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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2017

Incipit: il porto delle nebbie, di Georges Simenon

"Quando avevano lasciato Parigi, verso le tre del pomeriggio, la folla brulicava ancora sotto un pallido sole annuale. Poi, verso Mantes, si erano accese le lampade dello scompartimento. A Evreux, fuori era tutto buio. E adesso, attraverso i finestrini lungo i quali scivolavano gocce di vapore, si vedeva uan fitta nebbia che circondava di un alone lattiginoso le luci della strada ferrata. Sprofondato in un angolo, con la nuca appoggiata al bordo del sedile e gli occhi socchiusi, Maigret osservava meccanicamente i due personaggi che aveva di fronte, così diversi l'uno dall'altro. Il capitano Joris dormiva, con la parrucca di traverso sull'ormai celebre cranio e il vestito spiegazzato. Julie, con le mani sulla borsetta di finto coccodrillo, fissava un punto indefinito dello spazio, cercando di mantenere, nonostante la stanchezza, un atteggiamento posato."

Coffee Break

Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante. Recentemente è diventato un ritrovo estivo di gente importante e alla moda: dieci anni fa, quando in aprile la clientela inglese andava verso il Nord era quasi deserto. Ora molte villette vi si raggruppano intorno; ma quando questa storia incomincia, soltanto i tetti di una dozzina di vecchie ville marcivano come ninfee in mezzo ai pini ammassati tra l'Hotel des Etrangers di Gausse e Cannes, otto chilometri più in là.                                                                      ***
Erano ancora nella fase più felice dell'amore. Erano pieni di illusioni coraggiose nei riguardi l'uno dell'altra, illusioni tremende, per le quali la comunione dell'io con l'io pareva su un piano in cui nessun'altra relazione i…

Recensione: Il Porto delle nebbie, di Georges Simenon - Edizioni gli Adelphi

Il protagonista di questo romanzo non è Maigret, e nemmeno l'assassino a cui sta dando la caccia. Il vero protagonista di questo giallo è la piccola cittadina portuale di Ouistreham, nella bassa Normandia, imprigionata da una nebbia sottile che non molla mai la presa. Il romanzo è interamente ambientato in un'atmosfera che, riprendendo le parole di Simenon, non si può definire sinistra perché "è un'altra cosa, una vaga inquietudine, un'angoscia, un'oppressione, la sensazione di un mondo sconosciuto al quale si è estranei, e che continua a vivere di vita propria intorno a noi". Se dovessi definire in una frase sola la nebbia non avrei saputo trovare parole più adatte di quelle che ha usato Simenon, un autore che amo moltissimo e che non smette mai di sorprendermi. Il suo stile è perfetto: essenziale ed intenso, non si perde mai in inutili descrizioni nemmeno quando deve aiutarci a sbrogliare  ingarbugliate matasse fatte  di assassini, lupi di mare e antic…

Explicit: Memorie del sottosuolo

"...Noi sentiamo perfino il peso di essere uomini: uomini con un autentico e nostro corpo e sangue; ce ne vergognamo, lo consideriamo come un disonore e cerchiamo di essere non so che immaginari uomini universali. Siamo dei nati-morti, ed è già un pezzo che non nasciamo più neppure da padri vivi, e questo ci piace sempre di più. Ci prendiamo gusto. Presto escogiteremo il mezzo di nascere in qualche modo da un'idea. Ma basta; non voglio più scrivere dal "sottosuolo"...
Del resto, le Memorie di questo paradossista non finiscono ancora qui. Egli non ha resistito e ha seguitato. Ma anche a noi sembra che qui ci si possa fermare."

