lunedì 12 settembre 2016

Incipit - Dio di illusioni, di Donna Tartt



Forse che una cosa  come "il fatale errore", quell'appariscente, cupa frattura che taglia a metà una vita, può esistere al di fuori della letteratura? Una volta pensavo di no. Ora sono dell'opinione contraria. E penso che il mio sia questo: un morboso, coninvolgente desiderio verso tutto ciò che affascina. A moi. L'histoire d'une de mes folies.
Mi chiamo Richard Papen; ho ventisei anni e non avevo mai veduto il New England  e l'Hampden College prima dei dicannove. Sono californiano di nascita e anche, ho recentemente scoperto, di carattere. Ma quest'ultima cosa l'ammetto solo ora, dopo il fatto. Non che importi.
Sono cresciuto a Plano, una cittadina del Nord, la cui economia è bastata sulla costruzione di circuiti integrati. Non ho fratelli nè sorelle. Mio padre gestiva una stazione di servizio, mentre mia madre ha fatto la casilinga finché io non sono diventato più grande; coi tempi duri, poi, è andata a lavorare come telefonista negli uffici di una delle grosse fabbriche di circuiti fuori San Jose.
Plano. La parola evoca drive-in, case mobili, ondate di calore che montano su dai tetti di catrame. Gli anni trascorsi laggiù rappresentano per me un passato sperperabile da buttar via come un bicchiere di plastica; il che suppongo sia stata una grande fortuna, in un certo senso.

3 commenti:

  1. Amo profondamente questo libro, un amore scattato fin dalle prime righe. Credo sia stata una delle uniche volte in tutta la mia vita in cui ho capito che avrei amato follemente un libro fin dall'incipit*-*

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    1. Ciao Virginia! E' vero, l'incipit colpisce dritto al segno. Già dalle prime righe si capisce di che pasta è fatta la Tartt...nemmeno a dirlo, ho letto diverse recensioni che definivano noioso stile e romanzo. Questo perché i dialoghi sono pochi e l'autrice si lancia in lunghe descrizioni, di paesaggi e stati d'animo, che io invece trovo magistrali. Un libro fatto di dialoghi e colpi di scena è, a mio avviso, altra roba.

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    2. Davvero c'è chi definisce noioso il suo stileo.O I gusti son gusti, certo, ma secondo me questa scrittrice è molto brava, oltre al gradimento personale (io per prima ho amato tantissimo Dio di illusioni, apprezzato ma con riserva Il cardellino e storto un po' il naso con Il piccolo amico). Insomma, è legittimo dire che un romanzo non piace, ma si dovrebbe riconoscerne le potenzialità oltre al gusto personale!

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