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Visualizzazione dei post da Aprile, 2016

Explicit - Il Grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald

...E mentre sedevo là a riflettere sul vecchio mondo sconosciuto, pensai alla meraviglia di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde sul molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per arrivare a questo prato azzurro, e il suo sogno gli doveva essere sembrato così vicino da non potergli più sfuggire. Non sapeva che l'aveva già alle spalle, da qualche parte nella vasta oscurità oltre la città, dove i campi bui della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, al futuro orgiastico che anno dopo anno indietreggia di fronte a noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa - domani correremo più forte, allungheremo ancora di più le braccia... e una bella mattina... Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato. da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/racconti/aneddoti/racconto-185303-1>

Recensioni: Olive Kitteridge, di Elizabeth Strout - Fazi Editore

“Olive Kitteridge” è molto più di quello che sembra. Ad un lettore poco attento può apparire come un libro semplice e di natura incerta, senza un inizio e una fine precisa, un incontro di storie che si aprono e si chiudono nel giro di poche pagine con alcuni elementi ricorrenti che fanno da amalgama. Ma ad una analisi più apprfondita si capisce perché l'autrice, Elizabeth Strout, è considerata tra le più importanti scrittrici contamporanee, vincitrice nel 2009 del premio Pulitzer proprio con questo romanzo. La sua eccellenza si nota nei tanti particolari che gli conferiscono una struttura narrativa di forte impatto : cerchiamo di capire perché. Lo faccio soprattutto per i suoi detrattori, quelli che hanno visto in “Olive Kitteridge” solo il ritratto di una donna negativa, irritante e spesso deplorevole nel modo in cui si relaziona al prossimo. E' strutturato con una serie di racconti in cui la presenza della donna, a volte ingombrante, a volte marginale, è il filo che ti…

Incipit - Abbiamo sempre vissuto nel castello, di Shirley Jackson

“Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott'anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l'anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore.  Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l'Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.
L'ultima volta che ho dato un'occhiata ai libri della biblioteca sul ripiano della cucina ho visto che il prestito era scaduto da cinque mesi, e mi sono chiesta se ne avrei scelti altri sapendo che erano gli ultimi, quelli che sarebbero rimasti lì per sempre.  Spostavamo di rado le cose, noi Blackwood; rivoluzioni e cambiamenti non sono mai stati il nostro forte. Eravamo sempre lì a trafficare con piccole cose transitorie di superficie, libri, fiori e cucchiai, ma sotto sotto potevamo contare su una solida base di oggetti …

Coffee break

....Oppure era arrivato alla conclusione di essere un fallito, di avere rovinato tutto, e ardeva dalla voglia di fare qualcosa di notevole (qualcosa di più che vendere ranch o automobili o rubare vacche), qualcosa che ci avrebbe sistemato finanziariamente, lui e noi, o che ci avrebbe fatto saltare in aria, con la conseguenza che nulla sarebbe stato mai più come prima. Ma è chiaro che lui voleva qualcosa in più dei duemila dollari di cui aveva bisogno per pagare gli indiani, perchè quelli avrebbe potuto trovarli anche senza rapinare una banca. Il qualcosa in più - qualunque fosse - fu la molla che lo spinse a fare la rapina.
                                             ****
Avrei voluto abbracciarla. Sembrava la cosa più naturale da fare se volevo avere il controllo di tutto. Il telefono nel corridoio cominciò a suonare: squilli sonori, striduli, infelici, che distrussero il silenzio della casa. E così il momento passò: Berner e io quasi abbracciati, il telefono che squilla, e nessun altr…

Explicit - Sulla strada, di Jack Kerouac

....E così in America quando il sole tramonta e me ne sto seduto sul vecchio molo diroccato del fiume a guardare i lunghi lunghi cieli sopra il New Jersey e sento tutta quella terra nuda che si srotola in un’unica incredibile enorme massa fino alla costa occidentale, e a tutta quella strada che corre, e a tutta quella gente che sogna nella sua immensità, e so che a quell’ora nello Iowa i bambini stanno piangendo nella terra in cui si lasciano piangere i bambini, e che stanotte spunteranno le stelle, e non sapete che Dio è Winnie Pooh?, e che la stella della sera sta tramontando e spargendo le sue fioche scintille sulla prateria proprio prima dell’arrivo della notte che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge le vette e abbraccia le ultime spiagge, e che nessuno, nessuno sa cosa toccherà a nessun altro se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza, allora penso a Dean Moriarty, penso perfino al vecchio Dean Moriarty padre che non abbiamo mai trovato, penso a Dean M…

