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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2016

Explicit: Festa mobile, di Ernest Hemingway

"Quella fu la fine della vita a Parigi. Parigi non sarebbe mai più stata la stessa anche se era sempre Parigi e tu cambiavi mentre cambiava lei. Non tornammo mai più nel Vorarlberg e nemmeno i ricchi vi tornarono più.  Per Parigi non ci sarà mai una fine e i ricordi di chi ci ha vissuto differiscono tutti gli uni dagli altri. Si finiva sempre per tornarci, a Parigi, chiunque fossimo, comunque essa fosse cambiata o quali che fossero le difficoltà, o la facilità con la quale si poteva raggiungerla. Parigi ne valeva sempre la pena e qualsiasi dono tu le portassi ne ricevevi qualcosa in cambio. Ma questa era la Parigi dei bei tempi andati, quando eravamo molto felici."

Incipit: Festa mobile, di Ernest Hemingway

Un buon caffè in place St Michel

"Poi veniva la brutta stagione. Alla fine dell'autunno, in un solo giorno, cambiava il tempo. Di notte dovevamo chiudere le finestre perché non entrasse la pioggia e il vento freddo strappava le foglie dagli alberi di place de la Contrescarpe. Le foglie giacevano fradice nella pioggia e il vento spingeva la pioggia contro il grosso autobus verde al capolinea e il Cafè des Amateurs era gremito e le vetrine appannate dal caldo e dal fumo dell'interno. Era un caffè triste, mal gestito, dove si radunavano gli ubriaconi del quartiere,  io gli giravo al largo perché non potevo soffrire l'odore dei corpi sudici e il tanfo acido dell'ubriachezza. Gli uomini e le donne che frequentavano il Cafè des Amateurs erano ubriachi sempre, o per tutto il tempo che se lo potevano permettere; per  lo più di vino, che compravano a litri o mezzi litri. C'era la pubblicità di molti aperitivi dagli strani nomi, ma pochi clienti se li potevano permettere…

Recensione: l'Isola di Arturo, di Elsa Morante - Edizioni Einaudi

Il mese scorso sono stata a Procida. E, forse, non sono più veramente tornata. Se i libri hanno un potere, è senza dubbio quello di saperci trasportare in pochi minuti in un'altra realtà, compiendo un viaggio sensoriale che nulla ha da invidiare a quello fisico. Il potere evocativo delle parole può essere talmente forte da annientare distanze ed avvicinare tra loro epoche lontane: l'unico gesto richiesto è quello di accomodarsi placidamente nell'angolo più tranquillo della casa, prendere in mano il libro, e lasciarsi trasportare da chi sa compiere tali prodigi. Quando capita di imbattermi nella lettura di un libro tanto amato, e così importante per la letteratura del nostro Paese, trovo sempre difficile recensirlo.Cosa si può dire, ancora, che non è già stato detto? Che considerazioni posso aggiungere su Elsa Morante io, che fino ad oggi non avevo mai letto nulla di suo? Il mio problema è che mi sono sempre approcciata alla lettura da sola, "auto-stimolandomi" f…

Incipit: Il Maestro delle Ombre, di Donato Carrisi

A.D. 1521. Nove giorni prima di morire, papa Leone X emette una bolla contenente un obbligio solenne.  Roma non deve "mai mai mai" rimanere al buio. Il pontefice dispone che strade, chiese e palazzi siano sempre illuminati durante la notte. Nelle lampade non deve mancare l'olio e nei depositi non devono esaurirsi per nessuna ragione le score di candele. Per più di trecento anni, l'ordine papale viene rispettato. Tuttavia, alal fine dell'Ottocento, con l'avvento dell'elettricità, la prescrizione contenuta nella bolla diventa superflua. Storic e teologi si sono interrogati a lungo sui motivi che hanno spinto Leone X a imporre una simile regola. Nei secoli sono fiorite le teorie più varie e, a volte, fantasiose. Ma non si è mai giunti ad una vera spiegazione. Ciononostante, la bolla papale non è mai stata ritirata e, a tutt'oggi, il buio a Roma rimane un mistero insoluto.
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Il dista…

Coffee Break

" Così continuiamo a vivere la nostra vita, pensai. Segnati da perdite profonde e definitive, derubati delle cose per noi più preziose, trasformati in persone diverse che di sé conservano solo lo strato esterno della pelle; tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere. Allungando le mani, riusciamo a prenderci la quantità di tempo che ci è assegnata, e poi la guardiamo mentre indietreggia alle nostre spalle. A volte, nel ripetersi dei gesti quotidiani, sappiamo farlo anche con destrezza."
                                                                  ***

