domenica 22 gennaio 2017

Coffee break



"Sono un investigatore privato autorizzato e faccio questo mestiere da un pezzo. Sono un lupo solitario, non ho moglie, sto arrivando alla quarantina e non sono ricco. Mi hanno messo dentro più di una volta e non mi occupo di divorzi. Mi piacciono i liquori, le donne e il gioco degli scacchi e alcune altre cose. I poliziotti non mi hanno eccessivamente in simpatia, ma ne conosco un paio con i quali vado d'accordo. Sono di origine americana, nato a Santa Rosa; ho perduto entrambi i genitori, non ho fratelli né sorelle e quando, una volta o l'altra, mi faranno la pelle in qualche vicolo scuro, come potrebbe accadere a chiunque nel mio mestiere, e a moltissima gente che faccia altri mestieri o non ne abbia alcuno, di questi tempi, nessun uomo o nessuna donna se ne dispereranno."

                                                                         ***
                                                                
Alzò la bocca verso la mia per essere baciata. Tremava. Socchiuse le labbra, dischiuse i denti e la lingua dardeggiò. Poi abbassò le mani e strappò qualcosa, e la vestaglia che indossava si aprì, e sotto la vestaglia era nuda come una mattina si settembre, ma maledettamente meno pudica

                                                                           ***   

L'altra parte di me voleva andarsene e disinteressarsi della faccenda, ma era questa la parte alla quale non davo mai retta. Poiché, se l'avessi ascoltata, sarei rimasto nella mia città natale e avrei lavorato nel negozio di ferramenta e sposato la figlia del padrone. Avrei avuto cinque figli, avrei letto loro i giornaletti la domenica mattina, prendendoli a sberle quando avessero disubbidito, litigando con la moglie sulla sommetta settimanale da dare a ciascuno di loro per i divertimenti e sui programmi della televisione ai quali potevano assistere. Forse avrei anche conquistato la ricchezza, la ricchezza delle piccole cittadine di provincia... una casa di otto stanze, due automobili nel garage, la moglie con la permanente e io con un cervello tipo sacco-di-cemento. Sceglietelo voi questo genere di vita, amici. Io preferisco la grande, sordida, sporca, corrotta metropoli.

Sfogliando "Il lungo addio", di Raymond Chandler

0 commenti:

Posta un commento