Recensione: Una lontana follia, di Kate Morton - Edizioni Sperling & Kupfer

Uno dei motivi principali per cui non sarò mai una vera "book blogger" è perché leggo quello che voglio, quando voglio. Le novità editoriali a cui stare dietro come un segugio, essere la prima a recensire un libro appena uscito e via dicendo sono cose che assolutamente non fanno per me. I libri sono un acquisto istintivo, come lo è la scelta di cosa leggere in un dato momento: leggere per dovere? No, grazie! Preferesco andare avanti per questa strada tutta mia, che non ha un fine preciso se non quello di lasciarmi guidare dalla passione per la carta stampata. Dopo aver riposto sullo scaffale l'inquientante "Mucchio d'ossa" di Stephen King, avevo voglia di immergermi in tutt'altre atmosfere. Desideravo ambientazioni squisitamente "british", avevo voglia delle antiche dimore del Kent o del Derbyshire, di giardini inglesi, di storie lontane e suggestive... qualcosa insomma di molto "brontiano". Ed è arrivata l'ispirazione giusta.…

Incipit - Olive Kitteridge, di Elizabeth Strout

Farmacia Per molti anni Henry Kitteridge era stato farmacista nella città vicina, e ogni mattina guidava attraverso strade piene di neve, oppure fradice di pioggia, oppure dove d’estate i lamponi selvatici protendevano i loro germogli novelli dai cespugli lungo l’ultimo tratto della cittadina, prima di svoltare nella strada più larga che portava alla farmacia. Ormai in pensione, si sveglia ancora presto e ricorda come le mattine fossero sempre state il suo momento preferito, come se il mondo fosse il suo segreto: gli pneumatici che rombavano sommessi sotto di lui nella luce che filtrava attraverso la nebbia mattutina, il breve spettacolo della baia in lontananza sulla destra, e poi i pini, alti e sottili. Guidava quasi sempre con un finestrino un poco aperto perché amava l’odore dei pini e della densa aria salmastra, e d’inverno quello del gelo.

Coffee break

Ma la notte minacciava di allungarsi all’infinito. Intanto, il temporale continuava a infuriare, punteggiato dai bagliori dei fulmini e dal rombo dei tuoni, e Cassandra d’un tratto scoppiò a piangere. Le lacrime, che a lungo aveva trattenuto, infine si liberarono e cominciarono a rigarle il viso. Quanto tempo passò prima che si accorgesse della figura che la guardava dalla soglia?
Un minuto? Dieci? Cassandra cercò di soffocare i singhiozzi. La voce di Nell le arrivò come un sussurro. «Sono venuta a controllare che la finestra sia chiusa.» Nel buio, Cassandra trattenne il fiato e si asciugò gli occhi con un angolo del lenzuolo. Nell adesso era vicina, e lei sentì la strana elettricità che si produce quando due persone stanno una accanto all’altra senza toccarsi. «Cosa c’è?» Cassandra non riusciva a rispondere, aveva la gola serrata dal pianto. «È per il temporale? Hai paura?» Cassandra fece di no con la testa. A disagio, Nell si sedette sul bordo del divano e si strinse la vestaglia sul petto. …

Explicit - It, di Stephen King

Si sveglia da questo sogno incapace di ricordare esattamente che cosa fosse, a parte la nitida sensazione di essersi visto di nuovo bambino. Accarezza la schiena liscia di sua moglie che dorme il suo sonno tiepido e sogna i suoi sogni; pensa che è bello essere bambini, ma è anche bello essere adulti ed essere capaci di riflettere sul mistero dell'infanzia... sulle sue credenze e i suoi desideri. Un giorno ne scriverò, pensa, ma sa che è un proposito della prim'ora, un postumo di sogno. Ma è bello crederlo per un po ' nel silenzio pulito del mattino, pensare che l'infanzia ha i propri dolci segreti e conferma la mortalità e che la mortalità definisce coraggio e amore. Pensare che chi ha guardato in avanti deve anche guardare indietro e che ciascuna vita crea la propria imitazione dell'immortalità: una ruota. O almeno così medita talvolta Bill Denbrough svegliandosi il mattino di buon ora dopo aver sognato, quando quasi ricorda la sua infanzia e gli amici con cui l&#…

Recensioni spot - Le notti di Salem

Prima di parlare di questo romanzo, vorrei fare una premessa: sono una lettrice "innamorata" di King. Motivo per cui leggere un suo romanzo per me è sempre fonte di puro piacere, e non lo dico con la banalità di chi va dietro il branco, ma perchè la mia passione per lui è autentica ed è parte integrante di quello che mi contraddistingue come lettrice. Anche quando  la storia che ruota attorno al romanzo è abbastanza prevedibile e il tema ampiamente sfruttato dall'editoria di ogni epoca. Perché qui si parla di Vampiri. Siamo di fronte a qualcosa che affascina l'umanità da centinaia di anni, la cui leggenda si perde nella notte dei tempi: quella dei non- morti. Ovvero il terrore al calare delle tenebre, il sangue come nutrimento, il contagio degli infetti, i paletti di frassino conficcati nel cuore, i crocifissi usati come talismani. Quello che fa la differenza è il genio di King, che sa rendere dannatamente reale anche il peggiore degli incubi, che sa raccontare…

