lunedì 6 febbraio 2017

Incipit: La ladra di ricordi, di Barbara Bellomo




"Giacomo Nardi osservò dalla finestra la piazza medievale. Il paesaggio a lui familiare, con l'edificio dalle torri merlate sulla chiesa e il profilo del Duomo romanico di fronte, decompose la malinconia che lo tormentava da mesi.
Come ogni mattina, il professore era arrivato per primo. Stare a casa gli pesava e ormai era troppo tempo che non riusciva più a dormire.
Quando l'orologio della torre dell'università battè otto colpi lunghi, Nardi accese la macchinetta del caffè. Inserì la cialda e osservò il liquido nero scendere nel bicchierno di plastica. Dopo poco la bevanda fu pronta, ma lui la lasciò raffreddare. La voglia di caffè gli era già passata.
Tornò a guardare il panorama. Aprì la vetrata e si sporse leggermente oltre la balaustra. C'era qualcosa nel vuoto che si apriva sotto di lui che lo attirava. Si ritirò subito indietro, spaventato dal suo pensiero.
Fu allora che si accorse della ragazza che correva con un'ampia falcata al margine del querceto. La riconobbe per via dell'altezza e degli inconfondibili capelli rossi che ondeggiavano morbidi. Era Isabella De Clio, la giovane studiosa siciliana che lavorava nell'Istituto del collega, Vincenzo Micone.
Le gambe magre e lunghe, strette in un pantaloncino color ciliegia, e la canotta bianca che metteva in risalto la vita sottile rendevano il suo passo quasi sensuale."

0 commenti:

Posta un commento