mercoledì 15 febbraio 2017

Recensione: Immagina i corvi, di Luigi Sorrenti - Edizioni Koi Press


Ho immaginato.
Ho immaginato un piccolo paese della Puglia arroccato su Le Murge, dove il tempo pare essersi fermato. Ho rievocato nella mia mente quella lontana estate del 1986, teatro di questa storia tragica ma allo stesso tempo bellissima, ed ho rivisto una  ragazzina undicenne alle prese con l'insondabile mondo degli adulti. Il campionato mondiale di calcio che si svolgeva in Messico faceva da sottofondo alla pace di quei lontani pomeriggi di vacanza, oziose giornate in cui mio padre era a casa dal lavoro e la telecronaca di Bruno Pizzul era un'eco comune a tutto il vicinato. E' stato facile ed immediato compiere questo parallelismo, perché quegli anni me li ricordo bene. Ricordo tutto: "la mano de dios" di Maradona, l'Italia che perse il titolo conquistato in Spagna quattro anni prima lasciandoci delusi e polemici, e quel caldo torrido che aveva colpito anche la liguria. Più volte, scorrendo le pagine, mi è sembrato di leggere una parte della mia infanzia.
Questo è un romanzo d'esordio, edito da una casa edtrice minore e finito chissà come nel mio ereader. L'ho ripescato accidentalmente dopo qualche anno grazie da una "challenge" che sto portando avanti  insieme ad un gruppo di lettori qui sul web. Se non fosse stato per una semplice casualità  sarebbe sicuramente   rimasto ancora per diverso tempo a giacere tra gli ebook  che sistematicamente scarto ogni volta che sfoglio la mia libreria virtuale. E' antipatico da dire, ma come lettrice ho un certo numero di pregiudzi. O meglio, ho la mia "zona di comfort" e non mi piace mettere il naso fuori da lì. Nel corso degli anni mi sono costruita una specie roccaforte fatta di libri e  autori che corrispondono ai miei gusti, con quali vado sul sicuro. I libri che vorrei leggere sono talmente tanti che tutto il resto lo considero una perdita di tempo prezioso, ed io tempo non ne ho. Ma... c'è un però. Quando per un motivo o per l'altro decido di lanciarmi in qualche lettura per me anomala, e scopro che  mi piace, mi sento soddisfatta  e so di aver fatto una cosa buona. Perché i preconcetti non si dovrebbero mai avere, in nessun campo: dovremmo sempre essere desiderosi di sperimentare , specialmente quando si parla di libri. Ogni tanto avere un mattoncino di colore diverso nella nostra testa  può essere stimolante e appagante.
Leggere "Immagina i corvi" è stato proprio così per me: una lettura che non mi sarei mai aspettata, che mi ha coinvolta e tenuta col fiato sospeso fino alla fine. Si tratta di un thriller, o meglio, di un giallo. Preferisco definirlo "giallo" perché il thriller ha alcuni elelmenti imprescindibili che qui non ci sono, o meglio, non completamente. Il ritmo non è sempre serrato, la suspence a tratti si perde nelle pieghe della storia, i colpi di scena spesso sono preceduti da affermazioni dell'autore che inevitabilmente tolgono pathos e fanno calare la tensione narrativa. C'è però il delitto irrisolto, il mistero che aleggia intorno a fatti apparentemente inspiegabili, una matassa che pare aggrovigliarsi ad ogni pagina anzichè dipanarsi, fino ad arrivare alla verità. Una verità terribile e crudele, forse la più agghiacciante a cui ero mai stata messa di fronte in tanti anni di letture di genere. Il punto forte del romanzo è l'ambientazione, particolare e  suggestiva. Come spiegavo all'inizio l'autore riesce abilmente a catapultare il lettore  nell'estate  del 1986, in un piccolo paese dell'entroterra pugliese.  In quel microcosmo sperduto tra le montagne il tempo sembra essersi congelato, abbracciato da un'immobilità che mette i brividi. E' il periodo del primo governo socialista nella storia della repubblica italiana, con Bettino Craxi ai vertici ma  ormai dimissionario, mentre la politica internazionale è segnata dall'anti europeismo della Lady di Ferro, al secolo Margareth Thatcher. E' l'epoca della Milano da bere, degli yuppies, di nuovi ceti sociali che emergono grazie ad un diffuso benessere economico che viene ostentato senza freni. Ma la modernità che avanza non riesce a penetrare a Spinosa, dove gli abitanti continuano a vivere barricati dietro i loro pregiudizi e la società sembra impermeabile ai cambiamenti: il parroco, il sindaco, il medico, il farmacista, la zitella, l'immigrato, il barbone avinazzato, il matto del paese di cui tutti hanno paura. Questa è la stratificazione sociale di Spinosa, un equilibrio inalterato nei secoli che un giorno come tanti cade in mille pezzi, sotto i colpi della follia omicida. C'è una chiesa sconsacrata a Spinosa, dove da sessant'anni giacciono sepolti gli scomodi segreti  di alcuni anziani del posto, che allora erano appena adolescenti. Un patto antico, una promessa tra ragazzi che però aveva in sè un forza devastante.  Nessuno di loro ha mai più dimenticato, trasciandosi dietro quell'assurdo fardello fino a quando  ciò che sembrava sepolto per sempre si è risvegliato. Come l'avverarsi di una terribile profezia.
Anche i corvi sono tornati in paese, proprio come nel 1926, e gli abitanti di Spinosa sanno bene che il loro arrivo può significare solo una cosa: disgrazia, morte, orrore. 
