mercoledì 21 giugno 2017

Le belle Cece, di Andrea Vitali - Edizioni Garzanti



Per fortuna questo romanzo si legge velocemente. Dico "per fortuna" perché, a costo di tirarmi dietro le ire di migliaia di lettori e critici letterari, non amo molto questo scrittore. Non si tratta di snobismo nei confronti della  produzione italiana da classifica (generalmente piuttosto scarsa, secondo me) e nemmeno credo si tratti solo di gusti personali: la sua prosa, infatti, il più delle volte mi stanca e non riesce a strapparmi sorrisi come invece pare succeda a tanti. Uno stile che annoia, anche se si trattasse di un solo lettore, merita un approfondimento: quando uno scrittore tecnicamente è bravo, chi ama leggere lo apprezza a prescindere. Tutto il resto è opinabile, ma non questo. Partiamo però dai punti di forza di Vitali, che accomunano tutta la sua prolifica bibliografia: l'ambientazione e la rievocazione storica dell'Italia all'alba dell'Impero fascista. Le storie di Vitali sono tutte ambientate a Bellano, sul lago di Como, un piccolo paese che oggi conta circa 3000 abitanti che è anche il luogo natìo dello scrittore. In questo piccolo borgo si muovono i suoi protagonisti, che ad oggi ammontanto ad una cifra incalcolabile, i quali con le loro vicende  quotidiane movimentano il paese dando vita a situazioni esilaranti (insomma), a sottintesi e malintesi, a fraintendimenti di ogni tipo. Perché i peccati della gente per bene di Bellano non si devono sapere: sono lo specchio dell'italia sul finire degli anni 30, quando tutto quello che importava faceva capo alla Casa del fascio,  alla Chiesa e alla Caserma dei Carbinieri. Vitali non racconta mai storie straordinarie, perché punta tutto sulle vicende personali di quel piccolo microcosmo, spesso assai più fantasiose e divertenti. Leggere un suo romanzo è come guardare alla tv un vecchio film di Peppone e Don Camillo, in cui le divertenti diatribe tra il sindaco e il parroco portavano scompiglio giù nella Bassa. Questa è una delle critiche che mi sento di muovere all'autore, perché quello di cui parla in fondo non è che una rivisitazione dell'idea che Giovannino Guareschi ebbe molto tempo prima di lui. Certo, a Brescello c'era il Partito Comunista a dirigere la vita del paesino, e la seconda guerra mondiale si era già conclusa. Però l'idea di fondo, quella di rievocare un'italia che ormai si è persa nella memoria dei nostri nonni, è la medesima.
Anche "Le belle Cece" è una storia semplice, che di più non si potrebbe, perchè porta alla luce peccati che esistono dalla notte dei tempi: quelli di infedeltà. Si parla di corna e questo lo si intuisce perfettamente sin dalle prime pagine, quando incontriamo Verzetta ed Orbella Cece, madre e figlia con certi pruriti che non esitano a soddisfare. La trama però non è così lineare, anzi! Si parte con la geniale trovata di Fausto Semola, segretario del fascio locale, che per festeggiare la campagna d'Etiopia decide di organizzare un concerto di campane a cui avrebbero dovuto partecipare tutte le chiese del paese e zone limitrofe. La sera in cui Mussolini proclama la nascita dell'Impero Fascista, il 9 maggio del 1936, la sinfonia di campane non è però l'unica cosa ad animare la gente di Bellano. Partiamo quindi con un improbabile concerto  per arrivare ad un furto di mutande da signora, con le iniziali ricamate sopra ad indicare senza ombra di dubbio il nome della proprietaria. In questo veloce procedere di eventi, la storia del Semola si confonde con quella di un burbero ispettore di cotonificio, elemento di spicco nel paese, e la sua consorte Verzetta. Poi si arriva alla suocera, la signora Orbella, ma passando attraverso la storia dell'effemminato Dolcineo, da sempre vittima di terribili scherzi, e del suo amico di colore direttamente importato dalla campagna d'Africa. A dirimere il traffico di vicende, il già noto maresciallo dei Carabinieri Maccadò. Un vero guazzabuglio, un inizio che prometteva bene ed una fine che sembra tirata col mattarello, allungata fino allo sfinimento con  dialoghi che non aggiugono nulla alla trama. Trenta pagine a parlare di mutande! Era molto più interessante se Vitali avesse riservato i pruriti delle signore Cece ad un altro romanzo, concentrandosi invece per questa volta solo sul Semola e sulle sue astute idee per dare lustro alla sezione locale del Partito.
Ci sono tanti modi diversi di amare un libro, non è solo questione di come è scritto: c'è chi scrive talmente bene che è in grado di ammaliare anche quando la trama è inesistente, c'è chi è in grado di imbastire storie che tengono incollati alle pagine anche se dialoghi e sintassi lasciano a desiderare, c'è chi ha una scrittura emozionale che punta sulla rievocazione di ricordi e immagini del nostro passato, e  c'è chi come Andrea  Vitali   cerca di raccontare con ironia e leggerezza un'Italia che non c'è più, calcando la mano su personaggi irreali e bizzarri, dai nomi improbabili, che però spesso sono talmente distanti dalla nostra storia  che il sorriso rimane una smorfia strascicata. Anche questo lo posso affermare con certezza, perché io provengo dalla Bassa, e laggiù ai tempi dei miei nonni di personaggi strampalati ce n'erano a bizzeffe, con nomi anche più assurdi di quelli che si inventa Vitali. E le loro storie  erano proprio un'altra cosa.