Incipit - Martin Eden, di Jack London

Uno aprì la porta con una chiave piatta ed entrò, seguito da un giovane che si levò il berretto in modo strano. Indossava rozzi panni che puzzavano di mare ed era palesemente fuori posto nell’atrio spazioso in cui si trovava. Non sapeva che fare del berretto e se lo stava cacciando nella tasca della giubba, quando l’altro glielo prese. Il gesto fu compiuto con calma e naturalezza e lo strano giovane lo apprezzò. “Capisce”, fu il suo pensiero “mi accudirà come si deve”.
Camminò alle calcagna dell’altro con un dondolio nelle spalle e con le gambe allargate inconsapevolmente, come se i pavimenti piani si alzassero e sprofondassero con il gonfiarsi e l’affondare del mare.





Explicit - I Miserabili, di Victor Hugo

Nel cimitero del Père-Lachaise, in vicinanza della fossa comune, lontano dal quartiere elegante di quella città dei sepolcri, lontano da tutte quelle tombe stravaganti che ostentano di fronte all'eternità le orribili mode della morte, v'è, in un angolo deserto, lungo un vecchio muro, sotto un grande tasso lungo il quale s'arrampicano, in mezzo alla gramigna ed al muschio, i convolvoli, una pietra. Quella pietra non è più delle altre esente dalla lebbra del tempo, dalla muffa, dal lichene e dallo sterco degli uccelli; l'acqua la fa divenire verde, l'aria l'annerisce. Non è vicina a nessun sentiero e a nessuno viene in mente d'andare da quella parte, perché l'erba vi cresce folta e ci si bagna subito i piedi. Quando v'è un po' di sole, vengon le lucertole; intorno intorno, è tutto un fremere d'avena selvatica. In primavera, le capinere cantano sull'albero. Quella pietra è completamente spoglia. Colui che la tagliò pensò soltanto al puro ne…

Explicit: noi lettori sappiamo cosa sono?

Lo confesso: io, cosa fosse un EXPLICIT, fino a poco tempo fa lo ignoravo completamente. Un giorno, cercando un incipit che mi aveva particolaremente colpito (quello de "Le città invisibili") ho trovato anche il suo....explicit. Ovvero, la sua "chiusa", come diremmo in italiano. La frase finale, quella stampata sull'ultima pagina, quella che dovrebbe essere così bella ed evocativa da racchiudere in  poche parole tutto quello che di buono il libro ci ha lasciato. Il finale ha la sua importanza, l'ho realizzato soltanto nel momento in cui ho letto, uno dopo l'altro, l'incipit e l'explict del romanzo di Calvino: parti opposte di un contorno perfetto, come l'orlo di un vestito  cucito su misura da un bravo sarto. Avrò letto più di 500 explicit in vita mia, eppure non mi ero mai soffermata a pensare al ruolo importante che hanno nella struttura di un romanzo. Questo perché, diciamocelo, il suo ruolo rispetto all'incipit è molto più in ombra e…

Recensioni spot - Libertà, di Jonathan Franzen

Sono una delle poche lettrici che ha conosciuto Franzen con questo romanzo, non ho letto prima "LE CORREZIONI". A questo punto non so se lo farò. Franzen è senza dubbio un grande scrittore,ha uno stile impeccabile e una tecnica narrativa degna di lode. La sua storia della famiglia americana è contorta, irritante, a volte noiosa, sorprendente mai. Probabilmente per l'autore è questa la normalità di una famiglia, è la vita di ognuno di noi ad essere così. Ma io qui ho visto solo il peggio che un nucleo familiare può offrire. Non provare mai un attimo di tregua e di benevolenza per oltre 500 pagine ha reso questa lettura spesso pesante. I protagonisti li ho trovati tutti assolutamente negativi, senza alcuna evoluzione, rimangono impantanati nelle loro miserie lasciando in chi legge...noia e disprezzo. Non ho provato alcuna empatia per loro,come invece mi è sempre capitato nei romanzi che ho amato di più. In me non c'è nulla di loro, e spero sinceramente di…

Incipit - Le città invisibili, di Italo Calvino

Non è detto che Kublai Khan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l'imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo e esploratore. Nella vita degli imperatori c'è un momento, che segue all'orgoglio per l'ampiezza sterminata dei territori che abbiano conquistato, alla malinconia e al sollievo di sapere che presto rinunceremo a conoscerli e a comprenderli; un senso come di vuoto che gli prende una sera con l'odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di sandalo che si raffredda nei bracieri; una vertigine che fa tremare i fiumi e le montagne istoriati sulla fulva groppa dei planisferi, arrotola uno sull'altro i dispacci che ci annunciano il franare degli ultimi eserciti nemici di sconfitta in sconfitta, e scrosta la ceralacca dei sigilli di re mai sentiti nominare che implorano la protezione delle nostre armate a…