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Recensione: Strade di notte, di Gajito Gaznadov



Per chi già ha conosciuto ed amato Gajito Gazdanov in “Incontrarsi a Parigi”, in questo romanzo troverà la riconferma del suo grande talento letterario, che oggi grazie all’opera della casa editrice Fazi sta tornando alla luce. Gazdanov ha una vicenda molto particolare alle spalle, che vale la pena ricordare anche per comprendere meglio l’anima  delle sue opere. Nacque a San Pietroburgo agli albori del 1900, e dopo aver trascorso la giovinezza in Siberia ed Ucraina prende parte alla guerra civile russa arruolandosi nelle file dell’armata bianca. Nel 1920, in seguito alla sconfitta dei controrivoluzionari, fu costretto all’esilio e si rifugiò a Parigi. Qui Gaznadov conduce un’esistenza precaria, svolgendo innumerevoli lavori che non gli permisero mai di coltivare a tempo pieno il suo talento letterario. Tra le varie mansioni che svolse in gioventù  vi fu anche quella di tassista notturno, e sarà  proprio questa l’esperienza da cui  trarrà ispirazione per comporre “Strade di notte”. Le strade che ripercorre scrivendo sono quelle che una notte dopo l’altra l’hanno portato ad attraversare  il cuore nero di Parigi, quello popolato da miserabili e reietti, prostitute ed alcolizzati cronici capaci di sperperare tutto il guadagno di un mese  in un solo night club. La città vista attraverso i suoi occhi è nuda e scarna, è una giostra che ha finito la sua corsa e che non ha nulla del fascino de La Ville Lumière. E’ un altro sguardo quello che  ci offre Gaznadov, forse più sincero, sicuramente del tutto impermeabile alle suggestioni che Parigi offre ai suoi avventori. E’ uno sguardo distaccato, intriso di una invincibile nostalgia per la sua amata Russia che lo accompagna costantemente, fino a quando giunge l’ora di caricare anche l’ultimo vagabondo di Les Halles. Prima di prendere la licenza come tassista Gaznadov lavorò nella fabbrica della Renault per qualche tempo, ma dopo poco si licenziò perchè non riusciva a sopportare  quell’esistenza da topo in gabbia, fatta di giornate sempre uguali, scandite dal suono della sirena ed inframmezzata da qualche sigaretta fumata insieme ai colleghi. Non riusciva a comprendere come facessero gli altri  operai a trascorrere una vita intera in quelle condizioni di staticità e di monotonia  che tanto facevano a cazzotti con la sua natura curiosa e ricca di sfumature. Il lavoro di tassista notturno gli permetteva se non altro di entrare in contatto con altri esseri umani, uomini e donne sull’orlo del baratro che però muovono qualcosa dentro di lui. Sono, in fondo, i molti  riflessi di sè stesso, la compagnia perfetta per la sua solitudine, una  consolazione alla sua tristezza di esule.  Gaznadov riconosce nelle loro storie in bilico una disperazione che li è familiare,  in grado di donargli un conforto di cui ha assoluto bisogno. Non è necessario ascoltare le loro storie per conoscere le loro vite, non sempre: all’autore basta soffermarsi ad osservare i loro visi erosi dal tempo, inespressivi, rassegnati a non avere più prospettive, capaci solo di vivere il momento con un’intensità spaventosa, al tempo stesso tragica ed affascinante.
Qualcuno inevitabilmente attira più di altri la curiosità dell’autore, spingendolo a cercare la loro compagnia anche quando la corsa finisce: è così per la Raldi, una prostituta ormai sul viale del tramonto che ai tempi de La Belle Epoque era la più desiderata di Parigi, corteggiata da uomini ricchi e potenti, a cui ora non resta che qualche misero orpello a ricordarle i fasti di una vita passata.  E poi c’è Platone, un alcolizzato che Gaznadov incontra praticamente tutte le notti, alcune volte per caso, altre per scelta: è un uomo colto, che ama parlare di filosofia e che non ha nessuna speranza di redimersi. Forse, nemmeno la cerca. Una donna ed un uomo allo sbando, loro come  tanti altri che Gaznadov osserva dallo specchietto retrovisore, o sul ciglio della strada mentre aspettano di essere trascinati ancora un po’ lungo le strade buie dei quartieri suburbani. Ogni notte queste creature incosapevolmente umane cercano la forza per andare avanti dissolvendosi tra bettole fumose e squallidi caffè, prima che il giorno li respinga ancora una volta nei bassifondi, inchiodati all’angolo dallo sguardo impietoso della gente perbene. Il senso di questo romanzo è tutto qui: offrire a noi lettori una prospettiva diversa, aiutarci a comprendere come la vita sia spesso attraversata da un gomitolo di strade malamente illuminate, come quelle che percorre lui ogni notte, così diverse dai lussureggianti boulevard del centro, ma non per questo meno degne di essere percorse. Ognuno dei suoi avventori ha una storia alla spalle che merita di essere raccontata ed ascoltata, da cui trarre profondi insegnamenti a dispetto delle apparenze: quello che Gaznadov impara, e noi lettori  con lui, non è altro che la vita stessa, con i suoi percorsi tortuosi, i suoi successi e le sue rovinose cadute, spesso annunciate ed inevitabili, alle quali assistiamo impotenti.

” Ricordo in eterno il viso di una donna che ho incrociato una volta soltanto, tengo a mente per anni emozioni e pensieri di una singola giornata. L’unica cosa che dimentico con facilità sono le formule matematiche, le trame e i contenuti dei libri e manuali letti nel tempo. Le persone, invece, le ricordo tutte quante, anche se la stragrande maggioranza di loro non ha avuto alcun ruolo nella mia esistenza “


TITOLO: STRADE DI NOTTE
AUTORE: GAJITO GAZNADOV
CASA EDITRICE: FAZI
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2017
PAGINE: 200

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