Incipit: Memorie del sottosuolo, di Fedor Dostoevskij

"Sono un uomo malato...Sono un uomo maligno. Non sono un uomo attraente. Credo che mi faccia male il fegato. Del resto, non me ne intendo un'acca della mia malattia e non so con certezza che cosa mi faccia male. Non mi curo e non mi sono curato mai, sebbene la medicina e i dottori li rispetti. Inoltre, sono anche superstizioso all'estremo; beh, almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono sufficientemente istruito per non essere superstizioso, ma sono superstizioso.) Nossignori, non mi voglio curare per la malignità. Voi altri questo, di sicuro, non lo vorrete capire. Ebbene, io lo capisco. S'intende che non saprei spiegarvi a chi precisamente io faccia dispetto in questo caso con la mia malignità; so benissimo che anche ai dottori non posso in nessuna maniera "fargliela" col non curarmi da loro; so meglio di ogni altro che con tutto questo danneggio unicamente e solo me stesso e nessun altro. Ma tuttavia, se non mi curo, non è per malignità! Se mi fa …

Recensione: Memorie del sottosuolo, di Fedor Dostoevskij - Edizioni Oscar Mondadori

Chi è l'uomo del sottosuolo?Dostoevskij compone questo libro di poche pagine all'età di 43 anni, dopo un lungo periodo di prigionia, nel pieno della sua maturità di uomo e di scrittore. E' il romanzo perfetto per chi vuole iniziare ad avvicinarsi a questo gigante delle letteratura di tutti i tempi, perché qui troviamo abbozzate le tematiche essenziali dell'autore, che porterà poi a compimento nel suo capolavoro "Delitto e Castigo". Il romanzo si apre con un lungo monologo del protagonista, un uomo di circa quarantanni che si definisce malato, con tutta l'intenzione di soffrire sempre di più, evitando medici e cure. E' convinto infatti che ogni uomo dovrebbe essere libero di scegliere come vivere, non vuole accettare una società precostituita, senza che la volontà possa decidere il proprio destino. E' un attacco al positivismo ed un inno a libero arbitrio, capisaldi del suo pensiero. Per comprendere appieno il pensiero che l'autore esprime att…

Recensione: Immagina i corvi, di Luigi Sorrenti - Edizioni Koi Press

Ho immaginato. Ho immaginato un piccolo paese della Puglia arroccato su Le Murge, dove il tempo pare essersi fermato. Ho rievocato nella mia mente quella lontana estate del 1986, teatro di questa storia tragica ma allo stesso tempo bellissima, ed ho rivisto una  ragazzina undicenne alle prese con l'insondabile mondo degli adulti. Il campionato mondiale di calcio che si svolgeva in Messico faceva da sottofondo alla pace di quei lontani pomeriggi di vacanza, oziose giornate in cui mio padre era a casa dal lavoro e la telecronaca di Bruno Pizzul era un'eco comune a tutto il vicinato. E' stato facile ed immediato compiere questo parallelismo, perché quegli anni me li ricordo bene. Ricordo tutto: "la mano de dios" di Maradona, l'Italia che perse il titolo conquistato in Spagna quattro anni prima lasciandoci delusi e polemici, e quel caldo torrido che aveva colpito anche la liguria. Più volte, scorrendo le pagine, mi è sembrato di leggere una parte della mia infan…

Incipit: Immagina i Corvi, di Luigi Sorrenti

Immagina. Immagina di andare a trovare la nonna. La tua cara e dolce nonnina, quell'esserino dai soffici capelli bianchi e la pelle diafana, dal viso gentile solcato da tante piccole rughe. Quella seconda mamma che ti accudiva quando i tuoi genitori erano al lavoro, ti lavava e ti vestiva, ti faceva compagnia davanti alla TV o ti aiutava nei compiti di scuola, i cui baci e le carezze hanno accompagnato la tua infanzia. Immagina di provare per lei un affetto incondizionato, di aver sofferto quando l'hai vista malata e indifesa combattere contro un cuore che pareva volersi fermare. E di aver provato una gioia senza pari il bel giorno in cui l'hai rivista in piedi. Affaticata, certo, ma in salute. Immagina di arrivare davanti al grande portone in legno della sua abitazione e trovarlo inaspettatamente socchiuso. Di salire velocemente quei pochi scalini che conducono alla porta d'ingresso e fermarti sull'uscio. Immagina di trovare la casa immersa in un silenzio inquietante…

