lunedì 11 settembre 2017

Recensione: La casa di tutte le guerre, di Simonetta Tassinari - Edizioni Corbaccio






"La casa di tutte le guerre" è una lettura leggera e delicata, che fa breccia nei ricordi della nostra infanzia e, proprio per questo, si fa benvolere. Non sono questi i romanzi che prediligo, di sicuro è un genere che resta molto al di fuori della mia "zona di comfort", ma ho comunque apprezzato lo sforzo dell'autrice nel ricostruire attraverso il racconto un'epoca ormai lontanta, che custodisce la memoria di molti di noi. La protagonista è Silvia, una bambina quasi undicenne che trascorre tutte le estati nella  casa dei nonni paterni in Romagna, nel paesino di Rocca San Casciano. Siamo nel 1967, l'Italia nei piccoli paesi è ancora saldamente aggrappata alle proprie  tradizioni e la modernità di quegli anni favolosi non riesce a penetrare nella mentalità chiusa della gente del posto. Silvia, nata e cresciuta a Bologna, è invece completamente affascinata dalla moda beat, dalla musica di Patty Pravo, dalla mini gonna di Mary Quant e dal caschetto di Caterina Caselli. Tra le altre cose è ingenuamente convinta che questo suo essere così al passo coi tempi le farà guadagnare l'ammirazione di tutti i suoi amici di Rocca ma, soprattutto, quella dell'adorata nonna inglese Mary Frances Higgins. La famiglia paterna della bambina ha discendenze importanti e vive il riflesso di un periodo d'oro, in cui essere un Frassineti significava appartenere alla buona borghesia, e garantiva uno stile di vita agiato e ricco di privilegi. Nella grande dimora di famiglia è rimasta solo la nonna, che in paese tutti chiamano "la Signora": una donna elegante ed austera, conservatrice e fiera delle sue origini inglesi che non si è mai realmente  conformata alla vita di paese. Mary Frances ha ricevuto un'educazione solida e rigorosa ed è sempre stata convinta che la buona reputazione all'interno della società fosse una cosa di fondamentale importanza, da preservare sempre e comunque. Silvia ha un'autentica venerazione per la nonna, adora le sue buone maniere, i suoi vestiti così chic, i capelli color platino con la piega sempre ordinata, la sua pelle diafana profumata di lavanda e la vita riservata che conduce  insieme alla fedele goverante Beatrice. I suoi occhi infantili non possono vedere cosa si cela dietro l'apparente quiete di quella perfezione domestica, e quali siano i segreti che da tanti anni si nascondono nelle  stanze disabitate della residenza dei Frassineti. Nulla è come sembra, perchè  Mary Frances non ha mai permesso ai ricordi di travolgerla.  Dieci anni prima una terribile vicenda ruppe l'incantesimo che sembrava aleggiare su quella famiglia così per bene ed invidiata da tutti, lasciando dietro di sè un cumulo di macerie: è come se i Frassineti fossero stati un grande albero, che con la sua chioma rigogliosa e le sue robuste radici riuscì sempre ad offrire riparo e sostegno a tutti i suoi frutti. Fino a quando, imprevedibile e devastante, un fulmine non spezza in due il tronco maestoso, riducendolo in un inutile  mucchietto di cenere. Dopo anni di silenzi e di lacrime celate toccherà proprio a Silvia sciogliere le corazze granitiche della famiglia, permettendo al dolore di scorrere via, finalmente libero di andare. Tutto ha inizio quando la bambina, dopo un'iniziale baruffa, stringe amicizia con Lisa, una sua coetanea. Lisa è figlia del "poveraccio" del paese, un uomo imbruttito dalla vita che a causa dei suoi problemi con l'alcol conduce un'esistenza misera e precaria, incapace di tenersi stretto un lavoro. E' una ragazzina bionda dalla bellezza acerba, con un'eleganza innata che la povertà ha solo offuscato, è molto intelligente ed è abilissima a disegnare. Come per la famiglia Frassineti, anche per Lisa e suo padre le apparenze sono  ingannevoli: solo in pochi a Rocca sanno cosa si nasconde realmente dietro la condizione di indigenza e  l'atteggiamento scontroso di Tito e di Lisa, da sempre derisa ed evitaata da tutti i bambini del paese. 
Come da copione ci  sarà il lieto fine, perchè questa è in fondo una favola moderna,  quindi è  giusto che sia così. L’autrice racconta, attraverso i miti ed i giochi di allora, un tempo genuino in cui l’infanzia era davvero tale, facendo leva su ricordi che molti lettori, me compresa, conservano di quel periodo. Questo contorno così ricco di “amarcord” mi è piaciuto molto, l’ho trovato ben costruito e ben intervallato dalla storia di fondo, che invece mi ha delusa sotto tutti i punti di vista.  L’ho trovata molto banale, con uno sviluppo ed una conclusione a mio avviso inverosimili: un amore tra due giovani contrastato dalla famiglia non mi sembra infatti il massimo dell’originalità, e cosa vogliamo dire riguardo all’atteggiamento di tutta la famiglia Frassineti di fronte alla tragedia che li ha investiti? Inverosimile a dir poco, è una roba che proprio non sta in piedi! I personaggi nel complesso li ho trovati abbastanza stereotipati, in linea con tutto il resto: i ricchi da una parte, i poveri dall’altra, una realtà piccola e chiusa in cui nulla è come sembra. Silvia è vanitosa e saccente ed incarna perfettamente la tipica bambina viziata della medio borghesia, la governante è la caricatura di Mary Poppins , mentre la nonna  è una specie di Crudelia Demon sotto mentite spoglie. Salvo solo Maggie, la sorella eccentrica ed anticonformista di Mary Frances, l’unica adulta che conserva ancora un barlume di lucidità e che sarà fondamentale per riportare alla vita quel mausoleo adagiato sulle colline romagnole. Un altro appunto che mi sento di fare riguarda la struttura narrativa piuttosto semplice, quasi elementare, ed uno stile che ho trovato impersonale e piatto, poco riconoscibile. Insomma, per scrivere un romanzo non basta infarcire una storia di avvenimenti che sappiano fare presa sui lettori, ma bisogna soprattutto saperli raccontare: è questa la differenza che passa tra un libro e un buon libro, tra uno scrittore professionista ed uno improvvisato.
Uscire dalla mia zona di comfort è come praticare uno sport estremo: non me la sento!



TITOLO: La casa di tutte le guerre
AUTORE: Simonetta Tassinari
CASA EDITRICE: Corbaccio
PAGINE: 240

2 commenti:

  1. "Corbaccio" edita dei libri sempre particolarmente belli...
    meritano alquanto, e questo mi pare non faccia eccezione

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    Risposte
    1. Ciao Patalice!
      E' un libro godibile, ma nulla di più. La cosa più bella sono i racconti degli usi e delle abitudini di allora, le mode, i miti...Non l'ho trovato all'altezza della sua fama.

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