lunedì 13 febbraio 2017

Incipit: Immagina i Corvi, di Luigi Sorrenti


Immagina.
Immagina di andare a trovare la nonna. La tua cara e dolce nonnina, quell'esserino dai soffici capelli bianchi e la pelle diafana, dal viso gentile solcato da tante piccole rughe. Quella seconda mamma che ti accudiva quando i tuoi genitori erano al lavoro, ti lavava e ti vestiva, ti faceva compagnia davanti alla TV o ti aiutava nei compiti di scuola, i cui baci e le carezze hanno accompagnato la tua infanzia.
Immagina di provare per lei un affetto incondizionato, di aver sofferto quando l'hai vista malata e indifesa combattere contro un cuore che pareva volersi fermare. E di aver provato una gioia senza pari il bel giorno in cui l'hai rivista in piedi. Affaticata, certo, ma in salute.
Immagina di arrivare davanti al grande portone in legno della sua abitazione e trovarlo inaspettatamente socchiuso. Di salire velocemente quei pochi scalini che conducono alla porta d'ingresso e fermarti sull'uscio. Immagina di trovare la casa immersa in un silenzio inquietante. E' tardo pomeriggio, il sole estivo filtra attraverso le persiane parzialmente chiuse.
Tuo nonno, lo sai, è al circolo degli anziani a giocare a canasta. Tuo nonno è un mago della canasta.
Tua nonna invece è in casa, ne avverti quasi la presenza, ne percepisci l'odore, così familiare, così appagante. Dovresti sentirla muoversi, ciabattare per casa, come al solito indaffarata nelle sue faccende domestiche. Drizzi le orecchie ma non odi nulla. Il silenzio è totale. Tetro, irrazionale.
Ingoi un fiotto di saliva che si era fermato in gola e quasi ti bloccava le parole. Finalmente riesci a parlare. La chiami, non hai alcuna risposta.
Il tuo cuore batte come un tamburo. Ci sono milioni di spiegazioni possibili, lo sai, ma sei sempre portato a pensare al peggio. La vedi già riversa a terra stroncata da un infarto.
Ti muovi, ti avvii lungo lo stretto corridoio che porta in cucina. Fra quelle mura sei cresciuto, hai passato i momenti più lieti della tua infanzia, ma in quel momento la casa ti sembra estranea, profondamente ostile. Hai paura. Vorresti fuggire, c'è qualcosa di sbagliato lì dentro. Una parola rimbomba nella tua mente, descrive l'atmosfera che stai respirando, provi a scacciarli perché ti terrorizza al solo pronunciarla: malsana.
E' malsana l'aria nella casa, è pesante, corrotta da qualcosa che trascende l'umana comprensione, che non appartiene al tuo mondo, che raggela e stordisce.
Ti fermi impaurito. Raccogli le ultime briciole di coraggio e provi a gridare ancora il suo nome.
Nessuna risposta.
Ricominci lentamente ad avanzare.
Il corridosio è terminato, davante a te una porta stranamente chiusa. Non l'avevi mai vista chiusa prima di allora. Ti sembra di udire un brontolio sommesso, quasi un lamento, e i tuoi peggiori timori sembrano aver trovato conferma. Abbassi la maniglia con una sensazione di panico che ormai ti ha attanagliato le viscere, fai per entrare ma ti blocchi sulla soglia.
L'hai vista. Hai visto tua nonna e non è a terra. Ma questo non ti rincuora.

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