Questo giallo/thriller ha i toni cupi di un romanzo gotico, e strizza l'occhio a diversi autori importanti della letteratura internazionale. Quando descrive il piccolo paese teatro degli atroci delitti mi è sembrato attingesse a piene mani da Stephen King, che è un vero maestro del genere (La piccola provincia americana è la sua scenografia preferita). Altri  richiami  sono poi evidenti quando l'autore fa entrare in scena il personaggio di Eugenio Corsi, un uomo con una forte menomazione psichica che da anni vive recluso insieme agli anziani genitori, incapace di avere un qualsiasi contatto sociale. E' la vittima sacrificale dell'ignoranza e della diffidenza dei compaesani, che non conoscono la sua malattia e per questo ne hanno paura. Le grida che dicono di sentire nel cuore della notte, urla agghiaccianti di disperazione e dolore, per gli abitanti di Spinosa, così timorati di Dio, hanno solo un significato:  è la voce di un mostro, una creautra del demonio, essere immondo capace di qualsiasi tipo di violenza. Eugenio Corsi non è altro che  la versione pugliese di Boo Ridley, il protagonista silenzioso de "Il buio oltre la Siepe" di Harper Lee. Meno riuscito forse, ma sempre efficace proprio  per il significato importante che la sua triste storia porta con sè. Infine il nostro bravo autore ha voluto omaggiare un classico della letteratura gialla di tutti i tempi, ovvero  il cosiddetto "enigma della camera chiusa": una locuzione con la quale si indica una specie di "sottogenere" di romanzo giallo in cui il delitto viene compiuto in una camera chiusa dall'interno, in una circostanza quindi  apparentemente impossibile. Il fulcro della vicenda non è la ricerca del colpevole, bensì scoprire come sia stato commesso il crimine in questione. Una roba assolutamente intrigante, trattata da geni quali  Edgar Allan Poe  (I delitti della Rue Morgue) e da John Dickson Care (le tre bare). Rispettivamente il capostipite e il maggior esponente di questo genere. Verrebbe da pensare quindi che  il nostro Luigi Sorrenti ha compiuto un certo numero di azzardi mettendo tutti questi riferimenti importanti in un romanzo d'esordio, ma tant'è. L'ha fatto e tutto sommato gli è riuscito piuttosto bene, perché il romanzo si legge senza riuscire a smettere, mi ha tenuta  inchiodata alle pagine e  una volta richiuso mi ha  lasciato quel sottile velo di angoscia che noi giallisti conosciamo bene. Quando succede questo, significa che il giallo funziona. Ha rispettato tutti i dogmi della letteratura di genere ed ha superato ampiamente la prova, almeno per quanto mi riguarda. 
Credo che l'autore sia originario dei posti narrati, perché descrivere con tale trasporto una terra arida e ingrata come  quella delle  Murgie Pugliesi di quegli anni è possibile solo se quei luoghi ce l'hai nel cuore. Doveva per forza esserci stato quando il progresso bussava alla porta dell'immaginaria Spinosa ma gli abitanti lo respingevano, forti delle loro tradizioni e delle loro superstizioni. Nelle ultime pagine si sente tutto l'amore e la nostalgia per questo paese, nonostante le terribili contraddizioni e l'arretratezza culturale in cui versava la maggiorparte della popolazione locale, così abilmente descritta nel romanzo. Ma l'ignoranza non è quasi mai una colpa, perché quella terra amara bisognava lavorarla e non c'era tempo da perdere con i libri.
Essendo un esordio è naturale che i difetti ci siano e che siano piuttosto evidenti. Ho trovato l'edizione poco curata, con diversi refusi, ed il fatto che la pubblicazione sia avvenuta tramite una casa editrice minore non giustifica tali mancanze. Minore non vuol dire peggiore. Inoltre non mi è piaciuto il finale, sicuramente non all'altezza di tutto il resto del romanzo: mi è parso frettoloso e raffazzonato, non mi ha soddisfatto per niente il confronto tra il commissario di polizia e il colpevole. Sbrigativo e superficiale, che lascia molti dubbi e tante domande senza una risposta esaustiva.
Non ho voglia però di dare troppo rilevanza a questi aspetti, perché tutto sommato non lo trovo giusto. Un esordio così non va deplorato a causa di un finale sottotono o di un editing poco curato, perchè gli elementi validi sono tanti e Luigi Sorrenti è un autore davvero in gamba, con un ottimo stile e che sa fare presa sui sentimenti umani. Una felice scoperta, una lettura appagante e completa: un'affermazione che non si può fare spesso quando si parla di gialli.

Titolo: Immagina i Corvi
Autore: Luigi Sorrenti
Pagine: 350
Formato: ebook
Casa Editrice: TRE60 - Koy Press


4 commenti:

  1. Per me questo è stato uno dei primi ebook letti. Concordo con te più o meno in tutto!

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    1. Penso che sia stato anche per me uno dei primi che ho scaricato sull'ereader, anche se poi è rimasto lì a giacere per secoli. Per fortuna che è arrivata la challenge, così finalmente l'ho letto :-)

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  2. Sai che con questa recensione mi hai incuriosita? Magari esco dalla mia confort zone anche io e ci faccio un pensiero!

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    1. Dai Tessa!! A volte è solo questione di pigrizia mentale..Una roba in cui io sono proprio una maestra :-)

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