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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2016

Coffee break

"Si" continuò "per te valgo meno del tuo Ermes d'avorio o del tuo fauno d'argento: quelli ti piaceranno sempre, ma fino a quando io ti piacerò? Probabilmente fino al giorno in cui avrò la prima ruga. Adesso capisco che perdendo la bellezza, quale essa sia, si perde tutto: ecco quello che mi ha insegnato il tuo ritratto. Lord Enrico Wotton ha perfettamente ragione, la gioventù è l'unica cosa che meriti di essere posseduta. Quando mi accorgerò di invecchiare mi ucciderò". [...] "Questa è opera tua Enrico" disse il pittore amaramente. Lord Enrico si strinse nelle spalle: "Questo è il vero Dorian Gray, tutto qua".
                                                                       ***

Gli umili fiori di campo appassiscono, ma tornano poi a fiorire; il prossimo giugno l'avorno sarà dorato come adesso; tra un mese questa clematide sarà coperta di stelle purpuree e di anno in anno la verde notte delle sue foglie racchiuderà quelle stel…

Recensioni spot - Zanna Bianca, di Jack London - Edizioni Feltrinelli

"Zanna Bianca"  non è solo un libro per ragazzi, nè tantomento solo un libro per gli amanti della natura e degli animali, come spesso è stato etichettato. Per quanto mi riguarda, è un libro difficile da commentare perchè in 40 anni nessuno dei tanti, tantissimi libri che ho letto mi aveva mai toccato così nel profondo. Questa è la meravigliosa storia di un cucciolo di lupo e della sua lotta per la sopravvivenza nelle terre desolate dell'America del Nord, un percorso di crescita che London ci racconta attraverso gli occhi stessi di Zanna Bianca. Ma pagina dopo pagina, mentre prendiamo parte con trasporto e autentica commozione alla vita del piccolo lupacchiotto ci accorgiamo che Zanna Bianca è in realtà una toccante metafora sulla condizione dell'uomo. Esiste una semplice e fondamentale legge che regola l'universo da migliaia di anni: l'odio genera odio, e l'amore genera amore. Sempre. Da leggere, conservare, regalare.

Un breve estratto:
 Qu…

Incipit - L'ombra del vento, di Carlos Luis Zafon - Edizioni Mondadori

Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano le prime giornate dell'estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona prigioniera di un cielo grigiastro e di un sole color rame che inondava di un calore umido la rambla de Santa Mónica.
«Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno» disse mio padre. «Neppure al tuo amico Tomás. A nessuno.»
«Neanche alla mamma?» domandai sottovoce.
Mio padre sospirò, offrendomi il sorriso dolente che lo seguiva sempre come un'ombra.
«Ma certo» rispose mesto. «Per lei non abbiamo segreti.»
Subito dopo la guerra civile, il colera si era portato via mia madre. L'avevamo sepolta a Montjuïc, sotto una pioggia battente, il giorno in cui compivo quattro anni. Ricordo che quando chiesi a mio padre se il cielo piangeva gli mancò la voce. Sei anni dopo, l'assenza di mia madre era ancora un grido muto, un vuoto che nessuna parola poteva colmare. Mio padre e io ab…

Coffee break

Le suggerì, inoltre, di scrivere una testimonianza che un giorno potesse servire per portare alla luce il terribile segreto che stava vivendo, affinché il mondo venisse al corrente dell'orrore che avveniva parallelamente all'esistenza pacifica e ordinata di quelli che non volevano sapere, di quelli che non potevano restare ancorati all'illusione di una vita normale, di quelli che non potevano negare, di quelli che stavano a galla sopra un mare di gemiti, ignorando, contro ogni evidenza, che a pochi isolati dal loro mondo felice c'erano gli altri, quelli che sopravvivono o muoiono dalla parte buia.                                   ***********
Era una di quelle donne stoiche e pratiche del nostro paese, che con qualunque uomo che passa nella loro vita hanno un figlio e inoltre accolgono in casa i bambini che gli altri abbandonano, i parenti più poveri e chiunque abbia bisogno di una madre, una sorella, una zia, donne che sono il pilastro centrale di molte vite estranee, c…

Recensioni spot - Vicolo Cannery, di John Steinbeck - Edizioni Bompiani

Vicolo Cannery racconta le vicende di un gruppo di disadattati che popolano la strada omonima nella città di Monterey, California. Un microcosmo variopinto in cui emerge uno strano e misterioso pesonaggio, un biologo con la passione per la birra e la musica che la piccola comunità ha eletto come proprio capo spirituale, per la sua cultura, la sua saggezza e la sua straordinaria umanità. Attraverso gli spaccati di vita di questi personaggi tanto comuni quanto straordinari, ancora una volta Steinbeck riesce a dipingere con grande sensibilità l'altro volto del benessere americano.
«Potrebb’essere il modo per scrivere questo libro: aprire la pagina e lasciare che le storie v’entrino strisciando da sole»

John Steinbeck


Titolo: Vicolo Cannery
Autore: John Steinbeck Edizioni: Bompiani Pagine: 202 Traduttore: Camerino A.

