lunedì 19 giugno 2017

Recensione: L'estate più bella della nostra vita, di Francesca Barra - Edizioni Garzanti

Sono una lettrice con alle spalle un'onorata carriera, ormai perfettamente consapevole di cosa può rientrare nei miei gusti e cosa invece no. L'ultima fatica letteraria di Francesca Barra, “L'estate più bella della nostra vita”, (edizoni Garzanti) non mi convinceva affatto. Titolo ruffiano, copertina acchiappa-adolescenti ed un nome ingombrante, quello dell'autrice stessa, nota purtroppo più per il gossip che per la sua bravura come giornalista e scrittrice. Non mi aspettavo quindi niente di buono mentre ordinavo su Amazon il suo romanzo, ma l'aspetto giocoso della gara di lettura a cui sto partecipando dall'inizio dell'anno prevede anche questo: spingere chi partecipa a distaccarsi un po' dalle proprie zone di comfort, sciogliendo riserve e snobismi che tutti noi lettori ci portiamo dietro come antipatiche zavorre. Purtroppo però mi sono ricreduta solo parzialmente.
Il romanzo è ambientato nella splendida Basilicata, in un paesino da cartolina che ha un nome suggestivo ed affascinante: Borgo Felice. Ida, Rossella e Beatrice sono le tre sorelle protagoniste della prima parte del racconto, quella che più mi ha coinvolto emotivamente e che più ho apprezzato in linea generale. Ogunua di loro racconta la propria infanzia e giovinezza trascorsa nel paese, e da questi differenti punti di vista noi lettori riusciamo a comprendere molto bene la complessità delle dinamiche familiari che tessono le trame della storia. L'autrice, di origini lucane, apre il cassetto dei ricordi e ci proietta in un'estate della sua infanzia, nei lontani anni 80, in cui la modernità di quel periodo svafillante sembra non aver ancora bussato alla porta del vecchio borgo, solidamente aggrappato alle sue tradizioni. Il profumo della liquirizia selvatica solletica le nostre narici e lentamente la bobina dei ricordi comincia a proiettare immagini di quel periodo, che colpiscono nella loro intensità perchè in un certo senso appartengono ad ognuno di noi. L'infanzia e la giovinezza che noi quarantenni serbiamo nel cuore hanno tutte un profumo che si annida in quella parte del cervello in cui giace la memoria più antica ed incorruttibile, che sopravvive agli anni, alle partenze, alle perdite, ai dolori, a qualsiasi distacco che l'età adulta inevitabilmente porta con sé. Le sorelle Timpone sono unite da un profondo legame ma divise da sogni ed ambizioni, e da personalità l'una all'opposto dell'altra.
Fino a quando siamo bambini tutto è semplice: si litiga, ci si azuffa, si passano le giornate a stringere alleanze per la vita o ad innescare guerriglie, ma ogni cosa ha la dimensione innocente del gioco. La sera, accaldati e stanchi dopo l'ultima partita a nascondino, fratelli e sorelle tornano a casa abbracciati e sorridenti, pronti per cenare con tutta la famiglia. La stessa. Ed è stato così anche per le sorelle Timpone, affiatate e complici fino a quando l'età adulta irrompe nella loro tranqullità domestica portandosi via per sempre la spensieratezza e quel senso di unione totalitario che solo chi ha fratelli può arrivare a comprendere. E' un legame invisibile e potente che, quando si spezza, non fa il minimo rumore. Non restano cocci da poter rimettere insieme con un po' di buona volontà. E' come se si dissolvesse poco alla volta nella rabbia trattenuta, tra le parole non dette e le gelosie che corrodono il cuore, portandosi via un pezzetto di noi. A volte non desideriamo altro, come è capitato a Beatrice. Beatrice è la più inquieta delle sorelle, la più seducente, la più determinata, quella per la quale le radici non rappresentano un rifugio a cui fare ritorno ma un laccio troppo stretto che le impedisce di vivere come vorrebbe. Che poi, nemmeno lei sa come vorrebbe vivere. Invece lo sa molto bene Ida, l'ha sempre saputo: essere moglie e madre, essere una brava donna di casa, continuare a vivere a Borgo Felice. Un desiderio all'apparenza sicuro e semplice, ma che in realtà richiede una grande dose di coraggio, perchè non mette al riparo dal dolore ma rende vulnerabili anche a quello altrui. Infine, c'è Rossella. La prima delle tre sorelle che incontriamo durante la lettura, e quella in cui