giovedì 4 maggio 2017

NON SONO UN'ASSASSINA - Quarta parte




Quando entrai in casa aprii il pc. Non sapevo cosa cercare ma provai a trovare qualcosa che legasse Eva a me. Controlli incrociati che non portarono da nessuna parte. Non ci accomunava niente, le nostre vite camminavano su due binari paralleli che mai si sarebbero dovuti incrociare. Proprio navigando in rete però lessi una notizia riportata da un quotidiano locale. Il funerale di Eva Ranieri si sarebbe svolto in quella stessa giornata in una parrocchia non molto lontana da dove abitavo. Come da iter dopo aver effettuato i controlli e gli esami la salma riceveva degna sepoltura. Probabilmente stavo per compiere una sciocchezza ma qualcosa dentro me chiedeva prepotentemente di andare. Cercai di camuffarmi, indossai una giacca e un paio di occhiali scuri, oltre a legare i capelli in una coda di cavallo. Non volevo che qualcuno potesse notarmi. Quando arrivai la cerimonia era già cominciata ma la chiesa era quasi vuota. Poche persone occupavano le due file di panche vicino all’altare. La bara posta al centro non aveva grandi addobbi e nemmeno molte corone di fiori che la circondassero. Le parole pronunciate dal prete durante l’omelia mostravano grande dolore per la vita spezzata di una giovane donna, e cercavano di convincere l’ipotetico assassino a farsi avanti e confessare i suoi mali. Tuttavia non c’era enfasi, erano parole dettate da un cristiano ma non da uno che conosceva bene quella donna e chiedeva giustizia. Mi sistemai accanto alla porta principale, in piedi, e notai una persona provenire da un ingresso secondario. Non riuscii a osservarla bene. Sembrava un uomo ma aveva un berretto di lana e due occhiali scuri che non tolse pur entrando in chiesa. Fece il segno della croce e si avvicinò alla bara, quasi disinteressandosi del prete e degli altri fedeli. Si inginocchiò e la accarezzò dopo aver deposto un mazzo di rose rosse. Si girò verso di me solo per un istante. Feci un paio di foto, augurandomi che fossero venute decentemente e potessero aiutarmi a capire. Andò subito via e fortunatamente non notò la mia presenza. Aspettai che terminasse la messa, mi avvicinai alla bara, e mi inginocchiai. Presi il mazzo di rose ma non c’era nessun biglietto. Tornai però subito lucida,. Ero venuta lì per capire qualcosa di più su di lei. La salma era stata portata via, senza essere seguita da nessuno. In chiesa cominciavano a riordinare e io mi avvicinai ad una signora. Mi presentai come persona rimasta colpita da una morte così tragica e lei si dimostrò disponibile a parlare con me. “La conoscevate bene?” chiesi. “ No, era una nostra parrocchiana e veniva spesso in chiesa ad ascoltare la messa. Ma da sola, anni fa con suo padre ma poi dopo la sua morte non era accompagnata da nessuno.” “ E scusi la domanda, ma chi si è occupato dei suoi funerali?”' ' La signora, gentilissima fino a quel momento mi guardò con aria diffidente, non comprendeva il senso di quella domanda, tuttavia rispose. “ Noi, cioè la signora ha incaricato la chiesa di occuparsi dei funerali e della sepoltura accanto alla tomba del padre. Ha pagato e sistemato tutto quando era in vita. Io sono qui da molti anni e subito dopo la morte di suo padre ha già pensato al suo. Inoltre suo padre non è morto di vecchiaia”. “ Cioè, che vuol dire?” “Che si è suicidato, soffriva di depressione da anni e a un certo punto non ce l’ha fatta. Un dolore grandissimo per sua figlia”. Quelle parole mi gelarono, come tutto quello che stava accadendo. Non c’era nulla in quella storia che avesse un senso. Tornai subito a casa, volevo scaricare su computer le foto, magari sarei riuscita a vedere meglio chi fosse quell’uomo. Forse al funerale c’era anche qualcuno della polizia e lo avevano notato, ma nel dubbio qualcosa avrei dovuta farla anche io. Avevo bisogno del cavetto per il pc, solitamente sulla scrivania, ma non quella volta. Non era al solito posto e nemmeno ricordavo dove fosse. Cercai in tutti i cassetti e poi, in uno di quelli più in basso lo trovai. Ma non solo quello purtroppo. Dietro, quasi nascoste notai alcune foto. Erano raccolte con un nastrino. Non ricordavo di averle mai viste prima. Le presi e rimasi scioccata nel guardare chi immortalassero. Erano di Eva, foto rubate, momenti nei quali lei era al bar, o in casa, oppure al supermercato. Foto scattate per spiarla, ma cosa ci facevano in uno dei miei cassetti? Qualcuno era entrato, aveva violato ciò che mi apparteneva e stava nuovamente provando ad incastrarmi.

RACCONTO A PUNTATE DI ROSARIA RUSSO

1 commento:

  1. Ciao! Scusami se ti scrivo qui, ma sto cercando di contattare un po' tutti i miei follower e non ho ancora trovato un sistema più facile e rapido. xD
    Sul mio blog ultimamente ci sono stati un po' di cambiamenti, e il risultato è che chi mi seguiva non vede più i miei aggiornamenti. Se ti interessa e ti fa ancora piacere seguirmi, qui spiego tutto: http://tbs-thebookseeker.blogspot.it/2017/05/comunicazione-di-servizio-mannaggia-ai.html

    Grazie in ogni caso, e scusami per il disturbo! 😟

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