martedì 21 giugno 2016

Recensioni spot: gli occhi neri di Susan, di Julia Heaberlin - La ragazza del treno, di Paula Hawkins


Recentemente ho letto due gialli sui quali ero piuttosto prevenuta, e con mia grande sorpresa devo ammettere che mi sbagliavo a storcere il naso quando li incrociavo sugli scaffali delle librerie: mi sono piaciuti entrambi. Certo non posso annoverarli tra i capolavori del genere, ma resta il fatto che li ho trovati dei buoni libri, piacevoli da leggere e senza troppe pretese, perfetti per ritagliarsi momenti di svago. Più che di gialli si tratta di romanzi psicologici. Il termine "giallo" lo accosto solo perché alla base ci sono degli omicidi, altrimenti li incasellerei  in altri generi. Questi tipi di romanzi mi piacciono perché la violenza è stemperata o addirittura inesistente; a tenere insieme i fili della narrazione non sono meticolose indagini alla Hercule Poirot ma  storie dalle sfumature torbide che emergono pagina dopo pagina. I risvolti psicologici sono elementi che mi intrigano, amo la pische umana e procedere nella lettura certa di non incappare in qualche mano mozzata mi da un senso di rilassatezza. Trovo che l'assenza di splatter  sia sempre una scelta elegante, non solo per questo tipo di letture; personalmente non sopporto la violenza gratuita e preferisco decisamente  intuire  una  scena del crimine piuttosto che essere costretta dall'autore a fare i conti con  organi sezionati da sadici chirurghi e fuoriuscite di  interiora. Questo non si chiama thriller, questo si chiama far venire i conati di vomito a noi poveri lettori.
Il primo romanzo di cui voglio parlare è "Gli occhi neri di Susan", l' esordio letterario della brava giornalista texana Julia Heaberlin. Negli Stati Uniti questo libro ha tenuto testa alle classfiche di vendita per un lungo periodo, dopo di che è approdato oltreoceano ed anche in Italia ha ottenuto un grande successo di pubblico. In giro nella blogosfera si trovano molte recensioni di questo romanzo, quindi non mi dilungherò molto su una trama ormai arcinota; le mie opinioni su quello che leggo arrivano quando riesco a trovare il tempo per scrivere, che è sempre pochissimo ed altalenante, ragione per cui non riesco a stare al passo con le nuove uscite. Sono indietro trilioni di anni. Lo consiglio perché  è  un giallo di buona fattura e perché si differenzia dai soliti cliché. Oltre alla mancanza di scene a tinte forti, caratteristica che per me vale decisamente un + sulla pagella, ha una struttura originale ed uno stile insolito dove a dominare la scena sono le sensazioni, i flash back ed i ricordi che riaffiorano lentamente, mentre i due piani temporali su cui è impostata la narrazione poco alla volta convergono, fino alla scoperta della verità. I dettagli sono sfumati, i dialoghi essenziali, le scene a volte sembrano mozzate di netto, prive di continuità. Addirittura le caratteristiche fisiche dei protagonisti sono delineate in modo incompleto, come se fossero  immagini sfocate di un sogno ad occhi aperti. O meglio di un incubo mai veramente finito. Il finale l'ho trovato un po' raffazzonato, però rispetto a tanti altri "thriller" questo secondo me ha una marcia in più. Non mi piace proprio definirlo "thriller", perché non c'è quell' angoscia costante e quella sensazione di nodo in gola tipica del genere. Sono rari i libri che riescono in questo artificio: non tutti si chiamano Stephen King. Shining e Misery, questi sono thriller. Oppure It,  che mi ha lasciata in dono una sottile ma costante paura degli scarichi della doccia (anche se quando lo lessi ero già un'adulta fatta e finita). Grazie a King evito volentieri le tranquille cittadine della provincia americana, e gli hotel isolati li lascio a chi non ha mai letto un dattiloscritto che recita infinite volte quel vecchio proverbio..."All work and no play makes Jack a dull boy". Ecco. questo mi fa paura, una paura del diavolo. Tutto il resto mi fa dormire serena. Più morti ammazzati mettono dentro una storia, più provo noia e disgusto. Più mi fanno sentire come un personaggio di Dexter, più depenno gli autori dalla mia lista degli acquisti. Cari autori di thriller, quello che ci fa paura non è un pazzo psicopatico che si aggira con una mannaia in cerca di crani da spaccare come noci di cocco; quello che ci fa veramente paura è avere la sensazione, mentre leggiamo, che anche fuori dalla nostra porta potrebbe esserci uno psicopatico con una mannaia. Chiaro?