"Domanda. Allora cosa si puo' fare per evitare di andare a urtare con violenza contro qualcosa (bang!), se non si ha voglia di mettersi a pensare seriamente, e si preferisce stare stesi sul prato a guardare placidamente le nuvole che passano, ascoltando il rumore dell'erba che cresce? Difficile? No: se si segue la logica, la soluzione e' piuttosto semplice. C'est simple. Basta sognare. Entrare nel…

Incipit: Maigret a scuola

"Ci sono immagini che registriamo inconsciamente, con la precisione di una macchina fotografica, e quando in seguito riaffiorano alla memoria ci scervelliamo per ricordare dove le abbiamo viste. Da anni Maigret aveva l'abitudine di fermarsi qualche secondo a riprendere fiato in cima alle scale ripide e polverose della Polizia giudiziaria. Ormai non se ne rendeva più conto e, automanticamente, il suo sguardo si dirigeva verso la sala d'aspetto, una gabbia a vetri che alcuni chiamavano l' "acquario" e altri il "Purgatorio". Probabilmente non era l'unico a comportarsi così. Un tic professionale? Forse. Anche quando, come quel mattino, Parigi era illuminata da un sole limpido e radioso che metteva allegria e faceva brillare i comignoli rosa dei tetti, nel Purgatorio, che era senza finestre e prendeva luce solo dal corridoio, c'era sempre una lampada accesa."

Incipit: A sangue freddo, di Truman Capote

"Il villaggio di Holcomb si trova sulle alte pianure di grano del Kansas occidentale, una zona desolata che nel resto dello stato viene definita "laggiù". Un centinaio di chilometri a est del confine del Colorado, il paesaggio, con i suoi duri cieli azzurri e l'aria limpida e secca, ha un'atmosfera più da Far West che da Middel West. L'accento locale ha pungenti risonanze di prateria, una nasalità da bovari, e gli uomini, molti di loro, portano stretti pantaloni da cowboy,cappello a larghe tese e stivali con tacchi alti e punte aguzze. Il terreno è piatto e gli orizzonti paursoamente estesi; cavalli, mandrie di bestiame, un gruppo di silos bianchi che si elevano aggraziati come templi greci, sono visibili parecchio prima che il viaggitore li raggiunga. Anche Holcomb può essere scorto da grandi distanze. Non che ci sia molto da vedere, solo un confuso agglomerato di costruzioni diviso al centro dai binari della Ferrovia Santa Fe, un borgo qualsiasi delimitato …

Coffee break

Quel nome, con cui nessuno lo aveva mai chiamato prima di allora, lo aveva fatto improvvisamente sentire più leggero, di una leggerezza che gli sarebbe rimasta addosso per ore e ore, e avrebbe reso tutto talmente facile e naturale da dargli la meravigliosa sensazione di star giocando con la vita.
                                                                  ***

Alla lunga, quella marcia silenziosa nella notte andava assumendo l'andatura solenne di una marcia nuziale, e se ne rendevano conto tutti e due, non come due amanti ma come due esseri che dopo aver vagato a lungo nella solitudine avessero finalmente ottenuto la grazia insperata di un contatto umano. Anzi, non erano neanche più un uomo e una donna. Erano solo due creature, due creature che avevano bisogno l'una dell'altra.
                                                                    ***

"E' tutto finito, Kay". Sapeva che lei non avrebbe capito.Era quasi un gioco di parole.Finito quel cammina…

Explicit: L'Isola di Arturo, di Elsa Morante

"...Come fui sul sedile accanto a Silvestro, nascosi il volto sul braccio, contro lo schienale. E dissi a Silvestro: - Senti. Non mi va di vedere Procida mentre s'allontana, e si confonde, diventa come una cosa grigia...Preferisco fingere che non sia esistita. Perciò, fino al momento che non se ne vede più niente, sarà meglio ch'io non guardi là. Tu avvisami, a quel momento. E rimasi col viso sul braccio, quasi un malore senza nessun pensiero, finché Silvestro mi scosse con delicatezza, e mi disse: - Arturo, su, puoi svegliarti. Intorno alla nostra nave, la marina era tutta uniforme, sconfinata come un oceano. L'isola non si vedeva più."