lunedì 26 dicembre 2016

Incipit: Festa mobile, di Ernest Hemingway



Un buon caffè in place St Michel

"Poi veniva la brutta stagione. Alla fine dell'autunno, in un solo giorno, cambiava il tempo. Di notte dovevamo chiudere le finestre perché non entrasse la pioggia e il vento freddo strappava le foglie dagli alberi di place de la Contrescarpe. Le foglie giacevano fradice nella pioggia e il vento spingeva la pioggia contro il grosso autobus verde al capolinea e il Cafè des Amateurs era gremito e le vetrine appannate dal caldo e dal fumo dell'interno. Era un caffè triste, mal gestito, dove si radunavano gli ubriaconi del quartiere,  io gli giravo al largo perché non potevo soffrire l'odore dei corpi sudici e il tanfo acido dell'ubriachezza. Gli uomini e le donne che frequentavano il Cafè des Amateurs erano ubriachi sempre, o per tutto il tempo che se lo potevano permettere; per  lo più di vino, che compravano a litri o mezzi litri. C'era la pubblicità di molti aperitivi dagli strani nomi, ma pochi clienti se li potevano permettere se non come base per costruirci le loro sbornie di vino. Le donne che si ubriacavano erano chiamate poivrottes, che voleva dire sbronzone (....)
Tutta la tristezza della città giungeva all'improvviso con le prime fredde piogge invernali, mentre camminavi sparivano gli ultimi piani delle alte case bianche e non restavano che l'umida oscurità della strada e le porte chiuse delle bottegucce - gli erbivendoli, le cartolerie e le edicole, la levatrice (seconda categoria) - e l'albergo dove era morto Verlaine dove all'ultimo piano avevo una stanza dove lavoravo."

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