L'altro giallo che ho letto con piacere è stato, a dispetto delle mie catastrofiche previsioni, La ragazza del treno di Paula Hawkins.
L'ho evitato per un anno, certa di incappare in una brodaglia insulsa e noiosa. Non credo ci sia molto da dire, dal momento che questo romanzo (anch'esso un esordio) è sulla cresta dell'onda dal 2015. E continua a vendere. Ed ora posso tranquillamente affermare che se lo comprate fate bene, perché è una di quelle letture che scorrono via veloci,  esattamente come quella di cui parlavo prima. Per questo motivo ho deciso di recensire  insieme i due volumi. Anche se trattano argomenti differenti hanno molte caratteristiche in comune: due esordi folgoranti in termine di vendite, due romanzi psicologici entrambi impregnati su una serie di ricordi che stentano ad emergere, frammenti di passato che arrivano improvvisamente  ad illuminare il buio della mente, donne confuse e traumatizzate che vivono con angoscia il peso di quello che hanno subito e visto, o creduto di vedere.
La protagonista di questo secondo giallo è una di quelle donne che nella vita reale osserveremmo con compassione e con un senso di sollievo. Il sollievo di non essere come lei. Rachel non è la tipica trentenne che ci si aspetta di incontrare in un libro: a meno che non stiamo leggendo Dickens, di solito le protagoniste femminili in cui incappiamo rappresentano il nostro ideale, o parte di esso. Oppure si tratta di un tipo di donna in cui possiamo facilmente immedesimarci: fa parte dei trucchi che usano gli autori per fare presa sui di noi. Qui invece la Hawkins fa una scelta particolare, ed è quella che probabilmente le è valsa tutto il successo: la ragazza del treno è una sfigata. Ma sfigata di brutto. E' sola, disperata, alcolizzata, sta buttando la sua vita nel cesso e ad ogni pagina sembra sprofondare sempre più nel buco nero della  depressione. Suscita fastidio perché si piange addosso continuamente ed è patetica. La incontriamo mentre percorre la solita tratta ferroviaria, sul treno pieno di pendolari che la porta ogni mattina  a Londra, al lavoro. Ma dopo poche pagine scopriamo che in realtà Rachel da tempo non ha più un lavoro, e non l'ha più perché un giorno si è presentata davanti ad un cliente ubriaca fradicia. Ed è lo stesso motivo per cui non ha più un marito e non ha più amici. E' diventata grassa, sciatta ed il suo chiodo fisso, quando non dorme a causa di una sbronza, è   come procurarsi da bere.  L'unico momento di distrazione è quando la mattina, alle 8.07, il treno si ferma puntuale davanti alle villette di un moderno quartiere abitato da giovani coppie. La sua attenzione da mesi è rivolta ad uno di questi nuclei familiari, che a lei appaiano perfetti ed idilliaci: lui è giovane, aitante e dall'aspetto rassicurante, lei disinvolta e sexy. Non può fare a meno di osservarli, perché sono l'esatta incarnazione  di tutto quello che lei ha perso, e che vorrebbe disperatamente riavere indietro. Suo malgrado diventa una voyeur, una specie di stalker silente. Fino a quando da quel finestrino vedrà qualcosa che la turberà nel profondo e che le darà il coraggio necessario per abbattere il muro di morbosa curiosità che aveva costruito intorno a quella coppia. Naturalmente nulla è come sembra: nè per la giovane coppia, nè per la vita di Rachel. C'è una ragione per quel baratro che la sta inghiottendo. Quando ci ritroviamo in fondo ad un burrone spesso è perché qualcuno ci ha fatto lo sgambetto, proprio quando  eravamo talmente malfermi sulle nostre gambe da rischiare tutto con quella caduta. E spesso sono le persone che ci sono più vicine a darci la spinta definitiva.
Non so voi, ma io dopo un'iniziale insofferenza ho finito per provare simpatia per Rachel. Nessuna vita è perfetta: alcuni sanno fingere molto bene e sono abili ad ostentare una felicità che non esiste; altri, come Rachel, non hanno nessun ritegno a mostrare il proprio dolore al prossimo. Ed è allora che lo sguardo impietoso delle persone ti si incolla addosso, diventando un tormento insopportabile.
Questa volta il finale mi ha sorpresa. Non perché non avevo intuito chi fosse l'assassino, e nemmeno perché è un geniale colpo di teatro all' Agatha Christie. A spiazzarmi è stata  proprio l'ultima scena. Non lo pensavo, davvero non l'avrei mai pensato.