Explicit: Chocolat, di Joanne Harris

"Altre cose le possiamo lasciare qui. L'Uomo Nero se ne è andato. La mia voce appare diversa ora, più coraggiosa, più forte. Ha una nota di sfida, perfino di allegria. Le mie paure se ne sono andate. Anche tu sei andata via, maman. Abbiamo una casa, degli amici. Il segnavento fuori dalla mia finestra gira e rigira. Prova a immaginare di sentirlo ogni settimana, ogni anno, ogni stagione. Immagina di guardare  fuori dalla tua finestra, una mattina d'inverno. La nuova voce dentro di me ride, e il suono è quasi come tornare a casa. La nuova vita dentro di me si gira piano, dolcemente. Anouk parla nel sonno, sillabe senza senso. Le sue piccole mani si stringono contro il mio braccio. "Per favore". La sua voce è smorzata dal mio golf. "Maman, cantami una canzone". Apre gli occhi. La terra, vista da una grande altezza, ha la stessa sfumatura verde-azzurra. "Okay" Richiude di nuovo gli occhi, e io comincio a cantare puiano V'là l'bon vent, v&…

Incipit: La ladra di ricordi, di Barbara Bellomo

"Giacomo Nardi osservò dalla finestra la piazza medievale. Il paesaggio a lui familiare, con l'edificio dalle torri merlate sulla chiesa e il profilo del Duomo romanico di fronte, decompose la malinconia che lo tormentava da mesi. Come ogni mattina, il professore era arrivato per primo. Stare a casa gli pesava e ormai era troppo tempo che non riusciva più a dormire. Quando l'orologio della torre dell'università battè otto colpi lunghi, Nardi accese la macchinetta del caffè. Inserì la cialda e osservò il liquido nero scendere nel bicchierno di plastica. Dopo poco la bevanda fu pronta, ma lui la lasciò raffreddare. La voglia di caffè gli era già passata. Tornò a guardare il panorama. Aprì la vetrata e si sporse leggermente oltre la balaustra. C'era qualcosa nel vuoto che si apriva sotto di lui che lo attirava. Si ritirò subito indietro, spaventato dal suo pensiero. Fu allora che si accorse della ragazza che correva con un'ampia falcata al margine del querceto. La ri…

Coffee break

Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un'infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un'infanzia infelice irlandese è peggio di un'infanzia infelice qualunque, e un'infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora.
                                                                         ***
 Il maestro dice che è arrivato il momento di prepararsi alla prima confessione e alla prima comunione, di sapere e ricordarsi tutte le domande e le risposte del catechismo, di diventare un bravo cattolico, di conoscere la differenza tra giusto e sbagliato, di morire per la fede se richiesto. Il maestro dice che è una cosa meravigliosa morire per la fede e Papà dice che è una cosa meravigliosa morire per l'Irlanda e allora io mi domando se al mondo c'è qualcuno che ci vorrebbe vivi. I miei fratelli sono morti e mia sorella pure, ma chissà se sono morti per la fede o per l'Irlanda. Papà dice che erano…

Recensione: Chocolat, di Joanne Harris - Edizioni Garzanti

Quando da un libro viene tratto un film, sono sempre sul "chi va là". Sono rari i casi in cui mi piacciono entrambi, e solitamente il libro è sempre meglio. Non è un luogo comune, ma un dato di fatto. Questo perchè i registi della storia siamo noi lettori, così come siamo  anche  gli sceneggiatori e i costumisti; ma, soprattutto, siamo noi a scegliere con cura gli attori principali. Questo ovviamente non accade nei film, dove siamo "costretti" ad adattarci all'immaginazione di chi ha già scelto per noi ogni singolo fotogramma. Ognuno di noi, in base alle sensazioni che prova leggendo, può dare  un volto ai protagonisti ed un aspetto particolare all'ambientazione, ed una cosa è certa: non ce ne sarà mai uno uguale all'altro. Quando vidi il film "Chocolat", con Juliette Binoche e Johnny Depp, mi innamorai del piccolo paesino francese di Lansquenet, in Provenza, e dell'incantevole Vianne Rocher. Ma il libro, come dicevo prima, è proprio un&#…