.
    È successo anche con Io prima di te, consapevole della perdita che da lì a poco mi avrebbe distrutta, l'ho amato, e l'ho trasformato nel sigillo che ha chiuso quel periodo della mia vita. Tutto ciò ben cosciente del fatto che la vera sofferenza non è quella che la Mojes descrive, ma del resto chi non lo sa, ormai chi non è investito da sofferenza e dolore? Nessuno, abbiamo almeno i libri ad alleggerire quel bagaglio troppo pesante che ci fa incurvare le spalle, i libri ci danno una prospettiva più sopportabile, anche se non sempre veritiera. Un abbraccio Frà

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    1. Ciao Fra, che bello questo pensiero che hai scritto. GRazie per avermi spiegato il perché di determinate scelte in fatto di libri, grazie per avermi spiegato quale meccanismo scatta in chi vuole leggere determinate storie. Probabilmente, anzi sicuramente, in me accade l'esatto contrario: certi libri appesantiscono i miei fardelli e miei dolorosi ricordi. Per questo li evito,o mi fanno rabbia. E' dura rimanere distaccati emotivamente quando si scrive una recensione, l'ho fatto anche io mentre cercavo a tutti i costi di non farlo. Credevo anche di esserci riuscita, ma mi hai aperto una porticina con questo commento. Forse il bello di scrivere recensioni, positive o negative, è proprio questo: parlare, scoprire altri punti di vista, anche scontrarsi. I libri aprono la mente e questo ne è la conferma, anche se si tratta di romanzi certamente "leggeri". Un abbraccio anche a te!

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    2. La bellezza del condividere con serenità, di confrontarsi con opinioni diverse e crescere e scoprirsi sempre persone nuove ogni giorno. Anch'io grazie al tuo pensiero ho analizzato una parte di me. Questo nessuno ce lo potrà mai togliere. Uguali, diversi, simili, ma esseri umani che condividono<3

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  8. Direi che proprio non è il tuo genere! Su molte cose mi trovi d'accordo sia per certe trovate che riguardano la trama sia su certi cliché. Per quanto riguarda il tema della malattia invece mi sono ritrovata spesso a pensare a come reagiscono le persone che vivono nella realtà questo tipo di situazioni. In favore dell'autrice posso dire che non ho trovato nessun patetismo nel racconto, anche se non posso giudicare la correttezza delle informazioni mediche fornite. In generale penso che anche la sofferenza e la malattia possano essere argomento di letteratura e in alcuni casi regalino grandi libri; in fondo siamo spinti verso la rappresentazione del dolore fin dai tempi delle tragedie per una sorta di bisogno di catarsi. Quello che anche io non sopporto è l'uso della malattia, mentale o fisica, come mero espediente per imbastire improbabili storielle d'amore come mi è capitato di vedere in tanti young adult, ma non è questo il caso.

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  9. Cavolo, i post di critica sono sempre i più belli e interessanti:):)
    Anche io ho fatto parte di quella schiera di piagnucolose lettrici durante la lettura di questo libro. (Si me ne vergogno un po')!
    Mentre leggevo ho trovato forte empatia con la protagonista e una gran voglia di urlare al mondo quanto questo libro mi piacesse. La fine mi ha un po' riportata alla realtà, non l'ho trovata eccellente. La recensione che ne ho fatto pochissimo tempo dopo è stata molto positiva ma evidenziava alcuni aspetti che non mi avevano proprio colpita.
    A distanza di un mese dalla lettura le 4 stelle e mezzo che gli avevo dato sono scese silenziosamente a 3 e mezzo!! Ora se ripenso al romanzo non sono più così entusiasta della storia in sé. Come dici tu troppi cliché e alcune stupidaggini di fondo!
    Conclusione: concordo parecchio con le tue opinioni ma sono un po' tarda di natura e alle cose arrivo dopo!:)
    Domanda quasi banale: leggerai il secondo?!

    Ah dimenticavo, ti invito a un giveaway organizzato da Ariel del blog L'angolo di Ariel. Se ti va questo è il link http://langolodiariel.blogspot.it/2016/07/giveaway-estivo.html
    A presto!!

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    1. Ciao Ariel, grazie per il tuo commento! Questo post ha suscitato parecchie critiche ma già lo sapevo: stavo per tartassare un romanzo amatissimo. Credo però che i romanzi che suscitano tanto clamore dovrebbero essere letti a bocce ferme e a mente sgombra, perché spesso ci facciamo influenzare dall'onda emotiva e tendiamo ad uniformare il nostro pensiero. Inconsapevolmente, ma accade ed anche a me è accaduto molto spesso. Quindi, penso semplicemente che una volta fatto decantare i sentimenti più immediati, dopo sia più facile farsi un'opinione precisa e personale, sgombra da qualsiasi intereferenza. E poi cambiare idea è lecito! No, io non leggerà il secondo, l'unica possibilità che io compri altro della Moyes è che questa brava scrittrice cambi totalmetne genere :-)

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  10. Ciao mi unisco oggi ai tuoi lettori dopo la rubrica sul blog toglietemi tutto... ho letto con piacere la tua recensione su questo libro che io invece ho apprezzato e adorato. Infatti penso che se un libro si avvicina troppo alla realtà allora non fa per me. Io leggo per svagarmi non per sbattere la faccia sulla realtà che come dici si vive tutti i giorni. Per cui ho adorato perdermi tra le parole e il clima di amore non smielato che si respirava. Mi è piaciuta Lou e Will. Quindi capisco il tuo punto di vista ma per quanto mi riguarda leggendo per svago era proprio quello che cercavo (come colpa delle stelle XD). Cmq mi piace molto il tuo blog e da oggi ti seguo fissa!♥ Buone feste!

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