Recensione: Tutta la luce che non vediamo, di Anthony Doerr - Edizioni Rizzoli

Parigi, 1934. Hitler tiene l'europa sotto scacco, il suo potere è alla massima ascesa. La dittatura del Terzo Reich stravolge completamente la vita delle persone comuni, a Berlino come nelle altre città europee che poco alla volta vengono inesorabilmente occupate dalle sue forze armate. Anthony Doerr, Premio Pulitzer 2015, in questo suo bellissimo romanzo intreccia un filo alla volta le vite di due bambini che loro malgrado si ritrovano a combattere la guerra degli adulti: l'uno al servizio del Regime, l'altra dalla parte del popolo oppresso. Le loro vite scorrono parallele, nessuno dei due sa dell'esistenza dell'altro, ma i due ragazzini hanno in comune il destino degli innocenti. Un capitolo dopo l'altro la distanza che intercorre tra loro si avvicinerà sempre di più fino a quando riusciranno a toccarsi, in un incontro fugace in cui il tempo si dilata, raccogliendo in sè tutta l'intensità di quel momento. Marie-Laure Leblanc è una bambina di sei anni, c…

Libri per non dimenticare

Il 27 gennaio sarà il giorno della Memoria. Nel 2005 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in riunione plenaria, scelse per commemorare le vittime dell'Olocausto la data della liberazione da parte dell'Armata Rossa del campo di sterminio di Aushwitz. Durante l'attacco in direzione di Berlino le truppe sovietiche passarono da questa città polacca, scoprendo così l'orrore che celava. Per la prima volta il mondo intero viene a conoscenza della peggiore atrocità mai compiuta dall'essere umano ai danni dei suoi simili. Un abominio, un genocidio, un crimine contro l'umanità intera che cambiò per sempre la storia. I sovietici durante il loro assalto al cuore del Reich incontrarono altri campi di concentramento, che furono tutti liberati. Ma questo era diverso, questo non era un campo di lavoro forzato: i deportati ad Aushwitz entravano dritti nella morsa di una fabbrica di morte, i cancelli si aprivano solo per condurli nelle camere a gas. Ecco cos'era Aus…

Incipit - L'amico ritrovato, di Fred Uhlman - Edizioni Feltrinelli

Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l’assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti – giorni e anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito.
Ricordo il giorno e l’ora in cui il mio sguardo si posò per la prima volta sul ragazzo che doveva diventare la fonte della mia più grande felicità e della mia più totale disperazione.
Fu due giorni dopo il mio compleanno, alle tre di uno di quei pomeriggi grigi e bui, caratteristici dell’inverno tedesco.
Ero al Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda, il liceo più famoso del Württemberg, fondato nel 1521, l’anno in cui Lutero comparve davanti a Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Spagna. Ricordo ogni particolare: l’aula scolastica, con le panche e i banchi massicci, l’odore acre, muschioso, di quaranta pesanti cappotti invernali, le pozze di neve disciolta, i contorni brun…

Coffee break

Ho imparato già qualche cosa. So che a far bella una donna non sono né i vestiti, né le cure di bellezza, né il prezzo degli unguenti, né la rarità e il valore intrinseco degli ornamenti. So che il problema è un altro, ma non so quale sia, Non è quello che credono le donne. Le guardo, nelle vie di Saigon o nelle località sperdute della savana. Ce ne sono di bellissime, bianchissime, tutte curano molto il loro aspetto, soprattutto nei posti sperduti. Non fanno nulla, cercano di mantenere la loro bellezza, di conservarla, per l'Europa, per gli amanti, per le vacanze in Italia, per le lunghe ferie di sei mesi ogni tre anni, quando finalmente potranno raccontare quello che succede quaggiù, questa vita in colonia così strana, parlare di com'è servizievole questa gente, di quanto sono bravi i boys, della vegetazione, dei balli, delle ville bianche, tanto vaste che ci si perde, dove abitano i funzionari nominati nelle località sperdute. Aspettano. Si agghindando per niente, Si rispar…

About me (meglio tardi che mai)

Chi sono: lettrice da sempre, curiosa per natura, affamata di conoscenza e con la mente in perenne movimento, sono fermamente convinta che la diffusione della cultura (non quella elitaria, ma quella popolare, fruibile da tutti) sia fondamentale per chiunque, soprattutto per noi donne. Già, la lotta per la nostra affermazione non è mai finita, ve ne siete rese conto? Ma veniamo al punto.
Perché questo blog?: Quest'estate mi sono imbattuta in un articolo della giornalista Annalena Benini che, raccontando le traversie di una scrittrice esordiente, dimostrava come noi donne siamo poco considerate nell'ambito della cultura, perché non siamo altro che “pentole e sospiri”. Per essere prese sul serio dobbiamo fingerci maschi, diceva. Ma sarebbe bello se invece potessimo ricevere la stessa considerazione mantenendo intatta la nostra femminilità, perché è un dono meraviglioso, un valore aggiunto, e non qualcosa di penalizzante che dobbiamo vergognarci di mostrare.