è più facile immedesimarsi: bella ma non sfacciata come Beatrice, colta, una natura docile e gentile, cerca il suo posto nel mondo senza sgomitare, badando a non fare soffrire nessuno, senza rendersi conto che è lei la prima persona a cui sta facendo del male. Per Rossella le radici sono importanti, sono il punto da cui partire e quello a cui ritornare. La famiglia non è una parola vuota, ma il perno di tutta la sua esistenza, così come la casa paterna non è un mucchio di stranezze di cui vergognarsi. I loro abiti fuori moda, la mamma sempre china con ago e filo a cucire in nero per tutto il paese, la corriera che porta alla spiaggia libera di Maratea, in cui i bagnanti cominciano a cucinare pranzi luculliani fin dal mattino presto, incuranti del sole bruciante; la nonna vestita a lutto da trent'anni, che passa l'estate seduta fuori dalla porta su una seggiola e chissà a cosa pensa, mentra getta il suo sguardo sulla strada anche quando è deserta. Questi sono i ricordi delle sorelle Timpone, quelli di cui Beatrice si è voluta disfare e quelli che Rossella non ha mai voluto perdere. Sono i ricordi che hanno reso Ida una madre amorevole ma imperfetta, e che hanno tenuto insieme una moltitudine di dolore quando il destino è entrato prepotente in quel paese che sembra un presepe, disseminando incomprensione e rancore. I ricordi che l'autrice ha voluto raccontare in questa saga familiare sono quelli che ognuno di noi può ritrovare frugando tra le fotografie ingiallite dal tempo, che imprigionano volti sorridenti e sigillano un momento perfetto, quello in cui l'amore era una benedizione e non una forza distruttiva. L'amore che distrugge non lo fotografiamo, non lo conserviamo nemmeno nelle narici, perché non esistono profumi associati a ricordi che fanno male. Fateci caso. Sarete costretti a fare i conti con i vostri ricordi, se leggerete questo romanzo di Francesca Barra. E sarà un'esperienza davvero bella, spesso commovente.
Se il romanzo fosse continuato così, su questa lunghezza d'onda, me ne sarei innamorata perdutamente. Ma purtroppo la seconda parte non è stata all'altezza di quella precedente, avviando tutto ad una conclusione frettolosa che mi ha lasciata insoddisfatta . Il racconto di Ida, l'ultimo delle tre sorelle, termina in un momento drammatico, a cui fa da sfondo l'estate, il tempo della perfetta felicità ed insieme dei tristi presagi. Improvvisamente veniamo catapultati nel 2016, e ad essere protagonisti di questa saga familiare sono adesso i nipoti della famiglia Timpone. Quattro adolescenti problematici che si ritroveranno a trascorre tutti insieme le vacanze estive in Basilicata, nella casa dei nonni. Saranno loro questa volta ad insegnare agli adulti a sgretolare quel muro di incomprensione  che tutti quanti anno dopo anno hanno eretto inossidabili. L'amore fa male anche quando è troppo, e questa sarà la lezione di Ida. Per Beatrice e Rossella giungerà finalmente il momento di litigare, urlandosi contro verità sottaciute per venti logoranti anni. E per Lorenzo, Giulia, Nicolò e Miriam sarà un momento di crescita importante e di gioia pura: sarà davvero l'estate più bella della loro vita.


Titolo: L' estate più bella della nostra vita
Autore: Francesca Barra
Editore: Garzanti Libri
Collana: Narratori moderni
Anno edizione: 2017
Pagine: 204 p., Rilegato

4 commenti:

  1. Mi attira la trama (famiglia, tradizioni, estate), ma copertina e autrice mi bloccano. E leggendoti un po' di dubbio mi rimane. Passo o provo? Vedremo.

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    1. Ciao Tessa! Hai le stesse mie perplessità...alla fine l'ho letto volentieri, certamente non è uno di quei libri che ti resteranno incollati addosso ma la prima parte secondo me merita una possibilità.

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  2. Stesse perplessità di Tessa e la vita è così breve....
    Bella recensione però.
    Ciao da Lea

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    1. ....il tempo per leggere è sempre troppo poco, e quando è così occorre purtroppo fare delle scelte. Ergo: se hai poco tempo e devi scegliere...leggi altro!
      Ciao cara Lea e grazie per il complimento :-)

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