giovedì 28 luglio 2016

Recensione: Benedizione, di Kent Haruf - NN Editore

La scrittura di Ken Haruf sta tutta nel suo titolo: un'autentica benedizione. Mi sono approcciata a questo romanzo, che è il primo libro di una triologia, con la certezza che avrei trovato profondità e pensieri importanti nelle tematiche affrontate, ma fluidità e sobrietà nella narrazione. Qui tutto il superfluo viene abbattutto, lasciando però intatta la profondità del pensiero. I dialoghi sono ridotti al minimo, ma ogni parola viene soppesata ed incastrata in un gioco intimo e straordinario, come i più grandi scrittori sanno fare. “Il grande romanzo americano” ha un nuovo figlio, e si chiama Kent Haruf. Autore da noi praticamente sconosciuto, ha avuto uno straordinario successo grazie alla scelta preziosa ed intelligente svolta dalla casa editrice, anch'essa fuori dai circuiti dei mass market librari, ovvero la NN Editore. Apprezzo queste scoperte, apprezzo il lavoro di chi si spinge altrove per cercare quella bellezza che altrimenti rimarrebbe sconosciuta ai più.
Tenetevi alla larga da questa triologia se però amate gli intrecci complicati e la narrazione impetuosa, se amate riflessioni atricolate e dialoghi che si snodano lunghi e tortuosi come le corsie di una strada provinciale. Perché qui non succede nulla, o quasi. Non ci sono avvenimenti eclatanti, sviluppi imprevedibili e colpi di scena. Già sappiamo come sarà la fine di questo romanzo fin dalla prima pagina: un uomo anziano sta morendo di cancro. E tra la scoperta di questa fine immenente ed il suo avverarsi, c'è tutto un mondo che Haruf ci racconta in modo lucido ed essenziale. Il rischio sarebbe stato peccare di superficialità. Ma se hai un maestro come Hemingway, che rivoluzionò il modo di scrivere trasformando lo stile “giornalistico” in un dono per scrittori, e se sei capace di una prosa armonica e asciutta puoi compiere veri prodigi ed incantare i lettori anche se semplicemente ti limiti a raccontare la vita. Avete presente quelle vecchie fotografie di una volta, in bianco e nero, che ritraggono uomini e donne in posa, a cui fanno da sfondo paesaggi immobili, statici come i loro volti? Kent Haruf sembra che abbia catturato quelle istantanee per farle rivivere attraverso la scrittura. Spesso, quando da bambina guardavo le vecchie foto della mia famiglia insieme a mia madre, dentro la mia testa (che già allora era in continuo movimento) mi domandavo cosa stessero facendo in quel momento, poco prima di essersi messi in posa. Era stata una buona giornata? Quali pensieri si celavano dietro quello sguardo attento? Avevano sorriso, avevano pianto, avevano accarezzato i loro bambini prima di andare a dormire? Riuscivano a lasciare sotto il cuscino l'amarezza di certe sconfitte? O a portarsi nel sonno la felicità di qualche fugace momento? I loro visi compassati facevano vagare la mia fantasia.
Contea di Holt, Colorado. L'istantanea di “Benedizione” è il fermo immagine di un anziano e di una sconfinata pianura americana che fa da sfondo. Dad è un uomo per bene, un gran lavoratore e da sempre membro attivo della piccola comunità rurale di cui fa parte.E' un vecchio riottoso giunto alla fine della sua esistenza, consapevole dell'inesorabilità del suo destino. Però non si fa compiangere e  cerca di andare incontro alla morte con dignità. L'affetto della moglie e quello ritrovato della figlia, costretta a tornare a casa per aiutare la famiglia in difficoltà, riescono a velare la crudeltà della malattia, cosicchè anche per noi lettori questo sarà un fattore che rimarrà in secondo piano. Entriamo in punta di piedi nella vita di quest'uomo così come in quella di tutta la piccola cittadina, ancora legata ai retaggi del passato, in cui l'emancipazione e il progresso sembrano essere arrivati con estrema difficoltà, bucando granitiche corazze di diffidenza e di ignoranza. Ognuno di questi personaggi porta con sé il proprio bagaglio fatto di speranze, di sogni, di illusioni, di amarezze, di turbamenti, di gioia ma soprattutto di dolore. Perché Haruf non ci indora la pillola, e ce lo dice senza mezzi termini: la vita è quasi sempre dolore, a volte sottile, a volte talmente intenso da spaccarci il cuore. La felicità è solo un istante fugace ed i treni persi non torneranno mai indietro a riprenderci.
Non voglio parlare di quali personaggi s'incontreranno durante la lettura e con quali vite ci si dovrà confrontare. Non lo voglio raccontare perchè non c'è niente da svelare, niente con cui catturare l'attenzione: potrebbero tutti, indistintamente, essere il nostro vicino di casa, nostro fratello o nostra madre. Quasi sicuramente troverete un pezzo di voi stessi e della vostra storia in quello che Haruf vi racconterà. Io ho rivisto in Dad gli ultimi giorni di vita di mio padre, ho ritrovato nelle cure di sua moglie tutto l'amore con cui mia madre l'ha accompagnato verso la fine. Ho rivisto me stessa in quella figlia ritrovata e nell'illusione di Ally per un amore che credeva perfetto e che invece le ha rubato la giovinezza, marchiandola a fuoco. Ora è di nuovo serena, ma i capelli si sono ingrigiti e la paura l'ha inghiottita. E poi c'è la speranza. La speranza che è rappresentata da Alice, una bambina, una metafora che ci parla di futuro e di apertura alla vita che nonostante tutto prosegue il suo corso naturale, sconfiggendo i demoni che la morte lascia in chi resta.
L'armonia narrativa di Haruf si sparge in tutto il romanzo, conciliandosi perfettamente con le pianure sconfinate del Colorado. Elegante, sobria e completamente denudata, mi ha incantata e mi ha fatta entrare in quel piccolo microcosmo come se fossi anche io parte di Holt.
E'così che succede, quando una penna magistrale decide di mettere nero su bianco la vita: non è al di fuori di una trama intrigante che troviamo la nostra benedizione, ma nelle storie ordinarie che ognuno ha dentro di sé. La benedizione di Haruf è il dono inaspettato della serenità e un solido senso di compiutezza. A dispetto di tutto.

Titolo: Benedizione
Autore: Kent Haruf
Casa Editrice: NN Editore
Traduttore : F. Cremonesi
Pagine: 277


2 commenti:

  1. *-* oh Paola mi piace davvero tantissimo il tuo stile...
    Mi piace come hai perfettamente dipinto una storia che mi è rimasta imbrigliata dentro <3

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    1. Grazie Cuore! In quello che scrivo cerco di metterci tutta la passione che sento leggendo, quando la sento. E' bello sapere che a volte traspare e che a qualcuno piaccia. Siocchezze da scribaccina dilettante....;-)

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