Titolo: Le belle Cece
Autore: Andrea Vitali
Editore: Garzanti Libri
Collana: Narratori moderni
Anno edizione: 2015
Pagine: 224 p., Rilegato


9 commenti:

  1. Di Vitali ho letto Un amore di zitella e La modista e alla fine la penso come te. Ho provato con Zia Antonia e dopo poco l'ho mollato. Niente: non trovo approfondimento psicologico, il riso parte dalle labbra e non arriva al cervello. Se devo dirla tutta si sono un po' stancati anche gli utenti della biblioteca che prima mi chiedevano i suoi nuovi libri, mentre ora sembrano un po' "distratti". Solo su di una cosa sono in disaccordo: la produzione italiana attuale non la trovo scarsa, ma non possono essere autori come Vitali a convincerti del contrario. ;-)
    un saluto da lea

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    1. Probabilmente il problema è che i primi romanzi di Vitali potevano conquistare per la simpatia e la stranezza dei suoi personaggi, o per la rievocazione storica, ma dopo un po' il pozzo a cui attingere ha esaurito le scorte...Il rischio è di propinare sempre la stessa roba. Hai ragione, ho sbagliato a scrivere che la produzione attuale è di scarso livello, perché in realtà il mio commento era riferito alla produzione di chi finisce sempre in testa alle classifiche. Tipo Fabio Volo e Moccia. Quindi corro a modificare la frase! Grazie per l'osservazione!

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    2. Troppo gentile!!!! Così mi lusinghi. :-)
      Come Tessa ti consiglio l'Arminuta.

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  2. Vitali non mi ha mai preso. Lo trovo a volte irritante e ripetitivo. Sono d'accordo con quello che scrivi. Un italiano bello bello, che sta piacendo in giro e che è in classifica? L'Arminuta di Donatella Di Pietrantonio. Elegante, un gioiello, e grazie al passaparola apprezzato da molti. Provalo!

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    1. Ciao Tessa! Ho messo l'Arminuta in wish list proprio perchè ne avevi parlato tu sul tuo blog, e continuo a sentirne parlare bene. Appena comincio le ferie lo compro così potrò leggerlo e gustarmelo...Con Vitali invece basta! Irritante è la parola giusta!

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  3. Ciao Paola, ho trovato il tuo post su questo libro, ma in particolare su Vitale, come un segno. Proprio in questi giorni mi stava balenando per la mente l'idea di leggere un libro che da anni cerca di avvicinarmi, Dopo lunga e penosa malattia. Chi l'ha letto non me ne ha parlato benissimo ma volevo cmq conoscere Vitali. Credo quindi che il mio capitare qui sia stato proprio un segnale per avvertirmi di tirare dritto sulle mie letture!! *O*
    Mi piacciono molto le storie che si basano sulle realtà di un tempo, soprattutto italiane, ma ciò che cerco in loro sono la drammaticità della vita e non banalità o storie raccontate con leggerezza. Quindi grazie della tua opinione. Vitali può ancora attendere :)
    Nik

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    1. Ciao Nik, Vitali è davvero un genere a sè stante e sono ormai convinta che abbia un gruppo di lettori che ormai si è creato intorno a lui e che lui, molto furbescamente, continua a coltivare tirando dritto per la sua strada. Per carità sono scelte, ma questo implica il lasciare fuori una larga fetta di pubblico, che magari potrebbe avvicinare con qualche variazione sul tema. Io e te, resteremo sempre fuori da questo cerchio, mi sa. Buone letture!
      Paola

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  4. Ho letto questo libro un paio di mesi fa e nonostante si legga in un soffio non è tra i miei preferiti dell'autore. Comunque le ambientazioni di Vitali mi piacciono sempre, così come i suoi strambi personaggi. Per adesso il mio preferito resta Olive comprese, ma ne ho altri da leggere.

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    1. Ciao Beth! Olive Comprese è stato il libro con cui ho conosciuto Vitali, ma non mi aveva entusiasmato. Gli ho dato una seconda possibilità, ma davvero non riesce a convincermi..mi lascia sempre in quel limbo di indifferenza che è la cosa peggiore per chi ama leggere. Ma sono in tanti quelli che lo amano, come te...probabilmente è solo questione di affinità.
      Buone letture!
      Paola

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