8 commenti:

  1. Ciao Paola, ho letto con interesse le tue recensioni e concordo con te in vari punti. Ho amato "Gli occhi neri di Susan", mi ha coinvolta l'intrigo psicologico della protagonista. "La ragazza del treno", invece, non mi ha entusiasmata. E' stata una lettura che non mi ha convinta del tutto. Un saluto :)

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    1. Ciao Aquila, so che tu hai una passione per i thriller e infatti la tua recensione di Gli occhi neri di Susan è quella che mi ha definitvamente convinta ad acquistare il libro :-)

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  2. Mi fa piacere ti sia piaciuto La ragazza del treno. Probabilmente a causa della troppa pubblicità è stato molto criticato, ma io l'ho trovato accattivante e molto scorrevole.

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    1. Ciao Beth! Sono d'accordo con te, è un libro che è stato sottoposto a troppe critiche, spesso ingiuste. Non è un capolavoro ma si lascia leggere e gustare, inoltre è un po' diverso dal solito. E poi ricordiamoci che è un esordio, ce ne fossero di esordienti così....

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  3. Ho letto solo La ragazza del treno e concordo con quello che hai detto: la protagonista è particolare e inizialmente mi stava antipatica perché se era in quello stato sembrava per colpa sua, poi procedendo con la lettura ho iniziato a capirla e ad entrare in sintonia con lei e il libro mi è piaciuto molto.
    Gli occhi neri di Susan vorrei invece leggerlo prossimamente

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    1. Ciao Erica, vedrai che ti piacerà anche Gli occhi neri di Susan. Se i gialli psicologici ti intrigano non resterai delusa. Continuo ad essere convinta che i libri che suscitano tanto clamore bisognerebbe leggerli a bocce ferme, altrimenti si rischia di farsi trascinare incosapevolmente dalla corrente e di non giudicare con lucidità.

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  4. mi unisco a coloro che lo avevano addocchiato a scaffale ma poi si sono bloccate per vie delle recensioni negative dopo la forte promozione. magari mi faccio forza e provo ;-)

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  5. In verità l'avevo acquistato come regalo di natale per mia cognata. Ma poi...lei l'ha letto e insisteva per farmelo leggere, e cosa ancora più eclatante questo libro è riuscito ad acchiappare un uomo che non legge mai nulla: mio fratello! Quindi alla fine mi sono detta che dovevo chiudere il cerchio familiare e leggerlo. E sì, io l'ho promosso. A scuola gli avrebbero dato dal 6/7 :-)

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