Pentole e sospiri
Ho fa…

Incipit - Cent'anni di solitudine, di Gabriel Garcia Marquez

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica cos truito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.
Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita.
Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia. Andò di casa …

Coffee break

Mi stava osservando attentamente. “Ditemi qualcosa di voi signor Marlowe. Purché non vi dispiaccia naturalmente”.
“Che cosa volete sapere? Sono un investigatore privato autorizzato e faccio questo mestiere da un pezzo. Sono un lupo solitario, non ho moglie, sto arrivando alla quarantina e non sono ricco. Mi hanno messo dentro più di una volta e non mi occupo di divorzi. Mi piacciono i liquori, le donne e il gioco degli scacchi e alcune altre cose. I poliziotti non mi hanno eccessivamente in simpatia, ma ne conosco un paio con i quali vado d’accordo. Sono di origine americana, nato a Santa Rosa: ho perduto entrambi i genitori, non ho fratelli né sorelle e quando, una volta o l’altra, mi faranno la pelle in qualche vicolo scuro, come potrebbe accadere a chiunque nel mio mestiere, e a moltissima gente che faccia altri mestieri o non ne abbia alcuno, di questi tempi, nessun uomo o nessuna donna se ne dispereranno”.                                                            *****************



Un anno di libri

Quest'anno è stato un anno prolifico per quanto riguarda le mie letture. Non solo sono riuscita a leggere più libri del solito, ma sono molto soddisfatta soprattutto della qualità delle letture, decisamente sopra la mia media personale. Sono una lettrice accanita ma purtroppo a causa dei  molti impegni il tempo da dedicare al mio hobby preferito scarseggia sempre. Solo il sabato e la domenica riesco a ritagliare un pò di tempo per me, il resto della settimana invece è un continuo incrocio magico tra lavoro, casa ed incombenze varie che riducono all'osso il tempo libero. E poi c'è il blog naturalmente, con tutte le recensioni che vorrei scrivere, quelle che ho iniziato e mai finito, gli articoli che ho abbozzato e che tento di concludere a sprazzi girando perennemente con una chiavetta USB che tengo in borsa insieme al blocco per appunti. Insomma, un disastro! Nel complesso, dicevo, è stato un anno ricco di soddisfazioni. Non ho letto libri brutti, forse nel tempo ho svilup…

Incipit - La strada, di Cormac McCarthy

Quando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l’inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo. La sua mano si alzava e si abbassava a ogni prezioso respiro. Si tolse di dosso il telo di plastica, si tirò su avvolto nei vestiti e nelle coperte puzzolenti e guardò verso est in cerca di luce ma non ce n’era. Nel sogno da cui si era svegliato vagava in una caverna con il bambino che lo guidava tenendolo per mano. Il fascio di luce della torcia danzava sulle pareti umide piene di concrezioni calcaree. Come viandanti di una favola inghiottiti e persi nelle viscere di una bestia di granito. Profonde gole di pietra dove l’acqua sgocciolava e mormorava. I minuti della terra scanditi nel silenzio, le sue ore, i giorni, gli anni senza sosta. Poi si ritrovavano in una grande sala di pietra dove si apriva un lago nero e an…

Coffee break (da Tiffany!)

Abitavo nella casa da circa una settimana quando notai che la casella dell'appartamento numero due era contrassegnata da un bigliettino perlomeno strano. Stampato con una certa eleganza formale, il biglietto diceva: Signorina Holiday Golightly, e sotto, in un angolo: in transito. Cominciò a perseguitarmi come una canzonetta: Signorina Holiday Golightly, in transito.                                 *************************
... la signorina aveva un gatto, e suonava la chitarra. Nei giorni in cui il sole picchiava forte si lavava i capelli, poi, assieme al gatto, un maschio rosso tigrato, si metteva a sedere sulla scala di soccorso a pizzicare la chitarra mentre i capelli asciugavano. Ogni volta che sentivo la musica, andavo a mettermi in silenzio accanto alla finestra. Suonava molto bene, e qualche volta cantava. Cantava con il timbro rauco, incerto di un adolescente. Conosceva tutti i grandi successi, Cole Porter e Kurt Weill; le piacevano soprattutto le arie di Oklahoma! che erano…