giovedì 15 settembre 2016

Recensioni spot: il fantasma del Cappellaio, di Georges Simenon - Edizioni Adelphi


Ogni volta che ho tra le mani un romanzo di Simenon, dico a me stessa: "Questo è il miglior Simenon che abbia mai letto". Ma dopo aver riposto sullo scaffale "I fantasmi del Cappellaio" , con un vago senso di inquietudine ed una notevole soddisfazione,  credo che non lo ripeterò più. Amo questo scrittore elegante e raffinato, profondo conoscitore dell'animo umano: mi piace la sua prosa asciutta, essenziale, eppure così penetrante. Come sempre accade nei suoi romanzi ( a parte la serie di Maigret, ça va sans dire) il delitto in sè fa da contorno alla storia, poiché la vera anima del romanzo è la psicologia dei personaggi attorno ai quali si snoda la vicenda. Il protagonista è quello che oggi chiameremmo "serial killer", un insospettabile uomo per bene la cui identità viene svelata fin dalla prime pagine. Poco alla volta entriamo nel mondo interiore del cappellaio, tormentato e folle, e quella facciata di apparente normalità viene sgretolata un pezzo dopo l'altro fino alla scoperta della drammatica verità. L'atmosfera grigia e piovosa che pervade  tutto il racconto e la descrizione delle scene di vita ordinaria, spesso monotona, sono la perfetta trasposizione di sentimenti altrettanto cupi che si annidano tra le pieghe di giornate sempre uguali, scandite dal  ritmo oridinato dei rituali quotidiani. La normalità che nasconde come un manto sottile la fragilità della psiche umana: questo è ciò che Simenon vuole farci comprendere attraverso la storia del cappellaio e del sarto ebreo, suo dirimpettaio.
Un autentico gioiello della letteratura che non consoce mode, attuale come non mai.

UN BREVE ESTRATTO:
Che cosa stava dicendo alla moglie? Perchè senz'altro qualcosa le diceva. Aveva bisogno di un pretesto, anche se lei non gli chiedeva niente. Non si sarebbe mai permessa di discutere le sue decisioni. Da un po' di anni, pressapoco da quando si era messo in proprio, verso le cinque del pomeriggio Kachoudas andava a bere uno o due bicchieri di bianco al Café de Colonnes. Ci andavano anche Labbé e altri, che non si limitavano al vino, né a due soli bicchieri. Per la maggior parte di loro quel rito segnava la fine della giornata. Kachoudas, invece, appena tornato a casa cenava in fretta in mezzo ai suoi marmocchi per poi tornare ad appollaiarsi sul suo tavolo, dove spesso restava a lavorare fino alle undici o a mezzanotte. 
"Vado a prendere una boccata d'aria".
Aveva paura di lasciarsi scappare il signor Labbé, e questi l'aveva capito. La cosa era iniziata all'epoca non della prima vecchia assassinata, ma della terza, quando la città aveva cominciato davvero a perdere la testa.
A quell'ora, rue de Minage era quasi sempre deserta, specie quando pioveva a dirotto. Ed era più deserta che mai da quando molta gente evitava di uscire col buio. I commercianti, che erano stati i primi a risentire del panico, erano stati anche i primi ad organizzare delle ronde. Ma neppure quelle erano servite a impedire la morte della signora Geoffoy-Lambert e della signora Léonide Proux, la levatrice di Fétilly.


Titolo: I fantasmi del cappellaio
Autore: Georges Simenon
Casa Editrice: Adelphi
Traduttore: Frausin Guarino L.
Pagine: 244

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